venerdì 15 dicembre 2017

NOI E LA "LISTA DEL POPOLO" di C.L.N.

[ 15 dicembre 2017 ]

Domani, 16 dicembre, si svolgerà a Roma presso il centro congressi Frentani, con inizio alle ore 10:00, l'assemblea nazionale della Lista del Popolo. L'assemblea dovrebbe, nei tempi orami strettissimi, dare il via alla competizione elettorale. Qui di seguito la LETTERA APERTA ai promotori dell'iniziativa Antonio Ingroia e Giulietto Chiesa inviata dalla Confederazione per la Liberazione Nazionale.


«Chi ci segue sa che sin dalla primavera scorsa, come C.L.N., indicammo l’urgenza di utilizzare le previste elezioni del 2018 affinché i cittadini trovassero sulla scheda una lista unitaria del sovranismo costituzionale. 
A questo scopo lanciammo in estate l’Appello “Per un’Italia ribelle e sovrana”. 
Il tentativo non andò in porto, anche a causa dell’indifferenza del campo sovranista. 
A metà novembre Antonio Ingroia e Giulietto Chiesa annunciarono la decisione di presentare la Lista del Popolo. 
Come Confederazione, malgrado l’enorme ritardo sui tempi, considerato un accordo di massima sui contenuti ed il profilo della lista, segnalammo subito ai promotori la nostra disponibilità all’avventura. 
Disponibilità che confermiamo, a patto : (1) 
di essere più chiari e netti sul profilo sovranista e antiglobalista della piattaforma elettorale; (2) che la discesa in campo elettorale sia funzionale al dopo-elezioni, quindi alla costruzione di un polo d’opposizione; (3) che la lista riesca ad essere presente in almeno due terzi dell’elettorato.

Partecipiamo dunque con spirito costruttivo e unitario all’assemblea del 16 dicembre, nella speranza che questa possa, oltre a rendere più incisiva la piattaforma, dare la spinta di cui c’è bisogno per svolgere a stretto giro il più vasto numero di assemblee territoriali, da cui dipende il successo dell’impresa. 

* * *



LETTERA APERTA AD ANTONIO INGROIA E GIULIETTO CHIESA 
ed ai sostenitori della Lista del Popolo 

Cari amici, 

come sapete, la Confederazione per la Liberazione Nazionale (CLN) ha apprezzato la proposta di "Lista del Popolo", decidendo di partecipare al percorso che dovrà definire il programma, costruire un minimo di organizzazione, decidere le candidature e la gestione comune della campagna elettorale.

Lo abbiamo fatto perché convinti dell'esigenza di portare sulla scheda elettorale le ragioni del sovranismo costituzionale, passaggio a nostro avviso utile per cominciare ad unire tutti i soggetti che possono confluire in una forza popolare e patriottica, in grado di muovere i primi passi verso un percorso di liberazione nazionale.

Lo abbiamo fatto anche perché abbiamo trovato nella prima versione del programma ampi motivi di condivisione, pur ravvisando la necessità di alcune modifiche e precisazioni.

Purtroppo, nella seconda versione del programma, quella ora pubblicata sul sito della lista, ci sono cambiamenti che ne diluiscono il profilo sovranista, ciò che pregiudica l’auspicabile successo elettorale. Più il cittadino ci percepisce simili ai nostri concorrenti meno consensi otterremo. Ciò vale oggi a maggior ragione visto l’abbandono da parte di M5S e la Lega salviniana del discorso no-euro.

Ci riferiamo anzitutto alla posizione sull'Unione Europea che tende a confondersi con l’ "altreuropeismo" (quello a la Tsipras et similia, per intenderci). E’ scomparsa poi, inopinatamente, la questione delle nazionalizzazioni delle banche (a partire da Bankitalia) e dei settori strategici dell'economia.

Sappiamo che per unire forze diverse un compromesso è inevitabile. Ma, se le cose hanno un senso, il profilo programmatico ha da essere conseguente al grido d'allarme che lanciamo. Se parliamo di sovranità dobbiamo dire chi la minaccia e che cosa fare per riconquistarla. Se, giustamente, siamo per uscire dalla NATO perché lesiva della sovranità nazionale e popolare, non si capisce il perché non si debba indicare la necessità della rottura con la gabbia europea ed il suo principale strumento coercitivo: l'euro. Così come non si capisce, se davvero siamo contro il marasma neoliberista, la rinuncia al programma di nazionalizzazioni, senza il quale l'obiettivo di riassegnare allo Stato un ruolo centrale nell'economia del Paese non si regge in piedi.

E' sulla base di queste nostre convinzioni che vi proponiamo, tornando in buona sostanza al programma originario, le seguenti modifiche alla seconda versione pubblicata sul sito:

1. Modifica della prima parte del punto 6 come segue: «Noi ci batteremo in tutte le sedi per ripristinare la sovranità nazionale. Con due immediate conseguenze: a) La fuoriuscita dall'attuale gabbia europea, per sua natura irriformabile — come dimostrato dalle vicende di questi anni (Grecia in primis) — a partire dall’immediata rinegoziazione e, se impraticabile, dal recesso unilaterale da tutti gli accordi europei».

2. Cancellazione integrale dell'attuale punto 7 o, in alternativa, sua profonda riscrittura che eviti ogni malinteso.

3. Sostituzione del punto 11, tornando alla versione iniziale, in particolare per quanto concerne le nazionalizzazioni.

4. Al punto 18, sulla salute, aggiungere l’abrogazione della Legge Lorenzin.

5. Un deciso rafforzamento del punto 20 sull’ambiente segnalando la minaccia che quest’economia rappresenta per l’ecosistema quindi l’urgenza di cambiare a fondo modelli produttivi, distributivi e di consumo.

Cari amici, 


quello che vi chiediamo è un chiaro e forte patto politico in vista del dopo-elezioni. Non possiamo dare l’impressione che la nostra impresa si esaurisca nelle urne. Se vi saranno le condizioni, ed in primo luogo le forze, per un'adeguata presentazione - noi riteniamo che essa abbia senso solo se saremo in grado di coprire almeno i due terzi dell'elettorato, con comitati regionali adeguati allo sforzo richiesto dalla campagna elettorale — dobbiamo impegnarci, dato che la battaglia decisiva è davanti a noi — a, a dare continuità alla «Lista del Popolo» anche dopo il voto, nella prospettiva, da voi stessi evocata, e che noi pienamente condividiamo, di dare vita ad un Comitato di Liberazione e di salvezza Nazionale.

Confidiamo in una vostra positiva risposta sulle questioni poste, che è per noi condizione imprescindibile per il proseguimento del lavoro in comune.

ROMA, 14 dicembre 2017».


* Fonte: CONFEDERAZIONE PER LA LIBERAZIONE NAZIONALE

Continua »

Print Friendly and PDF

BUTTIAMO FUORI RYAN AIR di Sandokan

[ 15 dicembre 2017 ]

“Venerdì nero per chi viaggia in aereo". Così le agenzie. Uno sciopero combinato del trasporto aereo, quello di oggi, promosso da diverse sigle. In Alitalia, dove le cose van sempre peggio, è stato indetto dalla C.U.B. Trasporti — viva la C.U.B.!

Ma la vera novità è che incroceranno le braccia per quattro ore, mi risulta per la prima volta in assoluto, piloti e assistenti di volo della Ryan Air. Malgrado sia indetto da Fit Cisl (sic!) e Anpac, mi auguro che sia un grande successo. E se questo accadesse sarebbe un fatto di enorme importanza.

Il perché è presto detto. Lo dico senza peli sulla lingua: il regime interno nella compagnia low cost irlandese è FASCISTA, con le maestranze schiavizzate e senza tutele. Ryan Air è infatti un esempio di matrimonio perfetto tra liberismo sfrenato e tirannia padronale, una compagnia-zona-franca a cui è stato permesso, per battere la concorrenza, di calpestare diritti sindacali e umani di chi ci lavora.

Detto fatto. Appena ricevuto l'avviso dello sciopero la direzione di Ryan Air ha minacciato i piloti di cancellare gli aumenti salariali (irrisori) previsti. Un fatto gravissimo, com'è evidente, a clamorosa conferma di quanto ho detto.


Anche politici di governo e d'opposizione, come la bella addormentata nel bosco, sono stati costretti ad esecrare l'atteggiamento della compagnia. Come se non fosse a loro stessi noto il regime tirannico e disumano a cui sono sottoposte le maestranze Ryan Air. 

Condanna, pensate un po', anche da parte dei ministri Calenda, Poletti e quindi Del Rio.

Già, del Rio e Calenda, quelli che hanno fatto i salti mortali per vendere Alitalia alla compagnia irlandese —anche dopo il patatrac del settembre scorso con la cancellazione di oltre 700 voli. 
Del Rio, Calenda e servi vari, coloro che oltre a voler "risanare" Alitalia consegnando le maestranze al dispota Michael O'Leary, gli hanno consegnato slot dappertutto, anche a Fiumicino, a danno della stessa Alitalia; che solo un anno fa han concesso 44 nuove rotte. Che hanno acconsentito, con i cosiddetti "accordi di comarketing", che la compagnia irlandese ricevesse sussidi per 40 milioni di euro.

E' ora di imporre a Ryan Air un cambio di registro, il rispetto dei diritti sindacali e umani costituzionalmente garantiti. Altrimenti la si butti fuori dall'Italia, la qual cosa sarebbe necessaria per porre fine al far west dei cieli italiani, i più "liberalizzati" d'Europa.

E noi cittadini, oramai considerati consumatori decerebrati, sarebbe ora che ci diamo una svegliata. Se fossimo cittadini consapevoli non dovremmo mai più volare con Ryan Air.

Non vi pare?












Continua »

Print Friendly and PDF

giovedì 14 dicembre 2017

IL FARMACO TOSSICO DELL'ANTIFASCISMO di Slavoj Zizek

[ 14 dicembre 2017 ]


Un intervento del filosofo Slavoj Zizek pubblicato su INDIPENDENT il 7 dicembre scorso con questo titolo: «L'odierno movimento antifascista non farà nulla per sbarazzarsi del populismo di destra — infonde solo panico.
Dobbiamo fermare il flusso d'ossigeno che la  classe lavoratrice fornisce alla destra radicale, rivolgendoci ai loro elettori»


La formula di Marx di religione come l’oppio dei popoli ha bisogno oggi di un serio ripensamento. È vero che l’Islam radicale resta un modello esemplare di religione come oppio del popolo — un falso confronto con la modernità capitalista che permette ad alcuni musulmani fondamentalisti di dimorare nel loro sogno ideologico mentre i loro paesi sono devastati dagli effetti del capitalismo globale — ed esattamente lo stesso vale per il fondamentalismo cristiano.

Tuttavia, ci sono oggi, nel nostro mondo occidentale, altre due versioni dell’oppio dei popoli: l’oppio e il popolo.

Come ha dimostrato Laurent de Sutter, la chimica (nella sua versione scientifica) sta diventando parte di noi: ampi aspetti della nostra vita sono caratterizzati dalla gestione delle nostre emozioni da parte della droga, dall’uso quotidiano di sonniferi e antidepressivi a narcotici pesanti. Non siamo solo controllati da impenetrabili poteri sociali; le nostre stesse emozioni sono “esternalizzate” alla stimolazione chimica.

La posta in gioco di questo intervento chimico è duplice e contraddittoria: usiamo farmaci per tenere sotto controllo l’eccitazione esterna (shock, ansie e così via), cioè ci desensibilizziamo per generare eccitazione artificiale se siamo depressi e non desideriamo.

Come dimostra l’ascesa del populismo, l’oppio del popolo è “il popolo” stesso, il sogno populista sfocato destinato a offuscare i nostri stessi antagonismi. Tuttavia, voglio aggiungere a questa serie anche lo stesso antifascismo.

Un nuovo spettro sta perseguitando la politica progressista in Europa e negli Stati Uniti, lo spettro del fascismo. Trump negli Stati Uniti, Le Pen in Francia, Orban in Ungheria sono tutti demonizzati come il nuovo male verso il quale dovremmo unire tutta la nostra forza. Ogni minimo dubbio e riserva è immediatamente visto come un segno di segreta collaborazione con il fascismo.

In un’intervista significativa per Der Spiegel pubblicata nell’ottobre 2017, Emmanuel Macron ha fatto alcune dichiarazioni, subito accolte con entusiasmo da tutti coloro che vogliono combattere la nuova destra fascista: 
«Ci sono tre modi possibili per reagire ai partiti estremisti di destra. Il primo è quello di comportarsi come se non esistessero e di non rischiare più di prendere iniziative politiche che potrebbero portare queste parti contro di te. Questo è successo molte volte in Francia e abbiamo visto che non funziona. Le persone che in realtà speri di sostenere non si riconoscono più nei discorsi del tuo gruppo. E ciò aiuta la destra ad ottenere consenso. La seconda reazione è quella di inseguire questi partiti estremisti di destra sul terreno della fascinazione … e la terza possibilità è di dire che queste persone sono i miei veri nemici e coinvolgerli in una battaglia. Esattamente questa è la storia del secondo turno delle elezioni presidenziali in Francia».
Mentre la posizione di Macron è encomiabile, è fondamentale completarla con una svolta autocritica. L’immagine demonizzata di una minaccia fascista serve chiaramente come un nuovo feticcio politico, feticcio nel semplice senso freudiano di un’immagine affascinante la cui funzione è di offuscare il vero antagonismo.

Continua »

Print Friendly and PDF

MASSIMO RECALCATI ED IL LIMITE CHE RENDE GRANDI di Alessia Vignali

[ 14 dicembre 2017]

Il saggio dello psicoanalista Massimo Recalcati [nella foto] I tabù del mondo indaga il tabù nella psiche occidentale contemporanea.

Oggi uscire da una lettura stimolati, grondanti di domande e di visioni, non è esperienza comune. A farcene dono è il saggio I tabù del mondo (Einaudi, 2017) dello psicoanalista lacaniano Massimo Recalcati. Un libro bellissimo, che attraverso una galleria di editoriali pubblicati settimanalmente sul quotidiano La Repubblica percorre le molteplici figure del tabù e del limite, categorie meritevoli d’essere indagate in un occidente che crede di poterne fare a meno. Esse sono, tra l’altro, straordinariamente utili per leggere in profondità le dinamiche del presente. Reincontriamo così Caino, Ulisse, Antigone, Medea, Amleto, Priapo, Don Giovanni e altre personalità mitiche o letterarie alle prese con le loro personali epopee di scontro con la proibizione e la sua possibile (inevitabile?) trasgressione. Riflettiamo inoltre su nuovi archetipi come l’anoressica, il terrorista, il turboconsumatore, non a caso definiti da un unico tratto che finisce per coartare la loro possibilità di “divenire umani” e li rinchiude nel limite assoluto di una rigida categoria, di una sola dimensione dell’essere che divora ogni possibile divenire armonico della personalità. Infine, ci confrontiamo con tabù inediti come quelli della gratitudine, del pensare, del pregare… e li riconosciamo luoghi di un’intelligenza profonda della verità che sa fare i conti con la sua fragilità, con la sua dipendenza dell’Altro.


Incontrare il limite, il valore, la prescrizione, il tabù, affermatisi lungo il millenario percorso delle culture per dirimere il dilagare incontrollato delle passioni, è per la psicoanalisi un momento fondante dell’identità del singolo e delle culture stesse. La duplice spinta a conformarsi o a sfidarlo è ciò che costituisce il proprium della nostra umanità (o almeno, di quella che ci ha condotto fino a qui). Ma come afferma l’autore, il passo libertario inaugurale dell’illuminismo, che intendeva dissolvere l’ombra repressiva dei tabù fondati solo sulla fede sulla vita umana, forse si è rovesciato nel suo contrario. La liberazione da ogni forma di tabù sembra istituire un inedito tabù che non può essere violato: quello della vita che basta a se stessa, della vita che rifiuta ogni tabù e con esso ogni esperienza del limite, della vita senza tabù. (…) Siamo qui di fronte a un tratto fondamentale dell’angoscia ipermoderna che l’esperienza epidemica del panico esprime benissimo: assenza di punti di riferimento, caduta degli argini, vertigine, spalancamento di un vuoto senza nome.

Recalcati si chiede, in maniera ironica ma seriamente provocatoria, se non dovremmo per caso rivalutare il tabù, dal momento che in esso si conserva qualcosa dell’esperienza dell’inviolabile: di una dimensione, cioè, valoriale che riesce a qualificarsi come “non negoziabile” poiché conserva qualcosa di un’antica magia. E ci ricorda, comeabbiamo già riportato in precedenza, che occorre provare a distinguere due versioni del tabù: da una parte la sua forma semplicemente ideologico-superstiziosa che lo qualifica come luogo di restringimento e oppressione della vita. Dall’altra, quella che lo descrive come segno che la vita non ci appartiene del tutto, ma è qualcosa che porta con sé la cifra – trascendente e impossibile da svelare - del mistero.

Muovendosi con invidiabile libertà dentro e fuori dalle categorie della psicoanalisi lacaniana, Recalcati c’insegna a non dar per scontata alcuna comoda sclerotizzazione del pensiero: i “si dice”, i “si fa” che invisibilmente pilotano quelle che crediamo siano le nostre scelte vengono fatti allegramente a pezzettini. L’idea attuale d’indecenza della famiglia naturale ne è un esempio. Famiglia è ancora una parola decente che può essere pronunciata senza provocare irritazione, fanatismi o allergie ideologiche? E’ ancora, cioè, la matrice indispensabile della costruzione consapevole dell’umanità dei singoli oppure è un tabù da sfatare? Recalcati ha il coraggio di dichiarare che la vita umana non si accontenta di vivere biologicamente, ma esige di essere umanamente riconosciuta come dotata di senso e di valore. Come mostra un vecchio studio di René Spitz sui bambini inglesi orfani di guerra che dovettero subire l’ospedalizzazione, la solerzia delle cure somministrate dalle infermiere del reparto, votate a colmare i bisogni primari fisici dei bambini, non fu sufficiente a salvarli. Depressione, anoressia, abulia, autismo, marasma, decessi divennero i segnali evidenti del fatto che l’amore sarebbe stato altrettanto necessario del cibo e delle cure. Dovremmo dunque ricordare che la vita del bambino dev’essere raccolta e riconosciuta dal desiderio dell’Altro, altrimenti resta mutilata, votata all’insignificanza. La funzione insostituibile della famiglia resta dunque quella di accogliere la vita che viene alla luce del mondo, offrirle una cura capace di riconoscere la particolarità del figlio, rispondere alla domanda angosciata del bambino donando la propria presenza.

Rimanendo nell’area del privato, primo elemento della società, stupisce l’originalità della visione di Recalcati relativa al tabù della fedeltà, in tempi che inneggiano al poliamore. Per lo psicoanalista la diffusa incapacità di essere fedeli non solo in amore, ma in generale a un qualunque patto di solidarietà, è oggi il frutto di un’incapacità di accettare un limite al proprio desiderio, dunque di una soggezione quasi assoluta allo strapotere dei propri impulsi, dei propri desideri. In questo modo è impossibile anche solo immaginare, per gli innamorati, quella sconfitta del tempo, delle sue proprietà corruttrici, che viene dallo scommettere sull’eternità del loro desiderio l’uno per l’altra. La fedeltà, oggi, non è più vista come poesia ed ebbrezza, (…) come ripetizione dello Stesso che rende tutto Nuovo. Il nostro tempo non sa né pensare, né vivere l’erotica del legame perché contrappone perversamente l’erotica al legame. Un po’ in tutto il testo Recalcati ci ricorda quanto il vincolo del legame costituisca paradossalmente una fonte di libertà verso dimensioni più piene dell’essere, della gioia, della vita.

Tra gli espedienti del testo, miracolosamente capace di far quasi sentire sulla pelle la coerente visione del mondo che esprime, spicca la narrazione di storie. Leggendole, scopriamo come la storia sia tra le più raffinate forme di comunicazione, sintetiche e sincretiche, in grado di parlare contemporaneamente a diversi aspetti di noi. Il materiale delle storie non è la teoria, la metafora, l’immagine, la lingua. Il materiale delle storie siamo noi che leggiamo, con la nostra innata capacità d’identificazione nei personaggi e con l’immersione quasi sensoriale che riusciamo a compiere nel mondo rappresentato dall’autore. Grazie al meccanismo dello spostamento per primo identificato da Freud, riusciamo cioè a pensarci meglio quando indossiamo metaforicamente i panni degli altri, rispetto a quando tentiamo uno sguardo privo di mediazioni sugli abissi della nostra coscienza. Sull’indagine che possiamo dedicare a noi stessi vige spesso una censura. Come insegna l’impiego delle parabole da parte di Gesù, nulla è più efficace di una storia per far vivere la verità teorica in prima persona all’interlocutore, per fargliela scoprire autonomamente. E anche quando ci illudiamo di sapere quanto occorre, le storie potenti ci costringono a produrre nuovo pensiero.

Ne I Tabù del mondo torniamo ad apprendere la vita dal mito, filosofia incarnata. Non solo: l’autore ci insegna a sostarci dentro, ci dà la chiave teorica per un’autonoma elaborazione. Si tratta di un’operazione importante, dal momento che ciò che oggi manca di più è la capacità di valorizzare le sin troppo numerose esperienze che facciamo. Il regime dei consumi ci ha abituati a riempirci di attività frenetiche, ma abbiamo perso per strada il piacere di pensarci su, di elaborarle rendendole davvero oggetti della nostra mente. Quante sono le volte in cui ricordiamo il fatto essenziale che nostra vita ha soltanto il senso che riusciamo a conferirle con il nostro pensiero? E il senso, la verità cui perveniamo non può che essere il frutto di un lavorìo, di una fatica, di una sosta volta a elaborare i contenuti dell’esperienza, a trasformarli nelle nostre parole.

Tra i meriti di questo libro va annoverato il suo essere un fenomenale provocatore di pensieri. Direi quasi che, pur appagando con teorie ben articolate il lettore, ciò che è di maggiore interesse è la sua parte insàtura: ciò che l’autore non dice e che si aspetta troviamo, concentrandoci o confrontandoci con l’eterogeneo materiale del testo.



Continua »

Print Friendly and PDF

mercoledì 13 dicembre 2017

IMMIGRAZIONE: NON CI SIAMO

[ 13 dicembre 2017 ]

Sabato prossimo, 16 dicembre, si svolgerà a Roma FIGHT RIGHT (maledetti anglicismi!), una manifestazione promossa da un cartello d'estrema sinistra che in nome del contrasto (giusto) ad ogni forma di razzismo e xenofobia, rivendica, in linea col tradizionale massimalismo sinistroide l'accoglienza generalizzata  per i migranti e che per le persone non debbono esserci frontiere. Più sotto il testo con cui è stata indetta la manifestazione.
Dice: "e voi di Programma 101 che proponete?". Che l'immigrazione dev'essere SOSTENIBILE, ed è sostenibile se:
(a) NON suscita il conflitto tra chi sta in basso; (b) NON aiuta il sistema a sfasciare ciò che resta del movimento operaio organizzato; (c) NON è fattore di smantellamento delle conquiste sociali e democratiche; (d) NON contribuisce a demolire lo spazio giuridico dello stato-nazione; (e) NON produce lo sfaldamento dell’identità storica e spirituale del popolo. 
QUI, QUIQUI e QUI quattro articoli di approfondimento sull'immigrazione pubblicati sul nostro blog.
*  *  *

»Siamo quelle donne e quegli uomini che attraversano il pianeta, decine di milioni di persone strappate alla loro terra e ai loro cari dalle scelte geopolitiche, economiche e ambientali dei potenti, costrette ogni giorno a combattere contro i fili spinati e i muri fisici e ideologici. Siamo i dannati della globalizzazione e delle politiche antisociali imposte dall’Unione europea e dalla Banca centrale europea (BCE) alle popolazioni d’Europa e d’Italia, che privano le persone del reddito, del lavoro e dell’alloggio indipendentemente dalla provenienza geografica.

Basta parlare di noi, su di noi, contro di noi, o al posto nostro. Basta fare affari sulla nostra pelle, basta guadagnare voti sulla scelta di accoglierci o di cacciarci. Non abbiamo bisogno di retorica interessata, abbiamo bisogno di fatti. Il razzismo, lo sfruttamento sociale e lavorativo che viviamo concretamente non è possibile batterlo con la carità né speculando sulle nostre vite. Il razzismo si sta diffondendo proprio tra chi sta più in difficoltà, tra le persone più povere. Il cambiamento che vogliamo non può riguardare solo la nostra condizione ma anche quella di quanti soffrono uno stato di ingiustizia e di privazione.

È grazie ai tagli allo stato sociale e alla ghettizzazione di ampie fasce della società che molti territori, secondo una logica di confino e militarizzazione, sono stati trasformati in discariche di bisogni e depositi di ingiustizie sociali.

Partendo dall’impegno costante nei territori, creando e valorizzando buone pratiche condivise, le nostre storie si sono intrecciate nella condivisione dei bisogni comuni, consapevoli di dover prendere il nostro destino nelle nostre mani per ottenere il riscatto sociale e rifiutare le campagne xenofobe e razziste condotte sulla nostra pelle, di qualsiasi colore essa sia.

Riteniamo l’insieme degli attuali dispositivi legislativi italiani (Bossi – Fini con il legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro; Minniti – Orlando; decreto Lupi) ed europei (Regolamento Dublino III) un tentativo di camuffamento della realtà che vuole far passare i migranti e i profughi come i responsabili primi delle disuguaglianze sociali.

Gli obiettivi dichiarati sono la trasformazione del welfare in elemosina da elargire agli ultimi e l’individuazione del povero e del migrante come nemico da combattere, specchio inquietante di una società che si vuole governare con la paura e lo sfruttamento, contrastando e reprimendo le forme di dissenso e di lotta per i diritti.

Consideriamo inaccettabile che chi nasce e cresce sul territorio italiano faccia fatica a essere riconosciuto come cittadino italiano. Basti osservare le reazioni scomposte al tentativo poco convinto di introdurre lo ius soli, alle quali opponiamo la certezza incrollabile che la politica si debba assumere la responsabilità di una legge sulla cittadinanza per le cosiddette seconde generazioni. Senza dimenticare la condizione dei minore straniero non accompagnato.

Siamo convinti che una parte significativa della filiera dei centri d’accoglienza neghi quotidianamente i nostri diritti e faccia invece parte a pieno titolo del sistema di sfruttamento economico, lavorativo e sociale che nega i nostri bisogni e colpisce la dignità non solo dei profughi ma anche degli operatori. Si vogliono trasformare le persone in oggetti invisibili e senza diritti, esattamente come si sente invisibile chi è in un centro d’accoglienza o chi è ancora privo di un permesso di soggiorno. Crediamo che la regolarizzazione sia l’unica via per restituire dignità a queste persone.


Oggi la filiera dell’accoglienza è diventata troppo spesso la giustificazione umanitaria per alimentare un business che mantiene in una condizione di ricatto permanente le persone, permettendo l’arricchimento di cooperative e gestori dei centri.

A partire dal lavoro nei territori e dalle pratiche quotidiane, abbiamo condiviso la necessità di coniugare antirazzismo, antisessismo, lotta per la giustizia sociale e la libertà di circolazione e di residenza. È per questo che abbiamo deciso di organizzare una manifestazione nazionale a Roma il 16 dicembre per rivendicare la giustizia sociale e il diritto all’uguaglianza per tutte e tutti.

La manifestazione che vogliamo costruire è promossa pertanto proprio da noi, i dannati della globalizzazione e della colonizzazione economico finanziaria, uomini e donne in fuga o sfruttati. Non è la manifestazione che parla di noi, è la nostra manifestazione, per prendere parola e spiegare la nostra piattaforma rivendicativa, gli obiettivi concreti della nostra lotta.

Proponiamo ed invitiamo tutte le realtà laiche e religiose, i movimenti antirazzisti a condividere e promuovere questa manifestazione nazionale partendo da una piattaforma articolata sui seguenti punti:

·Per la libertà di circolazione e di residenza;
·Per il rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari ai profughi a cui non è stata riconosciuta la protezione internazionale;
·Per la regolarizzazione generalizzata dei migranti presenti in Italia;
·Per la solidarietà, l’antirazzismo e la giustizia sociale;
·Per la regolarizzazione dei migranti presenti in Italia;
·Per l’abolizione delle leggi repressive (Bossi-Fini, Minniti – Orlando e Dublino III);
·Per la rottura del vincolo permesso di soggiorno/contratto di lavoro e residenza;
·Per il diritto all’iscrizione anagrafica;
·Contro i lager e gli accordi di deportazione;
·Per la cancellazione dell’art 5 della legge Lupi e della legge sulla Sicurezza urbana;
·Per un’accoglienza un lavoro dignitosi per tutti e tutte;
·Contro qualsiasi forma di ghettizzazione;
·Per spese servizi sociali fuori dal patto di stabilità;
·Per il diritto al reddito minimo per tutte e tutti».

PROMUOVONO


CISPM (Coalizione Internazionale Sans-Papiers, Migranti, Rifugiati e Richiedenti asilo) – Movimento Migranti e Rifugiati – Ex OPG “Je So Pazzo” – Associazione Ivoriani e Fratelli di West Africa – Napoli Direzione Opposta (NDO) – Associazione Senegalese Torino – Comitato Solidarietà Migranti – Federazione del Sociale USB – Osservatorio sul disagio abitativo – Associazione ASAHI – Movimento Profughi Conetta-Cona – C.S.C Nuvola Rossa – Collettivo autonomo Altra Lamezia – C.S.O.A Angelina Cartella – SOS Rosarno – USB (Unione Sindacale di Base) – Askavusa – Collettivo Autogestito CasaRossa40 – Asd Atletico Brigante – Benevento Antirazzista – Movimento per il diritto all’abitare – Progetto Diritti – Coordinamento Lavoratori agricoli USB – Movimento Profughi – Associazione La Torre di Babele – Coordinamento Migranti Toscana Nord – Un Mondo di Mondi – Campagna #Overthefortress – Progetto Melting Pot Europa – Centri Sociali Autogestiti Marche – Ambasciata dei Diritti Marche – Laboratorio Insurgencia – Associazione Senegalesi Napoli – Associazione il brigante Società dei territorialisti – Il Salto – JVP Italia – Associazione degli Ivoriani di Napoli – Fronte Popolare Autorganizzato-SI Cobas – LasciateCIEntrare – Contropiano – Rete Antirazzista Catanese – Piattaforma sociale Eurostop – Associazione Diaspora del centro Sud – Associazione culturale Cotroneinforma – Movimento Mamme del mondo – Movimento di lotta per l’abitare Napoli – TPO Bologna – Labàs Bologna – Comitato Immigrati Italia – Centri sociali Nord Est – AdL Cobas – Indigenous People of Biafra – Umangat-Migrante – Casamadiba – CISPM (Coalizione Internazionale Sans-Papiers, Migranti, Rifugiati e Richiedenti asilo) Germania – Sprar Roma WELLcHOME – Cobas Scuola di Catania – Associazione Transglobal – COASER (Coordinadora di Associazione Ecuador), Rete Numeri Pari – Cinecittà Bene Comune – Asinitas – Baobab Experience – Vita di Donna Onlus – L’Altra Europa con Tsipras – Rifondazione Comunista – Comunità Emmaus Ferrara – Talking Hands. Con le mani mi racconto – ..

Continua »

Print Friendly and PDF

martedì 12 dicembre 2017

SINISTRA, ELEZIONI, CONFLITTO SOCIALE E SOVRANITÀ NAZIONALE di Fabrizio Marchi



[ 13 dicembre 2017 ]

Volentieri pubblichiamo questo contributo sulla questione delle prossime elezioni. Si tratta di una critica della proposta partita dai napoletani di Je so' pazzo.  Segnaliamo, in merito, quanto avevamo già scritto.

In queste settimane, in vista delle prossime elezioni politiche, sono in corso, in un’area variegata e che impropriamente potremmo definire di “movimento” e/o di “sinistra”, alcuni tentativi di dar vita a delle liste alternative ai partiti tradizionali. Questa esigenza, è importante sottolinearlo, è nata anche in seguito alla svolta centrista e moderata del M5S che, con la candidatura di Di Maio (che non ha mancato, come nella migliore tradizione di tutti i candidati premier, di mandare messaggi più che rassicuranti a Washington, Bruxelles, Londra e Berlino) ha virato decisamente verso destra. Il M5S, infatti, esattamente come tutti gli altri partiti, cerca ormai di accreditarsi come una forza politica in grado di garantire la famosa “governance”, cioè quella pace sociale dove i padroni del vapore possono continuare a fare quello che gli pare in totale assenza di conflitto sociale. Questo gli elettori pentastellati probabilmente non lo capiranno mai, non perché sono stupidi ma perché è assai difficile che il M5S possa andare al governo – con la inevitabile conseguenza di far esplodere le proprie contraddizioni – a meno di giravolte e tripli salti carpiati (leggi alleanze improbabili con altri partiti) che però gli sarebbe impossibile gestire di fronte al proprio elettorato. E’ da ricordare che il M5S negli anni scorsi è stato elettoralmente sostenuto, anche se non esplicitamente, anche da una buona fetta di elettorato di sinistra radicale e di “movimento”, sindacati di base, centri sociali, associazionismo vario ecc.

Ora, quest’area politica, sia pure decisamente minoritaria nel paese, ha preso atto della svolta “grillina” e, giustamente lontana anni luce dal nuovo rassemblement messo in piedi dai sempiterni D’Alema e Bersani (validi, si fa per dire, per ogni stagione…) più cespugli al seguito, cerca di dotarsi di una sua rappresentanza politica. Fatto di per sé assolutamente legittimo, qualora ce ne fossero le condizioni politiche, che a mio parere non ci sono, ma questo è un altro discorso.

Questo tentativo è in atto, come dicevo, in queste settimane, in seguito all’iniziativa di un centro sociale napoletano che ha posto la questione di dare vita ad una lista popolare a cui è stato appunto dato il nome di “Potere al Popolo” e che sta coinvolgendo diverse realtà di “movimento” un po’ in tutta Italia. Di seguito si può leggere [la prima bozza, Ndr] il programma:

Ora, un paio di considerazioni. Personalmente penso che una forza politica che abbia l’intenzione di scendere nell’agone politico e quindi di accettare anche il terreno della competizione elettorale, debba essere l’espressione di bisogni e di interessi sociali ben precisi e possibilmente quanto più ampi possibile (senza ovviamente svilire, impoverire o venir meno alla propria “mission”). Per dirla in parole ancora più semplici deve rappresentare degli interessi di classe che debbono altresì – questo è il punto fondamentale – manifestarsi chiaramente, altrimenti non possono oggettivamente tradursi in rappresentanza politica. Faccio un esempio, fino ad una quarantina di anni fa in questo paese il conflitto di classe era decisamente vivo e vivace, c’era una classe operaia ancora molto robusta, anche numericamente, e coesa, che era in grado di esercitare una egemonia e di tirarsi dietro anche altri settori sociali, popolo delle periferie e anche piccola e talvolta media borghesia. Questo blocco sociale, a torto o a ragione, trovava il suo riferimento e la sua rappresentanza politica nei partiti della Sinistra riformista e in particolare nel PCI. Questo partito, sebbene in realtà politicamente molto moderato, per nulla “antagonista” e perfettamente integrato nel quadro istituzionale, raccoglieva dal punto di vista elettorale i frutti di quel conflitto sociale in quel determinato contesto storico.

Quel contesto non esiste più. Quello attuale è ben peggiore, a mio avviso, sotto ogni punto di vista, ed è caratterizzato da una sostanziale pace sociale che sta a testimoniare come il conflitto di classe, che in molti considerano superato (i cantori dell’ideologia dominante) sia stato combattuto e vinto dal capitale e dalle classi dominanti. Nonostante infatti le condizioni materiali di esistenza siano di gran lunga peggiorate per la grande maggioranza delle persone (basti pensare che fino a 40 anni fa il lavoro era garantito per quasi tutti ed oggi si avvia ad essere precario per quasi tutti…), non esiste allo stato attuale neanche un barlume di quella conflittualità e coscienza di classe che c’era allora.

Le ragioni di ciò sono complesse e non possono essere affrontate in questo articolo (del resto ce ne siamo occupati in altri articoli; ne segnalo uno fra i tanti che abbiamo pubblicato).

Tornando a noi, mi sembra oggettivamente contraddittorio proporre la formazione di una “lista di classe“ in (purtroppo) quasi totale assenza di conflitto di classe. Tutt’al più, una formazione di quel tipo potrà raccogliere il consenso di alcune sacche, sia pure molto minoritarie, di conflittualità sociale e cioè alcuni sindacati di base, il variegato arcipelago dei “centri sociali” (ammesso che questi, a parte alcune eccezioni, rappresentino effettivamente delle esperienze significative di conflittualità sociale…) e una schiera di vecchi militanti e dirigenti dei vecchi micropartitini comunisti che, guarda caso, stanno cercando di incistarsi (con l’obiettivo di prenderne la guida) in questa possibile nuova formazione politica di “movimento”. Non gliela voglio certo tirare, sia chiaro, tuttavia mi sembra che la questione posta non sia eludibile. Dare vita ad una lista che prenda l’ennesimo 1,5% non mi sembra che abbia alcuna utilità, soprattutto nella auspicata direzione di riaprire quella benedetta conflittualità sociale, senza la quale nessuna Sinistra potrà mai sperare di avere una rappresentanza politica.

Si tratta quindi, in questa fase che a mio parere sarà molto lunga se non lunghissima, di fare quello che una volta si chiamava il “lavoro della talpa, cercare cioè di seminare, di lavorare dietro le quinte e fra le pieghe della società a tutti i livelli (sia pratico che teorico) per cercare di far esplodere le contraddizioni e di acutizzare il conflitto di classe, oggi combattuto solo dall’alto. Non credo che scorciatoie elettorali possano, sempre in questa fase, accelerare questo processo. Al contrario rischiano di essere addirittura controproducenti, perché liste che si richiamano al conflitto di classe (senza peraltro rappresentarlo…) e ad una critica radicale dello stato di cose presente, se poi fanno un buco nell’acqua, ottengono il risultato di allontanare ancora di più nel tempo la possibilità di costruire quel blocco sociale in grado di sviluppare quella conflittualità reale di cui sopra.

A tal proposito, mi sembra interessante questo articolo del collettivo Militant che condivido nel complesso.

Ci sono altri due aspetti fondamentali che minano alla radice, il tentativo, pur in parte lodevole (se non altro per lo spirito di iniziativa) messo in campo dai giovani militanti di “Potere al Popolo”.

Uno di questi è stato a mio parere messo in evidenza da questo articolo di Ugo Boghetta e Mimmo Porcaro.

L’iniziativa di “Potere al Popolo” rischia molto concretamente di essere velleitaria se non pone con chiarezza in questa fase la coniugazione del conflitto e della rappresentanza di classe con la questione del recupero della sovranità popolare e nazionale. E’ bene subito chiarire un punto fondamentale di ordine teorico, storico e politico. Il capitalismo e l’imperialismo, per decenni, hanno avuto come bandiera ideologica proprio il nazionalismo. Le nazioni (e il concetto di nazione) erano lo strumento ideologico attraverso il quale le vecchie classi dominanti capitaliste e le vecchie borghesie, attraverso gli stati-nazione imperialisti imponevano il loro dominio sul mondo, anche e soprattutto attraverso la guerra (imperialista). La prima guerra mondiale (e in parte la seconda) è senz’altro la principale estrinsecazione di quel vecchio ordine mondiale che dal punto di vista ideologico si fondava appunto sugli stati nazione e sull’esaltazione del concetto di patria e di nazione.

Oggi la situazione è decisamente mutata, sotto questo profilo. Gli stati (con l’esclusione di quelli dominanti, a cominciare dagli USA e dal loro gigantesco apparato militare industriale, per ciò che concerne il mondo occidentale), in particolare quelli “periferici” come peraltro l’Italia e tutta l’area mediterranea (Spagna, Portogallo, Grecia), sono stati completamente esautorati dai vari trattati di Lisbona, Maastricht ecc. non hanno più nessuna autonomia politica e decisionale e i rispettivi governi sono stati ridotti a fantocci preposti ad eseguire le direttive che vengono loro impartite da organismi sovranazionali (UE, BCE, FMI e naturalmente la NATO, per ciò che concerne gli aspetti militari) a loro volta alle dipendenze dei grandi gruppi capitalisti finanziari sovranazionali e transnazionali.

Non è un caso che, anche da questo punto di vista, la vecchia ideologia nazionalista, sia stata sostituita con quella “neo-cosmopolitista” e “neo-universalista” politicamente corretta, molto più funzionale agli interessi delle classi ultra-capitaliste sovra e transnazionali di cui sopra. Del resto, a cosa servono ancora i concetti di patria e di nazione quando si va a bombardare a 15.000 km. di distanza? E’ evidente che serve una nuova ideologia: si va a bombardare a 15.000 km. di distanza per portare democrazia e diritti umani. E questa è la modalità (risultato, appunto, dell’ideologia politicamente corretta) con cui viene oggi viene declinato l’universalismo di matrice kantiana.

Da tutto ciò ne consegue che, allo stato attuale, una rottura con questo “ordine” mondiale non può che avvenire – oltre che con la ripresa del conflitto sociale – anche con il recupero di una dimensione statuale e nazionale che consenta da una parte di fuoriuscire da quella gabbia (e quindi di recuperare la possibilità di battere moneta, di avere una “propria” politica economica, di uscire dal Fiscal Compact, di fermare il progressivo sgretolamento dello stato sociale e di non essere sotto costante ricatto da parte delle oligarchie finanziarie transnazionali) e dall’altra di creare quello spazio politico necessario anche a ricreare le condizioni per la ripresa del conflitto sociale che sono il primo ad auspicare. Io credo che una forza politica di classe debba oggi fuoriuscire da una certa vocazione velleitaria e minoritaria (che caratterizza da tempo e forse da sempre la “sinistra antagonista”) e porsi il problema di lavorare per la costruzione di un potenziale ampio blocco sociale. Allo stato attuale, in un contesto di scarsissima conflittualità sociale e soprattutto, purtroppo (e sottolineo, purtroppo) di coscienza di classe, la costruzione di quel blocco, che deve necessariamente essere tenuto insieme da una mediazione politica, potrebbe avvenire intorno ad alcuni punti fondamentali che sono quelli che ho elencato prima e che sono presenti in parte anche nell’articolo citato (anche se io personalmente ho una posizione diversa da quella di Boghetta e Porcaro sul tema dell’immigrazione, pur rendendomi conto che è un nodo che non può essere eluso ) e in parte anche nel programma di “Potere al Popolo” (con una eccezione di cui parlerò fra breve). Onde evitare ambiguità, derive destrorse di ogni genere o fraintendimenti, penso che sia importante, politicamente parlando (poi è ovvio che ciascuno all’interno di quello stesso blocco, come è giusto che sia, lavori nella direzione che auspica) fare riferimento alla Costituzione Italiana che certamente non è una Costituzione socialista (né avrebbe potuto esserlo) ma che sicuramente rappresenta un argine al razzismo, al fascismo e a quelle derive xenofobe e razziste che caratterizzano la destra e nel complesso la neo destra europea in crescita esponenziale. Questo riferimento si rende necessario in una fase che vede le classi dominanti all’offensiva (che infatti, guarda caso, stanno tentando di stravolgere o comunque modificare le Costituzioni democratiche dei vari stati europei e in parte ci sono anche riuscite, vedasi approvazione del Fiscal Compact, palesemente incostituzionale) e le classi subalterne, a voler essere ottimisti, sulla difensiva, se non in piena ritirata.

Ho però l’impressione che parlare di sovranità nazionale, sia pure in questi termini, ai compagni di “Potere al Popolo”, sia come parlare di corda in casa dell’impiccato. E questo atteggiamento è sbagliato perché presuppone una analisi sbagliata alla radice. Porre infatti il problema del recupero della sovranità nazionale, in questa fase, non significa affatto rinunciare all’internazionalismo, anzi, è l’esatto contrario. Oggi l’internazionalismo deve marcare una cesura netta con il “neo cosmopolitismo” capitalistico ed affermare l’unità di tutte le classi lavoratrici mondiali contro il capitalismo imperialista globalizzato, anche attraverso il sostegno a quelle realtà statuali e nazionali, non necessariamente socialiste (magari lo fossero tutte…), che si oppongono al dominio capitalista e imperialista globale. Non vedo quindi per quale ragione non si debba lavorare in questa direzione anche in casa nostra. In tal senso, la proposta lanciata da Boghetta e Porcaro è, per ciò che mi riguarda, condivisibile.

Infine c’è un altro punto, il più scabroso, e che ovviamente farà sì che questo modestissimo contributo alla discussione verrà cestinato a prescindere.

Nel documento di “Potere al Popolo” c’è il solito scontatissimo riferimento al femminismo, e in particolare alla lotta alla violenza contro le donne. In realtà avrebbero dovuto scrivere lotta alla violenza maschile, ma forse, anche per loro, sarebbe suonato eccessivamente sessista. Ma il concetto non cambia. Per quanto ci riguarda ribadiamo che individuare nel genere maschile la causa e l’origine di ogni forma di violenza (oltre che nella prassi quotidiana), oltre che oggettivamente falso è profondamente sessista e interclassista. Lo è ancora di più la pretesa di continuare a sovrapporre il concetto di oppressione di classe con quello di oppressione di genere. Si tratta di un escamotage ideologico, di una contraddizione in termini che non regge alla prova della logica e dei fatti. E’ a tutti/e evidente, per lo meno a chi ha occhi per vedere, che ci sono donne ricche e donne povere, donne sfruttate e donne sfruttatrici, donne appartenenti alle classi dominanti e donne appartenenti alla classi subalterne, e lo stesso vale per gli uomini, ovviamente. Considerare le donne come una “categoria” oppressa non ha alcun senso, così come non ha alcun senso considerare gli uomini come una “categoria” di oppressori. Una imprenditrice, una manager, una ereditiera, una diva del cinema o della televisione, è forse in una posizione subordinata nei confronti di un operaio, un impiegato o un precario? E viceversa, un operaio, un impiegato o un precario nell’attuale società capitalista, è forse in una posizione di privilegio e di dominio (specie nei confronti delle donne) solo per il fatto di essere maschio? Non scherziamo. E’ una tesi che non avrebbe neanche bisogno di essere confutata tanto è priva di ogni fondamento e di ogni evidenza.

Ancora più obsoleta (a dir poco…) appare la tesi secondo cui l’attuale società capitalista sarebbe a trazione patriarcale. Questo poteva essere vero fino ad un secolo fa (soprattutto se ci riferiamo alla famiglia alto borghese) ma certamente non lo è più oggi e per una semplice ragione. L’attuale sistema capitalista assoluto (nel senso che non c’è spazio materiale o immateriale che non sia sotto il suo dominio) deve disfarsi di ogni legaccio e di ogni vincolo, siano essi di ordine ideologico, culturale, sociale, che possano in qualche modo rappresentare un ostacolo alla sua illimitata accumulazione e riproduzione, e quindi alla mercificazione totale e assoluta non solo dell’agire umano ma dell’umano stesso (la pratica, ad esempio, degli uteri in affitto è soltanto l’anticamera di quello che succederà in un prossimo futuro con gli uteri artificiali…). Di conseguenza, non se ne fa più nulla del patriarcato e in generale del vecchio sistema valoriale-ideologico vetero borghese – il famoso Dio, Patria e Famiglia (cioè un sistema rigido, scarsamente flessibile e certamente non “liquido”, del tutto inadatto e fuori tempo massimo rispetto alle esigenze di un sistema che deve mercificare ogni anfratto del vivere umano) attraverso cui il capitalismo si è declinato per diverso tempo (in particolare fra il XVIII e il XIX secolo). E questo perché quel sistema ideologico, quella falsa coscienza, era funzionale in quella determinata fase storica al suo sviluppo e alla sua crescita. Ma oggi, specie dopo la rivoluzione tecnologica che ha trasformato radicalmente l’organizzazione capitalista del lavoro (e anche, in parte, la divisione sessuale del lavoro), il crollo del comunismo e l’affermazione del capitalismo su scala planetaria, quell’apparato ideologico (falsa coscienza) ha perso di ogni senso ed è già stato da tempo sostituito con quella che usiamo definire come l’ideologia politicamente corretta (di cui il femminismo è uno dei mattoni), cioè un’altra falsa coscienza, molto più funzionale ai fini della attuale riproduzione capitalistica. Se una cosa ci ha infatti dimostrato la storia è che il capitalismo è un sistema estremamente flessibile, capace di incistarsi, convivere e rendere funzionale ai suoi interessi qualsiasi tipo di contesto culturale, anche estremamente diverso l’uno dall’altro. Oggi il capitalismo convive allegramente con le democrazie liberali occidentali, con le monarchie semifeudali wahabite (e nello stesso tempo ultra capitalistiche) e/o con lo stato-partito-cinese. Fino a poco tempo fa ha convissuto con le più feroci dittature militari fasciste sudamericane, con il regime di apartheid in Sudafrica e con i più spregevoli regimi dispotici asiatici (tutti al suo servizio e spesso sue emanazioni dirette). Il capitalismo si è affermato storicamente attraverso il liberalismo, che da sempre ha rappresentato la sua ideologia di riferimento fino ad essere stato totalmente sovrapposto con essa. Ma è un errore, come ho appena spiegato. Il liberalismo è stato il grimaldello ideologico, il piede di porco necessario al capitalismo per liberarsi dell’ancient regime e viaggiare quindi a vele spiegate verso le sorti magnifiche e progressive del mercato e della forma merce. Ma abbiamo visto e ancor più oggi vediamo come il capitalismo possa proliferare ancor meglio in assenza di diritti (specie quelli sociali) piuttosto che in loro presenza. Oggi, sulla scorta di quanto appena detto, l’Occidente capitalista ha fatto sua l’ideologia politicamente corretta perché la ritiene, non a torto, molto più funzionale alla sua riproduzione e alla perpetrazione del suo dominio. Continuare, dunque, ancor oggi, ad individuare nel vecchio sistema valoriale vetero borghese e nel patriarcato gli strumenti ideologici dell’attuale dominio capitalistico, equivale ad individuare le cause dell’attuale “crisi economica” (cioè l’inevitabile acutizzarsi delle contraddizioni del capitalismo) nell’ancient regime e nell’organizzazione feudale del lavoro…

Per non parlare del fatto che è proprio l’ideologia politicamente corretta ad aver creato la sua contraddizione, spingendo le masse popolari verso il neo populismo di destra. QUI un’analisi del fenomeno. 
Non posso naturalmente entrare in questa sede nel merito per ovvie ragioni di spazio e tempo, ma mi rendo, come sempre, disponibile in qualsiasi momento e circostanza ad approfondire la questione. Nel frattempo, mi limito a segnalare questo articolo in cui affronto le contraddizioni in cui si trova, a mio modo div edere, la “sinistra antagonista”:

Per queste ragioni ritengo che la proposta dei compagni di “Potere al Popolo” non sia ricevibile e neanche praticabile.

Restano sul piatto alcune ipotesi, in particolare quella della coppia Giulietto Chiesa-Antonio Ingroia, che però, oltre a non rappresentare certo una novità (Chiesa, con tutto il rispetto per la sua professionalità come giornalista, mi pare sia al quarto tentativo di formare un partito, mentre Ingroia ha sulle spalle uno dei più clamorosi fallimenti di una delle diverse liste “arcobaleno” che si sono succedute nel tempo), ha il difetto opposto, e cioè quello di aver dimenticato o di aver messo in soffitta il conflitto di classe che alla fin fine, è l’unico vero conflitto che spaventa i padroni i quali, non a caso, fanno di tutto per scongiurarlo e per disinnescarlo, specie nelle fasi di pace sociale come questa (proprio la pace sociale conferma che la lotta di classe la stanno vincendo le classi dominanti), con tutti i mezzi che hanno a disposizione, in primis quelli ideologici, e naturalmente anche e soprattutto alimentando ad arte altri conflitti come quello fra i lavoratori autoctoni e i lavoratori immigrati (la famosa guerra fra poveri) e quello fra i sessi.

Concludendo e scusandomi per la lunghezza, ritengo che oggi non ci siano gli spazi elettorali per cimentarsi in una competizione elettorale per una sinistra di classe autentica. Ma l’aspetto più grave è che, sempre dal mio modestissimo punto di vista e per le ragioni che ho molto sommariamente cercato di spiegare, non esiste allo stato attuale un’autentica sinistra politica di classe che, per come la vedo io, è tutta da costruire e soprattutto su nuove fondamenta. Molto più importante sarebbe, in questa fase, avviare una riflessione a tutto campo, senza tabù di nessun genere e senza erigere steccati nei confronti di nessuno (ovviamente, con la sola discriminante dell’essere dichiaratamente antifascisti e antirazzisti), fra tutti quei soggetti che comunque si pongono nell’ottica di una critica allo stato di cose presente e nell’orizzonte di un possibile superamento del sistema capitalista.

* Fonte: l'Interferenza

Continua »

Print Friendly and PDF

LE ELEZIONI E LA QUESTIONE DELL'EURO

[ 12 dicembre 2017 ]

Alle porte di importanti elezioni il rischio è che la questione delle questioni, ovvero l'euro e la gabbia dell'Unione europea, venga fatta sparire dal dibattito pubblico, trasformando la contesa politica in un chiacchiericcio tra europeisti e diversamente europeisti.
Ma gli italiani vogliono tenersi l'euro o sbarazzarsene? Quanti sono i cittadini che vorrebbero uscire dall'Unione europea? E a quali aree politiche appartengono?

Stiamo ai sondaggi più seri.
Ce ne fu uno elaborato da Alessandro Amadori, Università Cattolica e vice-presidente di Istituto Piepoli e datato 2016, il quale diceva che in un eventuale referendum in stile Brexit, il 40% degli italiani avrebbe votato per l'Italexit.
L'ultimo sondaggio autorevole è quello elaborato nel febbraio scorso da Nando Pagnoncelli per il Corriere della Sera, che pubblichiamo qui sotto. Ebbene, solo il 38 % ha ancora fiducia nell'Unione europea mentre il 36% sostiene che l'uscita dall'euro sarebbe un vantaggio.
Visto che sia la Lega salviniana che i Cinque Stelle han deciso di derubricare la rottura della Ue, sorge la domanda: chi, in vista delle elezioni, darà voce a più di un terzo di italiani eurocritici?



Italiani e Ue, amore in crisi
di Nando Pagnoncelli

clicca per ingrandire

«Cade la fiducia nell’Unione Europea ma prevale ancora il sì all’euro. L’«exit» vince tra chi vota centrodestra e Cinque Stelle.

Il rapporto con l’Europa sta diventando uno dei principali argomenti del dibattito politico. È un tema molto cavalcato per accrescere il consenso nell’elettorato, facendo leva sul progressivo calo di popolarità dell’Unione tra i cittadini.

Oggi, infatti, la maggioranza assoluta (59%) dichiara di non avere fiducia nell’Ue mentre solamente un italiano su tre (36%) manifesta un’opinione positiva. Dal 2008 l’indice di fiducia si è dimezzato, passando da 75 a 38. Analizzando la serie storica dei dati si osservano due momenti in cui il calo è risultato particolarmente brusco: nel 2002, dopo l’introduzione della moneta unica e la disillusione rispetto all’attesa di un miglioramento delle condizioni di vita, e nel 2012, dopo la prima crisi greca e l’affermarsi di un’Europa considerata poco indulgente nei confronti degli stati membri in difficoltà.

La fiducia prevale soprattutto tra gli elettori del Pd (77%) mentre gli atteggiamenti negativi sono largamente diffusi tra quelli di Forza Italia (77%), del M5S (75%) e, soprattutto, della Lega (89%).

Il clima mutato
Nel volgere di tre lustri l’opinione pubblica è passata dall’entusiasmo allo scetticismo per l’Europa. Prima si guardava ad essa come fattore di modernizzazione dell’Italia e la fiducia elevata rappresentava spesso un riflesso della sfiducia per la politica e le istituzioni italiane. Negli ultimi tempi le opinioni si sono rovesciate: laddove il vincolo esterno era considerato un’opportunità di cambiamento per il nostro Paese oggi è vissuto come un limite, un freno alla crescita imposto da un’Europa considerata arcigna, tecnocratica e sempre più distante dalla vita dei cittadini e dai loro bisogni.

I più recenti dati dell’Eurobarometro offrono molti spunti di riflessione sulle cause dell’appannamento dell’immagine dell’Europa, a partire dal senso di esclusione dei cittadini: solo il 21% degli italiani ritiene che la propria voce sia ascoltata in Europa, collocando l’Italia al 25° posto tra i 29 paesi in cui viene realizzata l’indagine.

La netta sfiducia manifestata dagli italiani non significa tuttavia la volontà di uscita dall’Unione Europea o l’abbandono dell’euro: infatti un cittadino su due (49%) considera l’ipotesi di «Italexit» uno svantaggio, mentre il 36% si mostra non particolarmente preoccupato, anzi, intravede possibili vantaggi.

Nonostante l’articolo 75 della nostra Costituzione precluda la possibilità di indire un referendum per abrogare leggi di ratifica di trattati internazionali, nel sondaggio odierno abbiamo voluto verificare gli orientamenti di voto nel caso di una consultazione sulla moneta unica e la nostra permanenza nell’Unione.

In entrambi i casi prevale il mantenimento dello status quo: il 41% voterebbe per conservare l’euro (mentre il 33% vorrebbe tornare alla lira) e il 49% opterebbe per restare nell’Ue (contro il 25% che preferirebbe uscire).

Gli orientamenti
Le opinioni sono fortemente influenzate dall’orientamento politico: infatti solo gli elettori del Pd e i centristi si mostrano eurofili, mentre a favore dello «strappo» risultano in misura molto netta i leghisti e i pentastellati e in misura più contenuta gli elettori di Forza Italia.

Ciò spiega il crescente innalzamento dei toni contro i leader e le istituzioni europee da parte degli esponenti dei partiti di opposizione, alcuni dei quali sono stati definiti «sovranisti»: attaccare l’Europa rende molto, compatta l’elettorato e consente di individuare un bersaglio comune su cui riversare l’insoddisfazione per le condizioni economiche e occupazionali in cui versa il nostro Paese e le responsabilità della gestione dei flussi migratori. Per costoro da tempo si è rotto un tabù e l’uscita dall’Europa non rappresenta motivo di preoccupazione, probabilmente anche a causa delle conseguenze meno drammatiche del previsto subite dalla Gran Bretagna a seguito della Brexit.

Dunque la maggioranza degli italiani è insoddisfatta ma non vede vie d’uscita e si mostra rassegnata ad una sorta di appartenenza «forzata»: insomma, in Europa non possiamo non esserci se vogliamo evitare il peggio.

Il peso degli indecisi
Ma una convivenza priva di entusiasmo rischia di non durare a lungo e, a questo proposito, non va sottovalutata la quota di cittadini (il 26%, circa 12,5 milioni) che oggi sta alla finestra e tra la permanenza e l’uscita sceglie di non scegliere. E il silenzio generalizzato nel dibattito pubblico sul significato dell’Europa e le ragioni della nostra appartenenza, a poco più di un mese dal 60° anniversario dei Trattati di Roma, non contribuisce a cambiare le opinioni».

* Fonte: CORRIERE DELLA SERA del 12 febbraio 2017

Continua »

Print Friendly and PDF

lunedì 11 dicembre 2017

"MEGLIO LIBERI": UN LIBRO DI UNA NOIA MORTALE di Alice Olivieri

[ 12 dicembre 2017 ]

Cosa dalle nostre parti si pensi del Di Battista lo abbiamo ribadito QUI e QUI. Ci torniamo su pubblicando una recensione del suo libro MEGLIO LIBERI, pubblicato recentemente per i tipi della Rizzoli.
Pensavate di comprarlo? 
Non buttate via i vostri soldi....




IL LIBRO DI DI BATTISTA RACCONTA LA NASCITA 
DI TUTTE LE DECISIONI PEGGIORI DEL M5S


«Ammetto di aver sempre subito il fascino acqua e sapone di Alessandro Di Battista: un parlamentare giovane, bello, telegenico, che gira il mondo spinto da una travolgente joie de vivre in sella al suo scooterone. Un moderno Che Guevara con la dizione di Dawson Leery, un personaggio politico molto distante da quelli che ero abituata a vedere negli studi di Santoro. Niente a che vedere con polverosi segretari di partito, anziani brizzolati che parlano una lingua da Prima Repubblica e non hanno fatto il DAMS. Alessandro è
diverso, perché non è un politico, è un cittadino che fa politica. O almeno, così si presentano lui e il suo MoVimento. Ecco, l’unica cosa di Ale Di Battista che non mi entusiasma tanto quanto la sua capacità di rendere la politica italiana una sorta di serie tv americana – di quelle doppiate che andavano in onda su Italia Uno dopo pranzo, per intenderci – è il fatto che sia uno dei vertici del MoVimento5stelle. Un piccolo dettaglio che ho scelto di lasciare da parte, perché per me Alessandro non fa politica, fa puro intrattenimento. Potevo dunque lasciarmi sfuggire l’occasione succulenta di addentrarmi nella sua ultima performance letteraria, Meglio liberi, pubblicato da Rizzoli lo scorso 23 novembre? Alessandro però, questa volta, mi ha profondamente delusa, perché mi ha tirata con l’inganno verso la sua creatura editoriale, illudendomi di poter godere dell’ennesima prova del suo talento scenico. E invece ci ho trovato ben altro. Il libro alterna i deliri di un neogenitore e le descrizioni accurate delle funzioni fisiologiche del nuovo arrivato alle accese digressioni politiche in difesa del MoVimento. Io mi aspettavo di trovarci dello spettacolo, Alessandro mi ha dato un manifesto elettorale, con l’aggravante di aver sfruttato l’occasione offerta del lieto evento per farsi largo nel cuore dei suoi fedeli supporter.

Se dovessimo tracciare una mappa semantica di Meglio liberi, i nuclei più grandi sarebbero questi: “la politica dei Palazzi”, “i pannolini di Andrea”, “il seno quintuplicato di Sahra”, “il carattere forte di mio padre”, “le malefatte del PD e di Napolitano” e dulcis in fundo “le ricette di Ale” (tra le pagine ci sono almeno una decina di descrizioni accurate dei suoi pasti disseminate). Povera illusa, io che mi aspettavo una versione dibbattistiana di Father and son mi sono invece sorbita 183 pagine d’incomprensibili voli pindarici tra culetti da impomatare (i termini sono presi in prestito dal testo), invettive agguerritissime contro vari esponenti del Partito Democratico – anche quelli meno criticati e apparentemente più innocui come Alessandra Moretti, che racconta di aver dolcemente consolato tra i corridoi del Parlamento – e melense retoriche sul valore del viaggio come metafora di libertà.


A metà tra un episodio lunghissimo e abbastanza noioso di Dawson’s Creek, in cui il giovane Dibba entra nel mondo degli adulti diventando padre e raccontando al mondo cosa vuol dire amarsi quando ci si conosce da soli tre mesi e nonostante ciò si “rimane incinti” (altra espressione presa in prestito dalla penna di Alessandro), e un libretto di propaganda in cui si affrontano i temi più disparati – dal Porcellum all’incompreso ruolo di patriota di Beppe Grillo (lo descrive così a pagina 14) – Meglio liberi è la prova che non basta un buon editor a fare un buon libro, nemmeno quando si va sul sicuro con la carta vincente del neo papà che si emoziona davanti all’ecografia del suo “fagiolino”. Il tutto poi è condito da una meticolosa scelta del tono, confidenziale, attraverso espressioni giovaniliste come “stramaledetto” e “dannatissimo”, giusto per rimanere nell’immaginario da ballo studentesco. “Ebbene io ho provato a fare lo scrittore e, forse, ci sto riuscendo” (pagina 159): per fortuna Dibba ci va cauto con le autoproclamazioni e mette quel “forse” a separare la sua intenzione dalla certezza.

Dunque, per restare al testo, mi sembra di capire che il progetto di Alessandro Di Battista, come recita il sottotitolo della copertina – “lettera a mio figlio sul coraggio di cambiare” – sia quello di porgere al suo giovane erede appena nato una guida alla vita. Immaginiamo la scena: Andrea Di Battista, ormai adolescente in età di grandi lezioni, prende in mano il libro del padre per cercarci dentro insegnamenti densi di saggezza, la chiave di lettura del mondo. Immaginiamolo mentre sfoglia il suo piccolo manuale dell’uomo libero e ci trova una descrizione accurata del seno di sua madre che, letteralmente, “scoppia”: “Dice di sentirsi come una mucca, ma io la trovo bellissima” (e quello a pagina 71 non è l’unico momento in cui se ne parla).

Immaginiamolo mentre cerca di afferrare il segreto dell’emancipazione dalla società opprimente e invece trova nero su bianco un elogio ai suoi bisogni corporei: “i suoi angelici escrementi erano piuttosto appiccicosi ma era roba di mio figlio” (pagina 45). Bene, io non so se il piccolo Andrea deciderà mai di leggere quello che promette di essere solo il primo di una serie di successi letterari del padre parlamentare, viaggiatore, scrittore, esploratore e chef. Ma se così fosse, non oso immaginare il brivido che percorrerà la schiena del Di Battista Junior quando si troverà sotto gli occhi una rappresentazione dettagliata del suo cordone ombelicale che pulsa (Andrea, nel caso volessi evitarti questa parte, ti suggerisco di non andare a pagina 177).

È risaputo che quando si diventa genitori anche un cosa insignificante come la pipì del proprio figlio può diventare degna di essere ricordata negli anni a venire. E Alessandro Di Battista, come ha già dimostrato più volte, è un animo gentile, per non dire puro: non è difficile immaginarlo sensibile ai tanti momenti colmi di emozioni che la nascita di un pargolo regala. Insomma, non è una sorpresa che si sia spinto ancora più in là con il suo spirito romanticamente retorico da zaino in spalla in viaggio per il Mondo, e non è nemmeno un caso che con l’arrivo del figlio abbia deciso di non ricandidarsi nel MoVimento per passare alla politica fuori dai Palazzi (ho perso il conto delle volte in cui viene usata questa parola nel libro), quella della gente per la gente. Ok, Andrea potrà pure comprendere che alla fine il papà Dibba stava solo esprimendo pubblicamente la sua gioia per la nascita di un “cucciolo d’uomo” e che l’entusiasmo fosse tanto forte da non riuscire a trattenersi dallo scriverci un libro. E tutto il resto? I fiumi di parole dedicati al culto della sua persona, alla propaganda anti-PD, alla demolizione di Napolitano dipinto come il “nemico pubblico numero uno” della nostra Repubblica, ai dialoghi surreali avvenuti in Parlamento riportati come una sceneggiatura di qualche commedia romantica (“Guarda che qua non è mica una gara, qua si tratta di eleggere un buon presidente della Repubblica”, si dice nel dialogo colmo di buonsenso tra il buono Di Battista e la cattiva Moretti a pagina 89)? Cosa penserà Andrea quando leggerà che suo padre ha infilato tra le lettere che gli ha scritto anche il racconto di quando, per “prendere una decisione politica” in merito alla candidatura di Roma alle Olimpiadi, chiamò in raccolta un summit con Massimo, il suo meccanico, e un think tank composto da “l’edicolante, il fruttivendolo del quartiere, un paio di parenti, un pensionato”, poi decretare che “la stragrande maggioranza dei romani sta dalla nostra parte”?

La verità è che Meglio liberi è un libro di una noia mortale perché è non è nient’altro che un racconto imbevuto di retorica grillina. Non so quali siano i piani subdoli del MoVimento5stelle riguardo alla candidatura di Di Maio, né cosa significhi veramente da un punto di vista politico la ritirata di Di Battista – che ufficialmente è motivata dalla sua irrefrenabile voglia di mordere la vita come quella famosa “famiglia danese” citata nel libro, quella che viaggia per il mondo con il bambino in spalla (del resto, come astenersi da un po’ di sana retorica sulla civiltà dei Paesi scandinavi?). Non mi sento di fare illazioni su possibili piani futuri legati a questa faccenda. Una cosa però è certa: Ale, mi hai deluso. Ti sei servito della metafora della tua paternità per raccontarti come il personaggio politico più integerrimo e incorruttibile che abbiamo in Italia, e con te tutti i tuoi colleghi pentastellati, compreso Casaleggio, “l’intellettuale disinteressato”. Hai usato la scusa del racconto tenero e goffo della tua scapestrata vita sentimentale, tra terapie di coppia e pranzi coi parenti, per servire su un piatto d’argento una lunghissima sviolinata di “controinformazione”.

Non mi pare leale, Ale, anzi direi proprio che è di pessimo gusto, molto più dei tuoi racconti stucchevoli sulle pipì, sui sederini arrossati, sulle coliche e sulle tue rustiche alle zucchine».

* Fonte: The Vision

Continua »

Print Friendly and PDF

Lettori fissi di SOLLEVAZIONE

Google+ Followers

Temi

Unione europea (756) euro (708) crisi (620) economia (516) sinistra (461) finanza (260) Movimento Popolare di Liberazione (241) sfascio politico (235) grecia (234) elezioni (225) M5S (223) resistenza (222) teoria politica (211) banche (203) imperialismo (194) internazionale (194) risveglio sociale (184) sovranità nazionale (173) Leonardo Mazzei (172) P101 (171) alternativa (168) seconda repubblica (167) Moreno Pasquinelli (154) Syriza (150) Tsipras (145) Matteo Renzi (126) antimperialismo (115) debito pubblico (110) PD (104) marxismo (103) sovranità monetaria (102) democrazia (101) spagna (100) destra (99) sollevazione (99) Grillo (93) berlusconismo (91) costituzione (91) proletariato (91) neoliberismo (90) Francia (87) islam (82) filosofia (81) austerità (79) Coordinamento nazionale della Sinistra contro l’euro (78) Emiliano Brancaccio (77) referendum costituzionale 2016 (74) Germania (73) Stati Uniti D'America (73) sindacato (72) Mario Monti (71) populismo (69) Stefano Fassina (68) bce (68) immigrazione (68) piemme (68) capitalismo (65) sinistra anti-nazionale (64) Alberto Bagnai (63) Libia (63) Podemos (62) capitalismo casinò (61) guerra (61) programma 101 (61) Carlo Formenti (60) Rivoluzione Democratica (57) globalizzazione (57) CONFEDERAZIONE per la LIBERAZIONE NAZIONALE (55) bancocrazia (55) Medio oriente (54) Sicilia (54) rifondazione (53) CLN (51) Siria (51) referendum (51) socialismo (51) Sergio Cesaratto (50) Alexis Tsipras (49) Lega Nord (49) Movimento dei forconi (49) cinque stelle (49) immigrati (49) fiat (48) legge elettorale (47) sovranità popolare (47) Pablo Iglesias (46) sinistra sovranista (46) Nichi Vendola (45) renzismo (45) geopolitica (44) Beppe Grillo (43) inchiesta (43) Emmezeta (42) Troika (42) astensionismo (42) campo antimperialista (42) Alitalia (41) Yanis Varoufakis (41) solidarietà (41) moneta (40) brexit (38) proteste operaie (38) sovranismo (38) Diego Fusaro (37) italicum (37) liberismo (37) Matteo Salvini (36) neofascismo (36) Marine Le Pen (35) Mario Draghi (35) Russia (35) immigrazione sostenibile (35) Fiorenzo Fraioli (34) III. Forum internazionale no-euro (34) egitto (34) sionismo (34) Manolo Monereo (33) azione (33) palestina (33) uscita di sinistra dall'euro (33) 9 dicembre (32) ISIS (32) Mimmo Porcaro (32) default (32) fiom (32) fiscal compact (32) Forum europeo 2016 (31) Luciano Barra Caracciolo (31) Sel (31) Ucraina (31) Ugo Boghetta (31) governo Renzi (31) populismo di sinistra (31) unità anticapitalisa (31) Giorgio Cremaschi (30) Merkel (30) Israele (29) napolitano (28) Assemblea di Chianciano terme (27) islamofobia (27) menzogne di stato (27) xenofobia (27) eurostop (26) Beppe De Santis (25) Forum europeo (25) Lega (25) elezioni siciliane 2017 (25) nazione (25) Europa (24) Nello de Bellis (24) catalogna (24) silvio berlusconi (24) Donald Trump (23) Karl Marx (23) ora-costituente (23) Coordinamento nazionale sinistra contro l'euro (22) Quantitative easing (22) Stato di diritto (22) ecologia (22) finanziarizzazione (22) Aldo Giannuli (21) Chianciano Terme (21) Front National (21) Lavoro (21) Simone Boemio (21) Stato islamico dell’Iraq e del Levante (21) Unità Popolare (21) elezioni 2018 (21) nazionalismi (21) scuola (21) Marcia della Dignità (20) repressione (20) uscita dall'euro (20) Laikí Enótita (19) Nato (19) Roma (19) Sicilia Libera e Sovrana (19) USA (19) cina (19) fronte popolare (19) Fabio Frati (18) Izquierda Unida (18) Luigi Di Maio (18) Noi siciliani con Busalacchi (18) Regno Unito (18) Tunisia (18) etica (18) iraq (18) keynes (18) religione (18) Assisi (17) Costanzo Preve (17) Forum europeo delle forze di sinistra e popolari anti-Unione europea (17) Mariano Ferro (17) Pier Carlo Padoan (17) nazionalizzazione (17) pace (17) razzismo (17) Enrico Letta (16) Forum di Atene (16) Jacques Sapir (16) Norberto Fragiacomo (16) Sandokan (16) Tonguessy (16) Venezuela (16) ballottaggi (16) euro-germania (16) melenchon (16) storia (16) vendola (16) Donbass (15) Emmanuel Macron (15) International no euro forum (15) Luciano B. Caracciolo (15) Prc (15) Renzi (15) Vladimiro Giacchè (15) coordinamento no-euro europeo (15) emigrazione (15) iran (15) patriottismo (15) piattaforma eurostop (15) 15 ottobre (14) Brancaccio (14) Cremaschi (14) Enea Boria (14) Ernesto Screpanti (14) Eurogruppo (14) Marco Mori (14) Monte dei Paschi (14) Movimento 5 Stelle (14) Stato Islamico (14) Vincenzo Baldassarri (14) indipendenza (14) obama (14) salerno (14) Chavez (13) Jobs act (13) MMT (13) Marino Badiale (13) Virginia Raggi (13) acciaierie Terni (13) ambiente (13) disoccupazione (13) finanziaria (13) scienza (13) sciopero (13) umbria (13) Bersani (12) Forum europeo 2015 (12) Legge di stabilità (12) Negri (12) Perugia (12) Putin (12) antifascismo (12) complottismo (12) decreto salva-banche (12) internazionalismo (12) nazionalismo (12) piano B (12) senso comune (12) terzo memorandum (12) 14 dicembre (11) AST (11) Alfredo D'Attorre (11) Enrico Grazzini (11) Gennaro Zezza (11) Reddito di cittadinanza (11) Turchia (11) Wilhelm Langthaler (11) comunismo (11) corruzione (11) cultura (11) de-globalizzazione (11) iniziative (11) internet (11) keynesismo (11) lotta di classe (11) salari (11) sinistra Italiana (11) unione bancaria (11) Bagnai (10) Bruno Amoroso (10) D'alema (10) De Magistris (10) Esm (10) Forum Internazionale Anti-Ue delle forze popolari e di sinistra (10) Hollande (10) Marco Passarella (10) Marco Zanni (10) OLTRE L'EURO (10) Ora (10) Panagiotis Lafazanis (10) Terni (10) cattiva scuola (10) chiesa (10) cosmopolitismo (10) decrescita (10) golpe (10) ordoliberismo (10) povertà (10) presidenzialismo (10) tasse (10) ANTARSYA-M.A.R.S. (9) Algeria (9) Alitalia all'Italia (9) Art. 18 (9) Bernie Sanders (9) Campagna eurostop (9) Costas Lapavitsas (9) Daniela Di Marco (9) Def (9) Dicotomia (9) Fmi (9) Jean-Luc Mélenchon (9) Paolo Ferrero (9) Portogallo (9) Risorgimento Socialista (9) Stefano D'Andrea (9) Terza Repubblica (9) ThyssenKrupp (9) Von Hayek (9) Wolfgang Schaeuble (9) analisi politica (9) bail-in (9) casa pound (9) diritti civili (9) diritto (9) europeismo (9) islanda (9) istruzione (9) nucleare (9) sindacalismo di base (9) Abu Bakr al-Baghdadi (8) CGIL (8) Corte costituzionale (8) DOPO IL 4 DICEMBRE (8) Diritti Sociali (8) Draghi (8) Erdogan (8) Fausto Bertinotti (8) Forconi (8) Goracci (8) II assemblea della CLN (1-3 settembre) (8) Ilva (8) Ingroia (8) Italia Ribelle e Sovrana (8) Mauro Pasquinelli (8) Mirafiori (8) Papa Francesco (8) Quirinale (8) Salvini (8) Yanis Varoufakys (8) appello (8) deficit (8) elezioni anticapte (8) elezioni anticipate (8) elezioni anticipate 2017 (8) elezioni siciliane (8) grexit (8) lira (8) manifestazione 25 marzo 2017 (8) marxisti dell'Illinois (8) media (8) nuovo movimento politico (8) privatizzazioni (8) seminario programmatico 12-13 dicembre 2015 (8) svalutazione (8) trasporto aereo (8) unità anticapitalista (8) Alessandro Di Battista (7) Alternative für Deutschland (7) Argentina (7) Articolo 18 (7) George Soros (7) ISIL (7) Inigo Errejón (7) Landini (7) MMT. Barnard (7) Maurizio Landini (7) Me-Mmt (7) Michele Berti (7) Movimento pastori sardi (7) Nuit Debout (7) Paolo Barnard (7) Pil italiano (7) Samuele Mazzolini (7) Sapir (7) Ttip (7) anarchismo (7) borsa (7) classi sociali (7) confederazione (7) cosmo-internazionalismo (7) debitocrazia (7) derivati (7) destra non euro (7) eurocrack (7) incontri (7) liberalismo (7) nazismo (7) necrologi (7) proteste (7) rivoluzione civile (7) sociologia (7) taranto (7) trasporto pubblico (7) Alessandro Visalli (6) Ars (6) Banca centrale europea (6) Bottega partigiana (6) CUB (6) Casaleggio (6) Claudio Borghi (6) Contropiano (6) Dino Greco (6) Eugenio Scalfari (6) Franz Altomare (6) Frédéric Lordon (6) Gaza (6) Giulietto Chiesa (6) Giuseppe Angiuli (6) Gran Bretagna (6) Lenin (6) M.AR.S. (6) Massimo Bontempelli (6) No Renzi Day (6) Noi con Salvini (6) ORA! (6) Oskar Lafontaine (6) Paolo Savona (6) Pisapia (6) REDDITO MINIMO UNIVERSALE (6) Sandro Arcais (6) Sergio Mattarella (6) Stato (6) assemblea nazionale 2-3 luglio 2016 (6) automazione (6) beni comuni (6) bipolarismo (6) fisco (6) governo Gentiloni (6) il pedante (6) incontro internazionale (6) inflazione (6) la variante populista (6) liberosambismo (6) magistratura (6) manifestazione (6) no tav (6) no-Ttip (6) nuovo soggetto politico (6) populismo democratico (6) questione nazionale (6) suicidi (6) suicidi economici (6) tecnologie (6) terremoto (6) uber (6) utero in affitto (6) vaccini (6) Alberto Negri (5) Anguita (5) Assad (5) CETA (COMPREHENSIVE ECONOMIC AND TRADE AGREEMENT) (5) Carl Schmitt (5) Dario Guarascio (5) Dimitris Mitropoulos (5) Domenico Moro (5) Federalismo (5) Ferdinando Pastore (5) Finlandia (5) Foligno (5) Forza Italia (5) Franco Bartolomei (5) Franco Busalacchi (5) Fratelli d'Italia (5) Genova (5) Giancarlo D'Andrea (5) HAMAS (5) Hilary Clinton (5) Il popolo de i Forconi (5) Kirchner (5) Luca Massimo Climati (5) Maduro (5) Nino galloni (5) No Monti Day (5) No debito (5) Npl (5) Parigi (5) Partito tedesco (5) Pcl (5) Polonia (5) Rete dei Comunisti (5) Riccardo Achilli (5) Romano Prodi (5) Rosatellum 2 (5) Sharing Economy (5) Stathis Kouvelakis (5) Stato di Polizia (5) TTIP (TRANSATLANTIC TRADE AND INVESTMENT PARTNERSHIP) (5) Target 2 (5) Val di Susa (5) Wolfgang Munchau (5) afghanistan (5) alleanze (5) autodeterminazione dei popoli (5) banche popolari (5) califfato (5) camusso (5) cuba (5) debitori (5) di Pietro (5) elezioni regionali 2015 (5) elezioni. Lega (5) ideologia (5) jihadismo (5) laicismo (5) migranti (5) pomigliano (5) rifugiati politici (5) rivolta (5) salvinismo (5) tecnoscienza (5) tremonti (5) ALBA (4) Altiero Spinelli (4) Andrea Ricci (4) Anna Falcone (4) Aurelio Fabiani (4) Brigate sovraniste (4) CSNR (4) Candidatura d’Unitat Popular (CUP) (4) Cesaratto (4) Charlie Hebdo (4) Chiavacci Alessandro (4) Città della Pieve (4) Claudio Martini (4) Comitato per il No nel referendum sulla legge costituzionale Renzi- Boschi (4) Consiglio nazionale ORA! (4) Coordinamento per la Democrazia Costituzionale (4) Corea del Nord (4) Cub Trasporti (4) Danilo Calvani (4) Danilo Zolo (4) Diego Melegari (4) Eos (4) Flat tax (4) France Insoumise (4) Frente civico (4) Giorgia Meloni (4) Giuliano Pisapia (4) Giulio Regeni (4) Imu (4) Jacques Nikonoff (4) Jeremy Corbyn (4) Joseph Stiglitz (4) Julio Anguita (4) Kke (4) L'Altra Europa con Tsipras (4) Lafontaine (4) Laura Boldrini (4) Luciano Gallino (4) Luciano Vasapollo (4) Lucio Chiavegato (4) Luigi Ferrajoli (4) Lupo (4) Marcello Teti (4) Militant-blog (4) Morgan Stanley (4) Mosul (4) Noi sicialiani con Busalacchi (4) Oscar Lafontaine (4) Piattaforma di sinistra (4) Piero Bernocchi (4) Prodi (4) ROSSA (4) Rajoy (4) Sefano Rodotà (4) Slavoj Žižek (4) Stato d'emergenza (4) Teoria Monetaria Moderna (4) Titoli di stato (4) Trump (4) Tyssenkrupp (4) USB (4) Varoufakis (4) Vladimiro Giacché (4) Xi Jinping (4) al-Sisi (4) anarchici (4) arancioni (4) bankitalia (4) brasile (4) carceri (4) cinema (4) cipro (4) coalizione sociale (4) crisi bancaria (4) cristianismo (4) demografia (4) diritti di cittadinanza (4) donna (4) elezioni 2017 (4) elezioni comunali 2017 (4) elezioni siciliane 2012 (4) facebook (4) fascismo (4) filo rosso (4) fratelli musulmani (4) giovani (4) governo (4) il manifesto (4) irisbus (4) ius soli (4) legge di stabilità 2017 (4) massimo fini (4) mediterraneo (4) parti de gauche (4) patrimoniale (4) pensioni (4) porcellum (4) presidente della repubblica (4) protezionismo (4) risparmio (4) spending review (4) spesa pubblica (4) transizione al socialismo (4) truffa bancaria (4) wikidemocrazia (4) 19 ottobre (3) Africa (3) Alavanos (3) Albert Einstein (3) Aldo Zanchetta (3) Alessandro Chiavacci (3) Alessia Vignali (3) Alfiero Grandi (3) America latina (3) Angelo Panebianco (3) Associazione Riconquistare la Sovranità (3) Atene 26-28 giugno (3) Aventino (3) BRIM (3) Barbara Spinelli (3) Bergoglio (3) Bernd Lucke (3) Bin Laden (3) Cerveteri Libera (3) Ciudadanos (3) Comitato No Debito (3) Coordinamento Democrazia Costituzionale (3) Coordinamento dei Comitati per il NO-Umbria (3) Coordinamento no E45 autostrada (3) Davide Serra (3) Dieudonné M'bala M'bala (3) Eleonora Forenza (3) Emanuele Severino (3) Ernest Vardanean (3) Fabrizio Tringali (3) Felice Floris (3) Filippo Abbate (3) Francesco Salistrari (3) Fronte Sovranista Italiano (3) GIAPPONE (3) Gianni Ferrara (3) Giorgio Lunghini (3) Giuliana Nerla (3) Giuseppe Pelazza (3) Goofynomics (3) Gramsci (3) HELICOPTER MONEY (3) ISTAT (3) Incontro di Roma (3) JP Morgan (3) Jens Weidmann (3) Karl Polany (3) Leonardo Mazzzei (3) Lista Tsipras (3) Lista del Popolo (3) Luca Ricolfi (3) Luciano Canfora (3) Luigi De Magistris (3) Macron (3) Magdi Allam (3) Manolo Monero Pérez (3) Marco Mainardi (3) Martin Heidegger (3) Marx (3) Marxista dell'Illinois n.2 (3) Massimo De Santi (3) Maurizio Fratta (3) Maurizio del Grippo (3) Milton Friedmann (3) Moldavia (3) Napoli (3) Nigel Farage (3) No e-45 autostrada (3) Noi Mediterranei (3) ONU (3) Olanda (3) Panagiotis Sotiris (3) Paolo Gerbaudo (3) Papa Bergoglio (3) Pardem (3) Patrizia Badii (3) Pedro Montes (3) Poroshenko (3) Rodoflo Monacelli (3) Ruggero Arenella (3) Salento (3) Sarkozy (3) Sergio Starace (3) Six Pack (3) Stato nazione (3) Thomas Fazi (3) Ungheria (3) Ungheria. jobbink (3) Ventotene (3) Viareggio (3) Viktor Orban (3) Visco (3) Xarxa Socialisme 21 (3) Yemen (3) agricoltura (3) al-Nusra (3) alba dorata (3) austria (3) bollettino medico (3) confindustria (3) crediti deteriorati (3) cristianesimo (3) deflazione (3) deflazione salariale (3) diritto d'asilo politico (3) diritto di cittadinanza (3) dollaro (3) donne (3) economia sociale di mercato (3) il fatto quotidiano (3) indignati (3) informatica (3) insegnanti (3) internazionale azione (3) irlanda (3) italia (3) legge di stabilità 2015 (3) legge truffa (3) maternità surrogata (3) mattarellum (3) mezzogiorno (3) minijobs. Germania (3) moneta fiscale (3) negazionismo (3) noE-45 autostrada (3) occidente (3) oligarchia (3) partito (3) primarie (3) ratzinger (3) riforma del senato (3) risorgimento (3) sanità (3) sardegna (3) saviano (3) seminario (3) senato (3) socialdemocrazia (3) sovranità e costituzione (3) sovrapproduzione (3) statizzazione banche (3) takfir (3) tassisti (3) tecnica (3) trattati europei (3) tv (3) università (3) violenza (3) wikileaks (3) xylella (3) 11 settembre (2) 12 aprile (2) 25 aprile 2017 (2) 27 ottobre 2012 (2) A/simmetrie (2) ALDE (2) Ada Colau (2) Agenda Monti (2) Alberto Benzoni (2) Alberto Montero (2) Amando Siri (2) Angelo Salento (2) Antonello Ciccozzi (2) Antonello Cresti (2) Antonio Amoroso (2) Antonio Ingroia (2) Antonio Rinaldi (2) Arditi del Popolo (2) Atlante (2) Baath (2) Bahrain (2) Banca (2) Bandiera rossa in movimento (2) Berretti Rossi (2) Bilderberg (2) Black Lives Matter (2) Borotba (2) Brushwood (2) CISL (2) Carc (2) Carlo Romagnoli (2) Cernobbio (2) Cgia Mestre (2) Chantal Mouffe (2) Cia (2) Cile (2) Cirimnnà (2) Civati (2) Comitato antifascista russo-ucraiono (2) Coordinamento europeo della Sinistra contro l’euro (2) Dani Rodrik (2) De Bortoli (2) Der Spiegel (2) Die Linke (2) Diem25 (2) Diosdado Toledano (2) Don Giancarlo Formenton (2) EDWARD SNOWDEN (2) EReNSEP (2) Edoardo Biancalana (2) Ego della Rete (2) Emilia Clementi (2) Emiliano Gioia (2) Ernesto Galli Della Loggia (2) Ernesto Laclau (2) F.List (2) Fausto Sorini (2) Federico Fubini (2) Fidel Castro (2) Fidesz (2) Filippo Gallinella (2) Fiumicino (2) Forum Internazionale antiEU delle forze popolari (2) Forum Popoli Mediterranei (2) Francesco Giavazzi (2) Francesco Maria Toscano (2) Francesco Piobbichi (2) Franco Russo (2) Fratoianni (2) Frosinone (2) Fulvio Grimaldi (2) Futuro al lavoro (2) Generale Pappalardo (2) Gentiloni (2) Giada Boncompagni (2) Giancarlo Cancelleri (2) Giorgio Gattei (2) Giuliano Amato (2) Giulio Sapelli (2) Giuseppe Mazzini (2) Giuseppe Palma (2) Goldman Sachs (2) Grottaminarda (2) Guido Viale (2) Hartz IV (2) Hegel (2) Hezbollah (2) Hitler (2) Incontro di Madrid 19/21 febbraio 2016 (2) Iniciativa za Demokratični Socializem (2) Iniziativa per il socialismo democratico (2) Italexit (2) Italia Ribelle (2) Iugend Rettet (2) Iugoslavia (2) Javier Couso Permuy (2) Je so' Pazzo (2) Juan Carlos Monedero (2) Jugoslavia (2) Juncker (2) Kalergy (2) Ken Loach (2) Kostas Lapavitsas (2) Legge di Bilancio (2) Lelio Basso (2) Lelio Demichelis (2) Loretta Napoleoni (2) Ltro (2) MES (2) MPL (2) Maastricht (2) Mali (2) Manolis Glezos (2) Marchionne (2) Maria Elena Boschi (2) Maria Rita Lorenzetti (2) Mario Tronti (2) Mario Volpi (2) Marocco (2) Massimo PIvetti (2) Michele fabiani (2) Morya Longo (2) Movimento Politico d'Emancipazione Popolare (2) Mussari (2) NO TAP (2) Nadia Garbellini (2) Netanyahu (2) Oriana Fallaci (2) Ostia (2) Palermo (2) Paola De Pin (2) Paolo Becchi (2) Paolo Maddalena (2) Papa (2) Patto di Stabilità e Crescita (2) Paul Krugman (2) Paul Mason (2) Pci (2) PdCI (2) Pdl (2) Pier Paolo Dal Monte (2) Pippo Civati (2) Pkk (2) Portella della Ginesta (2) Preve (2) Quarto Polo (2) Raffaele Alberto Ventura (2) Reddito di inclusione sociale (2) Regioni autonome (2) Riccardo Bellofiore (2) Riccardo Ruggeri (2) Rosanna Spadini (2) Rozzano (2) Ryan air (2) SPD (2) STX (2) Salistrari (2) Scenari Economici (2) Schumpeter (2) Scilipoti (2) Scozia (2) Seconda Assemblea CLN (2) Sergio Bellavita (2) Sergio Cararo (2) Sergio Cofferati (2) Shale gas (2) Simone Di Stefano (2) Slovenia (2) Stato penale (2) Stavros Mavroudeas (2) Stiglitz (2) TAP (2) Tasi (2) Tasos Koronakis (2) Terzo Forum (2) Thissen (2) Thomas Piketty (2) Tiziana Ciprini (2) Tltro (2) Tomaso Montanari (2) Toni negri (2) Tor Sapienza (2) Torino (2) Transatlantic Trade and Investment Partnership (2) Transnistria (2) Trilateral (2) UIL (2) UKIP (2) Ugo Arrigo (2) Umberto Eco (2) Valerio Bruschini (2) Zagrebelsy (2) Zoe Constantopoulou (2) accordo del 20 febbraio (2) accordo sul nucleare (2) al Serraj (2) al-Durri (2) al-qaeda (2) alawismo (2) animalismo (2) antisemitismo (2) banche venete (2) blocco sociale (2) bontempelli (2) burkini (2) califfaato (2) calunnia (2) casa (2) cobas (2) comitato di Perugia (2) composizione di classe (2) comunicazione (2) curdi (2) decreto vaccini (2) deregulation (2) divorzio banca d'Italia Tesoro (2) domenico gallo (2) due euro (2) elezioni comunali 2015 (2) enel (2) energia (2) ennahda (2) expo (2) export (2) fecondazione eterologa (2) fincantieri (2) fine del lavoro (2) forza nuova (2) frontiere (2) gennaro Migliore (2) governicchio (2) guerra di civiltà (2) indignatos (2) industria italiana (2) intimperialismo (2) isu sanguinis (2) legge del valore (2) libano (2) libertà di pensiero (2) maidan (2) marina silva (2) mercantislismo (2) no expo (2) olocausto (2) paolo vinti (2) patto del Nazareno (2) patto grecia-israele (2) patto politico (2) petrolio (2) poste (2) poste italiane (2) precarietà (2) proporzionale (2) proteste agricoltori (2) psicanalisi (2) razionalismo (2) reddito di base (2) riformismo (2) rivoluzione russa (2) rivoluzione socialista (2) sanità. spending review (2) scissione pd (2) serbia (2) shador (2) shoa (2) sinistra anticapitalista (2) sinistra critica (2) sme (2) social media (2) società (2) sondaggi (2) stagnazione secolare (2) stop or-me (2) tasso di cambio (2) terzo polo (2) unioni civili (2) uniti e diversi (2) vincolo di mandato (2) vota NO (2) "cosa rossa" (1) 101 Dalmata. il più grande successo dell'euro (1) 11-12 gennaio 2014 (1) 14 novembre (1) 17 aprile (1) 1961 (1) 20-24 agosto 2014 (1) 25 aprile 2014 (1) 25 aprile 2015 (1) 28 marzo 2014 (1) 31 marzo a Milano (1) 6 gennaioMovimento Popolare di Liberazione (1) 8 settembre (1) 9 novembre 2013 (1) A. Barba (1) AL NIMR (1) Abd El Salam Ahmed El Danf (1) Achille Occhetto (1) Acqua pubblica (1) Adenauer (1) AirCrewCommittee (1) Alain Parguez (1) Alan Greenspan (1) Alan Johnson (1) Alba Libica (1) Albert Jeremiah Beveridge (1) Albert Reiterer (1) Albert Rivera (1) Alberto Alesina (1) Alberto Perino (1) Alcoa (1) Aldo Barba (1) Aldo Bronzo (1) Aleksey Mozgovoy (1) Alemanno (1) Aleppo (1) Alesina (1) Alessandro Mustillo (1) Alessandro Trinca (1) Alex Zanotelli (1) Alterfestival (1) Alternativa per la Germania (1) Alì Manzano (1) Amazon (1) Ambrogio Donini (1) Ambrose Evans Pritchard (1) Amedeo Argentiero (1) Amoroso (1) Andalusia (1) Anders Breivik (1) Andrew Brazhevsky (1) Andrew Spannaus (1) Angela Matteucci (1) Angelo di Carlo (1) Angus Deaton (1) Anis Amri (1) Anna Angelucci (1) Anna Lami (1) Anschluss (1) Antonella Stirati (1) Antonella Stocchi (1) Antonio De Gennaro (1) Antonio Gramsci (1) Antonio Guarino (1) Antonis Ragkousis (1) Antonis-Ragkousis (1) Apple (1) Arabia saudita (1) Arditi (1) Argo Secondari (1) Argyrios Argiris Panagopoulos (1) Arnaldo Otegi (1) Ars Longa (1) Art. 11 (1) Art.50 Trattato Lisbona (1) Articolo1 (1) Artini (1) Artuto Scotto (1) Ascheri (1) Atene (1) Athanasia Pliakogianni (1) Attali (1) Augusto Graziani (1) Australia (1) BDI (1) BORIS NEMTSOV (1) BRI (1) Banca d'Italia (1) Banca mondiale (1) Barcelona en comú (1) Bashar al-Assad (1) Basilicata (1) Bastasin (1) Battaglione Azov (1) Bcc (1) Belgio (1) Benigni (1) Benoît Hamon (1) Bernard-Henri Levy (1) Bielorussia (1) Bifo (1) Bilancio Ue (1) Bini Snaghi (1) Bisignani (1) Bismarck (1) Black Panthers (1) Blade Runner 2049 (1) Bloco de Esquerda. (1) Boikp Borisov (1) Bolivia (1) Bolkestein (1) Bossi (1) Branko Milanovic (1) Brennero (1) Bretagna (1) Brigata kalimera (1) Brindisi (1) Bruderle (1) Bruno Steri (1) Bruno Vespa (1) Bulgaria (1) CCF (1) CNL (1) COMITATO OPERAI E CITTADINI PER L'AST (1) COSMOPOLITICA (1) Calabria (1) Cambiare si può (1) Cameron (1) Cammino per la libertà (1) Cancellieri (1) Carchedi (1) Caritas (1) Carlo Candi (1) Carlo De Benedetti (1) Carlo Galli (1) Carmine Pinto (1) Casini (1) Cassazione (1) Cekia (1) Certificati di Credito Fiscale (1) Checchino Antonini (1) Checco (1) Chiaberge Riccardo (1) Chiara Appendino (1) Chisinau (1) Chișinău (1) Christoph Horstel (1) Circo Massimo (1) Cirinnà (1) Civitavecchia (1) Claudia Castangia (1) Claudio Maartini (1) Claus Offe (1) Colonialismo (1) Concita De Gregorio (1) Conferenza d'apertura (1) Consiglio europeo del 26-27 giugno 2014 (1) Coord (1) Corea del Sud (1) Corriere della sera (1) Corte Europea sui diritti dell'uomo (1) Cosenza (1) Crimea (1) Cristina Re (1) Cuperlo (1) Dagospia (1) Dan Glazebrook (1) Daniele Manca (1) Danimarca (1) Dario Fo (1) Davide Bono (1) Davos (1) Debt Redemption Fund (1) Del Rio (1) Denis Mapelli (1) Dichiarazione universale dei diritti umani (1) Dimitris Christoulias (1) Dio (1) Dmitriy Kolesnik (1) Domenico Losurdo (1) Domenico Quirico (1) Domenico Rondoni (1) Dominique Strauss-Khan (1) Don Sturzo (1) Donald Tusk (1) Duda (1) ECO (1) EPAM (1) Eco della rete (1) Eduard Limonov (1) Elctrolux (1) Eleonora Florenza (1) Elinor Ostrom (1) Emilia-Romagna (1) Emma Bonino (1) Emmanuel Mounier (1) Emmeffe (1) Enrica Perucchietti (1) Enrico Rossi (1) Enrico padoan (1) Enzo Pennetta (1) Erasmo vecchio (1) Ernesto Pertini (1) Ernst Bloch (1) Eros Francescangeli (1) Etiopia (1) Ettore Gotti Tedeschi (1) Ettore Livini (1) Eugenio Scalgari (1) Eurasia (1) Eurispes (1) Europa a due velocità (1) European Quantitative-easing Intermediated Program (1) FF2 (1) Fabiani (1) Fabio Amato (1) Fabio Mini (1) Fabio Nobile (1) Fabio Petri (1) Fabriano (1) Fabrizio De Paoli (1) Fabrizio Rondolino (1) Falluja (1) Favia (1) Federal reserve (1) Federazione delle Industrie Tedesche (1) Federica Aluzzo (1) Federico Caffè (1) Federico II il Grande (1) Ferrero (1) Fertility Day (1) Filippo Nogarin (1) Filippo Santarelli (1) Fiorito (1) Florian Philippot (1) Folkebevægelsen mod EU (1) Foodora (1) Foro di Sao Paulo (1) Forum Ambrosetti (1) Forum dei Popoli Mediterranei (1) Forum di Assisi (1) Francesca Donato (1) Francesco Campanella (1) Francesco Cardinali (1) Francesco Garibaldo (1) Francesco Giuntoli (1) Francesco Lamantia (1) Francesco Lenzi (1) Franco Venturini (1) Frauke Petry (1) Freente Civico (1) Front de gauche (1) Fronte della gioventù comunista (1) Fuad Afane (1) Fukuyama (1) Fuori dall'euro (1) GMJ (1) Gabanelli (1) Gabriele Gesso (1) Gandhi (1) George Friedman (1) George Monbiot (1) Gesù (1) Gezi park (1) Giacomo Bracci (1) Giacomo Russo Spena (1) Giacomo Vaciago (1) Giacomo Zuccarini (1) Gig Economy (1) Gim cassano (1) Giordano Sivini (1) Giorgetti (1) Giovanna Vertova (1) Giovanni De Cristina (1) Giovanni Gentile (1) Giovanni Lo Porto (1) Giovanni Schiavon (1) Giovanni Tomei (1) Giovanni di Cristina (1) Giuliana Commisso (1) Giuliano Procacci (1) Giulio Ambrosetti (1) Giulio Girardi (1) Giulio Tremonnti (1) Giuseppe Altieri (1) Giuseppe Guarino (1) Giuseppe Travaglini (1) Giuseppe Turani (1) Giuseppe Zupo (1) Godley (1) Google (1) Grasso (1) Graziano Priotto (1) Guerra di liberazione algerina (1) Guglielmo Forges Davanzati (1) Guido Grossi (1) Guido Lutrario (1) HSBC (1) Hainer Flassbeck (1) Haitam Manna (1) Haiti (1) Haver Analytics (1) Hawking (1) Heiner Flassbeck (1) Hillary Clinton (1) Hjalmar Schacht (1) Huffington Post (1) INPS (1) IPHONE (1) IRiS (1) IS (1) Ida Magli (1) Ignazio Marino (1) Il tramonto dell'euro (1) Ilaria Lucaroni (1) Imposimato (1) Indesit (1) Indipendenza e Costituzione (1) Inge Höger (1) International Forum of Sovereign Wealth Funds (1) Intesa Sanpaolo (1) Istituto Italiano per gli Studi Filosofici (1) Italia dei valori (1) J.Habermas (1) JAMES GALBRAITH (1) JOBS ACT(ING) IN ROME (1) Jacques Delors (1) Jacques Rancière (1) James Holmes (1) James K. Galbraith (1) James Petras (1) Jaroslaw Kaczynsk (1) Je so' Pazz' (1) Jean Claude Juncker (1) Jean-Claude Juncker (1) Jean-Claude Lévêque (1) Jean-Claude Michéa (1) Jean-Jacques Rousseau (1) Jean-Paul Fitoussi (1) Jeremy Rifkin (1) Jo Cox (1) John Laughland (1) John Locke (1) Jorge Alcazar Gonzalez (1) Joseph De Maistre (1) Joseph Shumpeter (1) Josephine Markmann (1) João Ferreira (1) Joël Perichaud (1) Jugend Rettet (1) Juha Sipila (1) Junge Welt (1) Junker (1) Kalecky (1) Kalergi (1) Kemi Seba (1) Kenneth Kang (1) Kiev (1) Kolesnik Dmitriy (1) Kostas Kostoupolos (1) Kostas-Kostopoulos (1) Kouachi (1) Kruhman (1) Ktragujevac (1) Kurdistan (1) Kyenge (1) L'Aquila (1) La Pira (1) La forte polarizzazione (1) La sinistra e la trappola dell'euro (1) La via maestra (1) La7 (1) Lagarde (1) Lapo Elkann (1) Lars Feld (1) Lasciateci fare (1) Leave (1) Lecce (1) Legge Acerbo (1) Legge Severino (1) Leonardo Coen (1) Leopolda (1) Lettera aperta ai movimenti sovranisti (1) LexitNetwork (1) Lia De Feo (1) Lidia Riboli (1) Lidia Undiemi (1) Lillo Massimiliano Musso. Leoluca Orlando (1) Lituana (1) Livorno (1) Logistica. Ikea (1) London Corrispondent Society (1) Lorenzin (1) Lorenzin Beatrice (1) Lorenzo Alfano (1) Lorenzo Del Savio (1) Lorenzo Dorato (1) Loris Caruso (1) Luca Donadel (1) Luca Pagni (1) Lucca (1) Lucia Annunziata (1) Lucia Morselli (1) Luciana Castellina (1) Luciano Violante (1) Lucio Magri (1) Lucio garofalo (1) Luigi De Giacomo (1) Luigi Nanni (1) Luigi Preiti (1) Luka Mesec (1) M. Pivetti (1) M5 (1) MH 17 flight paths (1) MNLA (1) Macchiavelli (1) Maida (1) Manuel Monereo (1) Manuel Montejo (1) Manuela Cadelli (1) Manuela Carmena (1) Marcello Barison (1) Marcello De Cecco (1) Marcello Minenna (1) Marcia Perugia-Assisi (1) Marco Bersani (1) Marco Carrai (1) Marco Di Steafno (1) Marco Ferrando (1) Marco Fortis (1) Marco Giannini (1) Marco Palombi (1) Marco Pannella (1) Marco Parma (1) Marco Revelli (1) Marco Rovelli (1) Marco Santopadre (1) Marcuse (1) Margarita Olivera (1) Maria Grazia Da Costa (1) Marina Calculli (1) Mark Rutte (1) Mark Zuckerberg (1) Maroni (1) Marta Fana (1) Martin Lutero (1) Martin Wolf (1) Marxista dell'Illinois n.1 (1) Massimiliano Panarari (1) Massimo Costa (1) Massimo D'Antoni (1) Massimo Recalcati (1) Massimo Villone (1) Matt O'Brien (1) Mattei (1) Matteo Mameli (1) Mauricio Macri (1) Maurizio Alfieri (1) Maurizio Franzini (1) Maurizio Leonardi (1) Maurizio Lupi (1) Maurizio Molinari (1) Maurizio Ricci (1) Maurizio Sgroi (1) Maurizio Zenezini (1) Maurizio zaffarano (1) Mauro Alboresi (1) Mauro Maltagliati (1) Mauro Volpi (1) Maximilian Forte (1) Mdp (1) Me.Fo. (1) Melanchon (1) Meloni (1) Mentana (1) Meridionalisti Italiani (1) Merk (1) Merloni (1) Metallurgiche Forschungsgesellschaft (1) Micah Xavier Johnson (1) Michael Jacobs (1) Michael Ledeen (1) Michael Moore (1) Michelangelo Vasta (1) Michele Ainis (1) Michele Ruggero (1) Michele Serra (1) Microsoft (1) Mihaly Kholtay (1) Milosevic (1) Milton Friedman (1) Mincuo (1) Ministero economia e finanza (1) Mladic (1) Modern Money Theory (1) Monica Maggioni (1) Monicelli (1) Mont Pélerin Society (1) Montegiorgio in Movimento (1) Moshe Ya’alon (1) Movimento 77 (1) Movimento R(e)evoluzione (1) Movimento democratici e progressisti (1) Movimento di Liberazione Popolare (1) Movimiento 15-M (1) Mulatu Teshome Wirtu (1) Musk (1) Mélenchon (1) NIgeria (1) Nadia Valavani (1) Naji Al-Alì (1) Natale (1) Neda (1) Nepal (1) Nethanyahu (1) Nicaragua (1) Nicky Hager (1) Nicola Ferrigni (1) Nicolas Dupont-Aignan (1) Nicolò Bellanca (1) Nimr Baqr al-Nimr (1) No Fertility Day (1) Noam Chomsky (1) Noelle Neumann (1) Noi sicialiano con Busalacchi (1) Norbert Hofer (1) Norberto Bobbio (1) Nord Africa (1) Norma Rangeri (1) OCSE (1) OLTRE L'EURO L'ALTERNATIVA C'È (1) OPEC (1) OXI (1) Olimpiadi (1) Olmo Dalcò (1) Omnium (1) Omt (1) Onda d'Urto (1) Open Society Foundations (1) Orietta Lunghi (1) P 101 (1) P-Carc (1) PCE (1) PCdI (1) POSSIBILE (1) PRISM (1) PSUV (1) Pablo Stefanoni (1) Padre Pio (1) Paesi baschi (1) Pakistan (1) Palladium (1) Panagoitis Sotiris (1) Panos "Panagiotis" Kammenos (1) Paola Muraro (1) Paolo Ciofi (1) Paolo Di Martino (1) Paolo Giussani (1) Paolo Maria Filipazzi (1) Paolo dall'Oglio (1) Paremvasi (1) Partito Comunista Italiano (1) Partito Comunista d'Italia (1) Partito del Lavoro (1) Partito radicale (1) Pasolini (1) Pasquale Voza (1) Passos Coelho (1) Patto di stabilità (1) Paul De Grauwe (1) Perù (1) Pettirossi (1) Piano di eradicazione degli ulivi (1) Piano nazionale per la fertilità (1) Piemonte (1) Piepoli (1) Pier Francesco Zarcone (1) Pier Paolo Pasolini (1) Pierfranco Pellizzetti (1) Piero Calamandrei (1) Piero Gobetti (1) Piero Ricca (1) Piero fassina (1) Piero valerio (1) Pierre Laurent (1) Pietro Attinasi (1) Pietro Ingrao (1) Pietro Nenni (1) Pil argentino (1) Pinna (1) Pino Corrias (1) Pino Prestigiacomo (1) Piotr Zygulski (1) Pisa (1) Pizzarotti (1) Pomezia (1) Porto Recanati (1) Postcapitalism (1) Presidenza della Repubblica (1) Profumo (1) Puglia (1) Quadrio Curzio Alberto (1) Quisling (1) RISCOSSA ITALIANA (1) ROSS@ Parma (1) Rachid Ghannoūshī (1) Raffaele Ascheri (1) Raffaele Marra (1) Raffaella Paita (1) Ramadi (1) Rapporto Werner (1) Ras Longa (1) Razem (1) Realfonzo (1) Remain (1) Renato Brunetta (1) René Girard (1) Report (1) Repubblica di Lugànsk (1) Rete Sostenibilità e Salute (1) Riccardo Terzi (1) Riccardo Tomassetti (1) Riscossa Italia (1) Rita Di Leo (1) Rizzo (1) Robert Mundell (1) Roberta Lombardi (1) Roberto D'Agostino (1) Roberto D'Alimonte (1) Roberto D'Orsi (1) Roberto Fico (1) Roberto Grienti (1) Roberto Marchesi (1) Roberto Martino (1) Roberto Musacchio (1) Roberto Palmerini (1) Roberto Santilli (1) Rohani (1) Roma 21 novembre 2015 (1) Romney (1) Rosario Crocetta (1) Rosarno (1) Rosatellum (1) Rovereto (1) SENZA EURO(PA) (1) SI COBAS (1) SInistra popolare (1) Said Gafurov (1) Sakorafa (1) Salmond (1) Salonicco (1) Salvatore Biasco (1) Salvatore D'Albergo (1) Samaras (1) Samir Amin (1) Sandro Targetti (1) Schengen (1) Scottish National Party (1) Scuola austriaca (1) Scuola di Friburgo (1) Sebastiano Isaia (1) Serge Latouche (1) Sergeï Kirichuk (1) Sergio Bologna (1) Sergio Romano (1) Severgnini (1) Shaimaa (1) Shaimaa el-Sabbagh (1) Shakira (1) Sig­mar Gabriel (1) Silvana Sciarra (1) Slai Cobas (1) Slavoj Zizek (1) Solone (1) Sorrentino (1) Spoleto (1) Sraffa (1) Standard & Poor's (1) Stefania Giannini (1) Stefano Alì (1) Stefano Azzarà (1) Stefano Bartolini (1) Stefano Feltri (1) Stefano Lucarelli (1) Stefano Musacchio (1) Stefano Petrucciani (1) Stefano Zai (1) Steven Forti (1) Storace (1) Stratfor (1) Strikemeeting (1) Sudafrica (1) Susana Díaz (1) Svitlana Grugorciùk (1) Svizzera (1) TISA (TRADE IN SERVICES AGREEMENT) (1) TPcCSA (1) Tarek Aziz (1) Tariq Alì (1) Telecom (1) Tempa Rossa (1) Tfr (1) Thatcher (1) Theodoros Koudounas (1) Theresa Mai (1) Thomas Szmrzly (1) Thomas Zmrzly (1) Tito Boeri (1) Tiziana Drago (1) Tommaso Nencioni (1) Tonia Guerra (1) Topos Rosso (1) Toscana (1) Tribunale dell'Aia (1) Trichet (1) Tripoli (1) Tuareg (1) Two Pack (1) UGL (1) UPR (1) Udc (1) Ulrich Grillo (1) Unio (1) United Kingdom Indipendent Party (1) Utoya (1) VLADIMIR LAKEEV (1) Vagelis Karmiros (1) Vallonia (1) Vasilij Volga (1) Veltroni (1) Versilia (1) Vertice di Milano (1) Viale (1) Viktor Shapinov (1) Vilad Filat (1) Vincent Brousseau (1) Vincenzo Sparagna (1) Viscione (1) Vito Storniello (1) Vittorio Bertola (1) Vittorio Carlini (1) Vittorio da Rold (1) Von Mises (1) Vox Populi (1) W. Streeck (1) Walter Eucken (1) Walter Tocci (1) Warren Mosler (1) Washington Consensus (1) Wen Jiabao (1) Westfalia (1) Wilders (1) Wolfgang Streeck (1) Wolkswagen (1) Wozniak (1) YPG (1) Ytzhac Yoram (1) Zaia (1) Zalone (1) Zbigniew Brzezinski (1) Zedda Massimo (1) Zizek (1) Znet (1) Zolo (1) Zygmunt Bauman (1) accise (1) adozioni (1) agricoltura biologica (1) al-Fatah (1) al-Ghwell (1) alba mediterranea (1) alberto garzon (1) alluvione (1) alt (1) amnistia (1) amore (1) andrea zunino (1) antispecismo (1) antropocene (1) antropologia (1) apocalisse (1) aree valutarie ottimali (1) arresti (1) askatasuna (1) assemblea di Roma del 4 luglio 2015 (1) assemblea nazionale del 22 e 23 ottobre (1) atac (1) ateismo (1) autogestione (1) ballarò (1) battisti (1) benessere (1) big five (1) bilancia dei pagamenti (1) black block (1) blocco costituzionale (1) blocco nero (1) bloomberg (1) bomba atomica (1) bonapartismo (1) brigantaggio (1) calcio (1) capitolazione (1) carlo Bonini (1) carlo Sibilia (1) carta dei principi (1) cassa depositi e prestiti (1) catastrofe italiana (1) catene di valore (1) cdp (1) censis (1) chiesa ortodossa (1) chokri belaid (1) clausole di salvaguardia (1) comitato per la salvaguardia dei numeri reali (1) commemorazione (1) comuni (1) confini (1) conflitto di interezzi (1) contestazione (1) controcorrente (1) convegno di Copenaghen (1) cretinate. (1) cybercombattenti (1) dabiq (1) david harvey (1) decalogo (1) decescita (1) decrescita felice (1) democratellum (1) democratiche e di sinistra (1) democrazia economica (1) denaro (1) deportazione economica (1) depressione (1) di Monica Di Sisto (1) dichiarazione di Roma (1) dimissioni (1) dimitris kazakis (1) diritti dei lavoratori (1) dissesto idrogeologico (1) dracma (1) ebraismo (1) economie di scala (1) economist (1) egolatria (1) enav (1) enrico Corradini (1) esercito (1) estremismo (1) eurexit (1) euroi (1) evasione fiscale (1) fabbriche (1) fabrizio Marchi (1) fake news (1) fallimenti (1) fascistizzazione della Lega (1) felicità (1) femen (1) femminicidio (1) fiducia (1) finan (1) finaza (1) flessibilità (1) flussi elettorali 2016 (1) foibe (1) fondi avvoltoio (1) fondi immobiliari (1) fondi sovrani (1) freelancing (1) fuga dei capitali (1) gender (1) genere (1) genetica (1) giacobinismo (1) giornalismo (1) giusnaturalismo (1) gold standard (1) governabilità (1) grande coalizione (1) gravidanza (1) grazia (1) guerra valutaria (1) hedge funds (1) i più ricchi del mondo (1) il cappello pensatore (1) ilsimplicissimus (1) import (1) import-export (1) incendi (1) independent contractor (1) indignados (1) indipendeza e costituzione (1) individualismo (1) indulto (1) intelligenza artificiale (1) intervista (1) ius sanguinis (1) kafir (1) l (1) la grande bellezza (1) legalità (1) legge (1) legge Madia (1) legge antisciopero (1) legge di stabilità 2016 (1) legge di stabilità 2018 (1) leva (1) lex monetae (1) libaralismo (1) libe (1) liberalizzazioni (1) liberazionne (1) linguaggio (1) liste civiche. (1) loi El Khomri (1) lotga di classe (1) luddismmo (1) lula (1) madre surrogata (1) mafiodotto (1) maghreb (1) malaysian AIRLINES (1) mandato imperativo (1) manifesto del Movimento Popolare di Liberazione (1) manlio dinucci (1) manovra (1) marchesi Antinori (1) marcia globale per Gerusalemme (1) massacri imperialisti (1) massimo bray (1) massoneria (1) materialismo storico (1) matrimoni omosessuali (1) medicina (1) megalamania (1) memoria (1) mercato (1) militarismo (1) modello spagnolo (1) modello tedesco (1) monetarismo (1) nascite (1) nazion (1) nazional-liberismo (1) neokeynesismo (1) no vax (1) nobel (1) norvegia (1) numero chiuso (1) occupy wall street (1) omosessualità (1) ong (1) openpolis (1) operaismo (1) ore lavorate (1) osvaldo napoli (1) pacifismo (1) palmira (1) pareggio di bilancio (1) parlamento europeo (1) partite iva (1) partiti (1) partito americano (1) partito democratico (1) peronismo (1) personalismo (1) piano Silletti (1) piano nazionale di prevenzione (1) piigs (1) politicamente corretto (1) polizia (1) popolo (1) post-operaismo (1) profughi (1) programma UIKP (1) progresso (1) qualunquismo (1) questione femminile (1) questione meridionale (1) quinta internazionale (1) rai (1) rappresentanza (1) recensioni (1) rete 28 Aprile (1) ricchezza (1) ride sharing (1) risparmio tradito (1) risve (1) riunioni regionali (1) robot killer (1) robotica (1) rossobrunismo (1) rublo (1) salafismo (1) salir del euro (1) sanzioni (1) scie chimiche (1) sciopero della fame (1) sciopero generale (1) seisàchtheia (1) sfruttamento (1) siderurgia (1) sindalismo di base (1) sinistra transgenica (1) smartphone (1) social forum (1) sondaggio demos (1) specismo (1) spionaggio (1) squatter (1) stadio (1) startup (1) statuto (1) sterlina (1) stress test (1) studenti (1) sud (1) supply-side economics (1) svimez (1) takfirismo (1) tango bond (1) tassiti (1) tempesta perfetta (1) teologia (1) terza fase (1) terzigno (1) terzo stato (1) tesaurizzazione (1) tortura (1) transgender (1) trappola della liquidità (1) trenitalia (1) trivelle (1) troll (1) uassiMario Monti (1) uberizzazione (1) ulivi (1) ultimatum (1) uscita da sinistra (1) vademecum (1) valute (1) vattimo (1) vertice di Roma (1) volkswagen (1) voucher (1) wahabismo (1) wahhabismo (1) web (1) yuan (1) zanotelli (1) zapaterismo (1)