giovedì 1 giugno 2017

NÉ DESTRA NÉ SINISTRA (PRIMA PARTE: LA FILOSOFIA) di Tonguessy

[  1 giugno 2017 ]

«L’identitarismo, il comunitarismo e via via fino al rossobrunismo sarebbero quindi forme di “manipolazione semantica dei segni” che, in pieno spirito postmoderno, generano ridondanze (falsi positivi e negativi) rispetto alla questione primaria di collocazione politica. Sono maldestri tentativi di meticciato che attraverso l’uso del melting pot pretende di accostare per omologare e infine confondere le identità su cui è stata costruita tutta la storia politica moderna. L’evidente scopo è di rendere intollerabili le distinzioni (cui prodest?) e dotare i cittadini di mille sofismi in grado di destrutturare le precedenti tassonomie».

Ringraziamo l'amico Tonguessy che  ha scelto SOLLEVAZIONE come tribuna per pubblicare un suo saggio con cui fa i conti con la cosiddetta "fine della dicotomia destra-sinistra". Qui sotto la prima parte. Le altre seguiranno nei prossimi giorni.

Tema, quello della "fine della dicotomia", su cui siamo intervenuti già:

DICOTOMIA DESTRA SINISTRA. LE DIVERGENZE TRA IL COMPAGNO CHIESA E NOI
 10 novembre 2010
DICOTOMIA DESTRA-SINISTRA: TRAMONTO O ECLISSI? 
31 ottobre 2013
"ANCORA CON QUESTA STORIA DELLA DESTRA E DELLA SINISTRA?" 
25 agosto 2016

Ma ora la parola a Tonguessy...




La postmodernità è quel fenomeno economico, politico, sociale e culturale entrato in conflitto con la modernità ed i miti e riti che la contraddistinguevano. Tra i maggiori studiosi della filosofia di questa transazione c’è sicuramente Baudrillard, il quale ha identificato nella saturazione e nella ridondanza due matrici cardini del fenomeno in atto. Il capitale attraverso l’industria ha creato da una parte una quantità tale di merci da fare sprofondare i mercati nella saturazione (incubo stagflazione), e dall’altra una moltiplicazione di oggetti e valori tali da generare ontologie parallele e spesso non sovrapponibili. La liturgia del consumo esponenziale (modernità) ha canonizzato i rapporti sistematici astratti con tutti gli oggetti-segno (postmodernità). 
«Il consumo non è un’attività materiale e neanche una fenomenologia dell’abbondanza. Il consumo, se mai ha un senso, è un’attività di manipolazione sistematica dei segni». [1]
La sistematica astrazione dei segni, ovvero la virtualizzazione del reale (che diventa quindi iperrealtà) trova facile applicazione nella digitalizzazione programmata dei rapporti (facebook, sms, wiki e tutto il resto passando per le fake news). La realtà precedentemente adagiata sull’universale davanti al multiverso postmoderno si deve quindi posizionare su stratificazioni di convenienza, legate al Sé da relativismi strutturali. Grazie alla ridondanza tutto tende all’infinito ed i vecchi punti saldi, dopo avere affrontato intemperie ed intemperanze postmoderne, si sono sgretolati. Ciò che prima aveva un senso oggi quel senso l’ha perso, ed il senso nuovo va ricercato nella pletora di stratificazioni che veicolano i vari significati. Saturazione e ridondanza. I codici (comportamentali, politici, culturali) sono stati decodificati e destrutturati ed i bit che li componevano sparpagliati, pronti per essere assemblati alla bisogna.

L’iperrealtà ci ha consegnato un mondo tanto reale quanto immaginario, al tempo stesso deterministico e casuale, significativo ed insignificante, pacifico e guerrafondaio, e via elencando antinomie. “La guerra è pace” di Orwell è la sintesi perfetta del manifesto postmoderno. Il faro nella notte grazie al gioco degli specchi è stato replicato all’infinito, e né notte né faro esistono più: grazie all’iperrealtà della moltiplicazione digitale ciò che li legava alla percezione è stato portato a ridosso dell’infinito, riducendoli a poltiglia informe ed indistinta. Nel multiverso attuale di loro resta solo il suo eco legato all’universo di una volta mentre si percepisce tutto attraverso l’algoritmo della moltiplicazione.

Nella cosmologia della postmodernità merita una particolare attenzione il concetto tutto politico e moderno di destra e sinistra.  

Secondo Norberto Bobbio «chi dice di non essere né da una parte né dall ́altra, non vuole semplicemente far sapere da che parte sta», concetto replicato da uno dei suoi più accreditati eredi, Michelangelo Bovero: «È una collocazione inevitabile, qualunque altra cosa si affermi, perché destra e sinistra non sono concetti identitari, ma relazionali. Ti chiedono di rispondere non alla domanda "chi sei?", ma a "dove sei rispetto agli altri?": se non lo dichiari tu, saranno le tue relazioni a collocarti».[2]

L’identitarismo, il comunitarismo e via via fino al rossobrunismo sarebbero quindi forme di “manipolazione semantica dei segni” che, in pieno spirito postmoderno, generano ridondanze (falsi positivi e negativi) rispetto alla questione primaria di collocazione politica. Sono maldestri tentativi di meticciato che attraverso l’uso del melting pot pretende di accostare per omologare e infine confondere le identità su cui è stata costruita tutta la storia politica moderna. L’evidente scopo è di rendere intollerabili le distinzioni (cui prodest?) e dotare i cittadini di mille sofismi in grado di destrutturare le precedenti tassonomie.

Un paio di casi (tra troppi): Claudio Mutti, comunitarista, tra i fondatori di Ordine Nero, fan del socialismo di Gheddafi e di Codreanu (Guardia di Ferro), fondatore del nazimaoismo italiano e saggista per “Rosso è nero” (!?). Il redattore di questa rivista, Paolo Seghedoni, scriveva: “Il fascismo italiano, quello nato come movimento il 23 marzo 1919 a Milano, è una costola del pensiero marxista...e vuole unire alla lotta sociale quell’Italia, nazione proletaria, contro le potenze plutocratiche allora come oggi padroni del mondo. Esistono varie tendenze in seno al marxismo: stalinisti, maoisti, operaisti, economicisti ecc...aggiungete dunque i fascisti tra queste tendenze.”[3]

La questione la voglio porre così: esistono quattro quadranti determinati dalle logiche combinatorie. Non cercherò di dimostrare che “dove sei rispetto agli altri” (e/o perché ti sei collocato lì) rimane la questione essenziale, mi limiterò a descrivere il percorso intrapreso da destra e sinistra per negare oppure rafforzare il diritto all’esistenza di queste due categorie politiche.  

Questi i quattro quadranti:
1-la destra afferma che non esiste né destra né sinistra
2-la sinistra afferma che non esiste né destra né sinistra
3-la destra afferma che destra e sinistra esistono
4-la sinistra afferma che destra e sinistra esistono

Il primo paradosso è capire come mai destra e sinistra affermino di non esistere, pur portando avanti programmi politici definibili come appartenenti storicamente a destra e sinistra. C’è qualcosa di evidentemente schizofrenico in chi afferma che la propria esistenza è inesistente, ma questa posizione ancora una volta nasce dai rapporti astratti con gli oggetti-segno. Dieci anni dopo la pubblicazione del libro “Il sistema degli oggetti” nasceva Terza Posizione che dava inizio alle danze del né-né. Così come lo yé-yé era un genere musicale che mezzo secolo fa permetteva di “mascherare le parole mancanti” [4], il né-né permette di sostenere l’indifferenziato postmoderno attraverso una presunta apolarità politica, affondando le proprie radici in un’evidente dislessia semantica che ha trovato ampie applicazioni da un secolo a questa parte .  
Giova ricordare che Terza Posizione è definito un “movimento neofascista eversivo” il cui simbolo si rifà al Wolfsangel, “adottato da numerose unità militari della Germania nazista” [tra cui la SS-Panzerdivision "Das Reich", ndr]. Per questo, ed il protratto utilizzo da parte di organizzazioni neonaziste, il simbolo è oggi talvolta associato con il Nazismo.”[5]
Il né-né inizia a presentarsi bene…. Certo che la confusione di certi ambienti non è proprio una novità, almeno se consideriamo la destra. Ci siamo già dimenticati che Mussolini inizialmente era socialista e che il partito nazista si chiamava nazionalsocialista?  
Fine prima parte (continua)

NOTE
[1] J. Baudrillard:Il sistema degli oggetti, 1968

9 commenti:

Anonimo ha detto...

Queste considerazioni generiche sugli 'ismi' e sulle etichette servono a poco. Contano i contenuti politici. Io sono contro l'euro, contro l'eurocrazia, contro la globalizzazione capitalistica, a favore di un'economia pianificata e socialista, contro l'immigrazione selvaggia, contro una religione oppressiva e retrograda come l'Islam. Adesso definitemi voi!

Anonimo ha detto...

non sei né di destra né di sinistra, a pensarci bene.
Sei in...ALTO.

Tonguessy ha detto...

la penetrazione del pensiero né-né si evince anche dalla necessità di non identificare le classi (siano esse di pensiero oppure sociali quindi di lotta). Non credo si potrà ritornare in tempi ragionevoli alle precedenti tassonomie. Il fatto spaventoso è che quelle tassonomie, quelle distinzioni politiche permisero di fissare stabilmente degli spartiacque al di là dei quali era facilissimo identificare il padronato. Oggi purtroppo non è più così, ed il padronato (esattamente come le classi subalterne) adesso è sempre più difficile da identificare, e quindi da combattere. Chi mi dice "sono contro l'euro, ma non so chi sono" rappresenta questo terribile dilemma che il neoliberismo ha reso non solo possibile ma reale. Chi è contro l'euro oggi purtroppo può essere di destra (Salvini) come di sinistra (Pasquinelli), e questa è nuovamente la prova di quanto i concetti di ridondanza e saturazione siano ormai dati acquisiti. La realtà, come Sollevazione ha più volte ripetuto, è molto semplice se osservata secondo i vecchi, desueti concetti di destra e sinistra: se serve a dare potere e dignità ai cittadini è di sinistra. Il suo contrario è di destra. L'euro è di destra, quindi, perchè sottrae potere ai cittadini, concentrando il capitale nelle mani di sempre meno persone sempre più scandalosamente ricche. Il che poi è l'hard core del neoliberismo. Che è di destra. Ma anche le cose terribilmente semplici, se osservate dal punto di vista postmoderno (e relativa "manipolazione sistematica dei segni") diventano confuse e contradditorie. Il gioco è esattamente questo, e serve a disinnescare un'arma potentissima come l'identificazione facile dei bersagli da combattere.

Anonimo ha detto...

Tonguessy dice :

"L'euro è di destra, quindi, perchè sottrae potere ai cittadini, concentrando il capitale nelle mani di sempre meno persone sempre più scandalosamente ricche ."

Allora ci sono tanti partiti/movimenti di sinistra..
Solo in Italia abbiamo questi ( contro l’euro e quindi di sinistra , se si porta alle logiche conclusioni l'argomento di Tonguessy ) :

CasaPound , ForzaNuova , MovimentoFascismoeLiberà-PartitoSocialistaNazionale , Veneto Fronte Skinheads , Movimento Sociale Fiamma Tricolore , Militia , MovimentoPatriaNostra , ARS , AlternativaTricolore , Fratelli d’Italia , LegaNord , ecc..

Tutti chiaramente di sinistra ..

E Syriza e Rifondazione Comunista ( entrambi pro euro ) sono in realtà di destra ( sempre seguendo Tonguessy )

Mah...


Tonguessy ha detto...

Eppure l'avevo ben sottolineato: sono "maldestri tentativi di meticciato che attraverso l’uso del melting pot pretende di accostare per omologare e infine confondere le identità su cui è stata costruita tutta la storia politica moderna. L’evidente scopo è di rendere intollerabili le distinzioni (cui prodest?) e dotare i cittadini di mille sofismi in grado di destrutturare le precedenti tassonomie."
Ora se tu conoscessi un minimo la storia politica moderna sapresti che CasaPound è diversa da Sollevazione perchè diversi sono, appunto, i riferimenti politici e storici. Permettere a chiunque di affermare (grazie ad una maldestra lettura del mio pensiero) che Forza Nuova è di sinistra è lo scopo della destrutturazione. Così facendo si cortocircuitano tesi ed antitesi, e la sintesi è un magma informe, un ectoplasma adimensionale. Non si distingue più destra e sinistra.
STO DICENDO ESATTAMENTE IL CONTRARIO, e lo scrivo a caratteri cubitale per evitare i tipici fraintendimenti frutto di queste distopiche visioni politiche e culturali.
Come ben vedi ti sei reso anche tu veicolo e garante della “manipolazione semantica dei segni”. E non c'è verso di fare capire il vero scopo di questa filosofia, che rimane quello di EVITARE di individuare i veri responsabili. Si mettono vittime e carnefici sullo stesso piano perchè si dimentica la storia e ci si permette ogni sofismo per destrutturare tutto il logos legato alla storia proletaria. Lo ripeto: lo scopo di tutto questo rimane la possibilità per ognuno di usare pattern preordinati come leve che rovesciano i contenitori che con pazienza erano stati riempiti di valori. Nessun valore, nessun colpevole. Eppure è così semplice da capire........

Anonimo ha detto...

«Dov'è la saggezza che abbiamo perso nella conoscenza? Dov'è la conoscenza che abbiamo perso nell'informazione?» (T.S. Eliot)

“Grazie alla ridondanza tutto tende all’infinito ed i vecchi punti saldi, dopo avere affrontato intemperie ed intemperanze postmoderne, si sono sgretolati”. Tonguessy.

Per me la saldezza dei vecchi valori della sinistra era dovuta alla concretezza di una appartenenza “materiale”, prima che cognitivo-ideale, a una classe in lotta per liberarsi da qualcosa, quali le condizioni fisiche e psicologiche sostenute dai lavoratori due secoli fa, liberazione che solo da pochi decenni per molti è (era) data per scontata e acquisita.

Se l'infelice coscienza borghese nel condividere la prospettiva ideale era mossa dalla “fraternità” verso gli oppressi, l'infelice e alienata esistenza degli oppressi, prima che da una coscienza politica, era mossa da un bisogno di “libertà da”, e le due istanze confluivano in un nuovo paradigma, l' “uguaglianza”, dal quale il movimento rivoluzionario traeva ispirazione e nutrimento.

Oggi quel che resta di quel sentimento di "fraternità interclassista" è frustrato dal constatare che la “libertà da” non si è evoluta (perfezionata) in “libertà per”, se è vero che l'esercizio di questa “libertà da” ha visto barattare l' “uguaglianza” con l'omologazione del consumo compulsivo.

La crisi sistemica in atto ci coglie fiaccati dalla ricerca di felicità “a portata di click”, legata agli oggetti o alle relazioni della ridondante offerta del mercato post-moderno e globale;
Distratti dai “diritti superflui” (piovutici dall'alto) viviamo (ancora per poco) anestetizzati “lungo un facile vento di sazietà”, da dove gli ideali per un mondo migliore (non virtuale) non possono essere immaginati finché il corpo (sociale e fisico) resta sconnesso dall'esercizio fiducioso del proprio potere di rivendicazione e difesa dei “diritti essenziali”, facilmente individuabili tutte le volte che ci scolleghiamo dal “virtuale” e andiamo in giro, provando per esempio ad accedere ad una spiaggia o cercando uno spazio pubblico per respirare aria pulita.

Forse in assenza di identità politica riesce più facile collocarsi rispetto a valori un tempo a noi (tessera Fgci 1979) più distanti: dio-patria-famiglia.

Giorni fa ho parlato con un paio di giovani di Casa Pound, durante un loro comizio improvvisato per le comunali. A parte i ray ban e i feticci sulle loro t-shirt (teschio e tibie) mi sono sembrati molto più a sinistra del Pd in materia economica e sociale.

Se mi chiedessi “chi sono?” rispetto alla loro mistica fascista risponderei che sono di sinistra, ma se mi chiedessi “dove sono?” rispetto al capitalismo post-moderno descritto da Tonguessy risponderei che sono in basso, come questi giovani dagli istinti primitivi in bella evidenza (il loro maschio alfa si chiama Benito), a difendere la foresta minacciata dai droni della finanza globale.

continua...

Anonimo ha detto...

...continua...

Ma è sufficiente questo collocarmi all'opposto di un sistema di valori con al centro il dogma dell'infallibilità del leader per essere di sinistra?
Sono i fascisti del terzo millennio in contraddizione con i propri valori nel combattere la finanza casinò o lo sono io nel ritrovarmi in mezzo a una sinistra che avversa la mistica fascista ma è organica alla globalizzazione?
Cosa privilegiare nell'analisi di un alleato, la struttura o la sovrastruttura?

Forse a sinistra aiuterebbe farsi altre domande; insieme al “dove”, chiedersi “chi sono”, rispetto alla visione del mondo in cui siamo immersi, quanto meno eviterebbe quelle dispute dottrinarie utili ad ottenere un po' di “gloria” o consenso, nel solco della tipica divisibilità anarcoide della sinistra.

La questione ontologica (“chi sono?”) non è eludibile, se voler cambiare il mondo implica il sapere già chi si è rispetto al prossimo con il quale condividiamo il mondo.
E con ontologia non mi riferisco agli aspetti metafisici della ricerca della “cosa in sé” ma molto più semplicemente all'esito dell'esperienza fatta dal “testimone” (Sé) nel processo, non solo cognitivo, di auto riflessione: meditazione.

Con tutti gli aggiustamenti del caso, derivanti dall'esperienza nel nostro interagire con il mondo che ci circonda, è inevitabile essere ispirati e agganciati a una propria ontologia, in sintonia o meno, consapevoli o meno, di esserlo. Il dialogo interiore alla ricerca di questa sintonia-armonia con noi stessi descrive una spiritualità senza “religione”, per il benessere ed equilibrio mentale.

Oggi a me sembra che una identità di sinistra che fa riferimento alla classe sociale o all'adesione a una dottrina economica ma che non riflette sulla centralità della questione ontologica non è sufficiente ad ispirare l'azione politica, se è vero che noi agiamo (politicamente) in base a “chi siamo”, consapevoli (o meno) che quel che sentiamo, pensiamo e necessitiamo è in costante relazione ad esso.

Detto in poche parole, le mie radici di sinistra le trovo nella saggezza del cuore, superate tutte le contraddizioni ridondanti e postmoderne della mente.francesco

P.s. Scenari di mondi interiori, ontologie parallele:

Religione vs scienza
https://www.youtube.com/watch?v=fdIsVPvX39w

Logica matematica vs compassione
https://www.youtube.com/watch?v=ERO8sOki7aY

Spiritualità senza il problema di dio
https://www.youtube.com/watch?v=hhjOnYbKJJw

Tre passi verso casa
https://www.youtube.com/watch?v=Wn0WTKer7Wc

Tonguessy ha detto...

Si chiede Francesco: "Sono i fascisti del terzo millennio in contraddizione con i propri valori nel combattere la finanza casinò o lo sono io nel ritrovarmi in mezzo a una sinistra che avversa la mistica fascista ma è organica alla globalizzazione?"
Come tentavo di spiegare qui sopra il problema è che dire cose di sinistra (fosse anche dichiararsi di sinistra) è la condizione necessaria ma non sufficiente per essere effettivamente di sinistra. Ed i fascisti da sempre hanno una strategia che li colloca artificiosamente tra le forze progressiste per potere acquistare credibilità. Salvo poi fare i soliti voltafaccia (notte dei linghi coltelli piuttosto che Ciano). Nei prossimi articoli spiegherò con ampi esempi questo stato di cose troppo sottovalutato. Il partito nazista si chiamava nazionalsocialista, più o meno come Renzi si definisce di sinistra ma "è organico alla globalizzazione". La mancata aderenza all'analisi materialista causa questa ed altre difficoltà interpretative. Ad esempio la citata difficoltà nel capire "chi sono" sparisce se se ritorna alla proibita condizione delle classi: sono un salariato, non possiedo nè controllo i mezzi di produzione, quindi sono parte della classe subalterna, quella che deve lottare per vedere rispettati i propri diritti. La nebbia del né-né nella quale ci hanno calato invece favorisce ogni confusione, e la confusione è ciò che serve alle destre per acquisire credibilità. Così oggi ci si chiede se Casa Pound sia di sinistra, dato che chi si professa di sinistra dice e fa cose di destra. Casa Pound ha raggiunto lo scopo, e riesce così ad ingrossare le proprie fila. Poi nel tempo (dovesse mai raggiungere una certa popolarità) avrà modo di ripensare a ciò che di sinistra diceva.
Sul discorso cuore/testa preferisco sorvolare, argomento interessante ma troppo complesso. L'avv. Agnelli diceva di avere il cuore a sinistra ed il portafoglio a destra. Poi gli scioperi hanno fatto spostare il suo portafoglio un po' più a sinistra. Oggi Marchionne il portafoglio l'ha portato all'estero, e c'è da chiedersi se non sia meglio averlo qui anche se a destra piuttosto che lì. O tempora o mores....

Anonimo ha detto...

Caro, Tonguessy

Avevi iniziato il ragionamento parlando di:
“Il capitale attraverso l’industria ha creato....una moltiplicazione di oggetti e valori tali da generare ontologie parallele e spesso non sovrapponibili;
Ciò che prima aveva un senso oggi quel senso l’ha perso, ed il senso nuovo va ricercato nella pletora di stratificazioni che veicolano i vari significati. Saturazione e ridondanza. I codici (comportamentali, politici, culturali) sono stati decodificati e destrutturati ed i bit che li componevano sparpagliati, pronti per essere assemblati alla bisogna”.

Ho commentato che:
riconoscendo la centralità della questione ontologica, in ordine ad una partecipazione appassionata e consapevole alla lotta di classe, un percorso (il mio) possibile è quello che si apre ad una spiritualità agnostica, non subalterna alla mistica fascista, ai dogmi cattolici o all'etica protestante.

Condivido la difficoltà a misurarsi con la complessità dello scenario attuale, da te descritto con:
“L’iperrealtà ci ha consegnato un mondo tanto reale quanto immaginario, al tempo stesso deterministico e casuale, significativo ed insignificante, pacifico e guerrafondaio, e via elencando antinomie”.

Ho replicato alla tua citazione di Norberto Bobbio e Michelangelo Bovero sul valore relazionale e non identitario di sinistra: come per esempio, rispetto agli ultimi arrivati in rossobruno, renda subalterni, cioè in grado di dire cose di sinistra solo dopo aver ascoltato cose (non in materia economica) di destra, ritrovandoci in sintonia con i comunisti chic alla Boldrini.

No, confermo, per me fino a un minuto prima delle barricate, senza identità, la sinistra può sempre essere allettata dalle brioches (leggasi Grillo).

L'infelice coscienza borghese oggi resterebbe frustrata se provasse a proiettare dall'alto una “etica politica relazionale”, basata sulla razionalità economica del vantaggio di classe.

Il cambiamento antropologico in atto richiede che dal basso accada qualcosa di più e diverso di un processo di omologazione nella battaglia contro una minaccia, il nemico.

Prima di combattere un nemico, sperando di vincere, la mia forza e determinazione sta nel mio bagaglio ideale/spirituale di con-vincere.

Dopo tanti tradimenti e ipocrisie anche tra la classe operaia qualcuno ha imparato a distinguere tra linea politica e percorso esistenziale, tra identificazione e individuazione.francesco

https://www.youtube.com/watch?v=a4ibSbHGvKg

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