ELEZIONI 2018: LA PROPOSTA DELLA C.L.N.

domenica 1 ottobre 2017

LA SINISTRA SOVRANISTA di Moreno Pasquinelli

[ 1 ottobre 2017 ]

Provo a smentire un luogo comune secondo il quale il sovranismo nel nostro Paese sarebbe nato a destra, quindi destinato ad approdare sugli angusti lidi di un nazionalismo regressivo. Indico quindi le tappe faticose con cui ha preso forma, nel nostro Paese, quella corrente politica e di pensiero che rappresenta a tutti gli effetti la parte più avanzata del sovranismo democratico e costituzionale. Un percorso, come vedremo, faticoso che chiamo “traversata nel deserto”. Una traversata, come scrivo, che si è finalmente conclusa con la nascita della Confederazione per la Liberazione Nazionale e che trova, nel sodalizio con Sicilia Libera e Sovrana (sancito dal Patto politico, siglato nel luglio 2017), il suo primo e significativo punto di approdo.

Era il dicembre del 2008. In un’Italia distratta dalla contesa tra berlusconismo e anti-berlusconismo che non si avvedeva che una catastrofe economica e sociale si stava abbattendo sul Paese, un manipolo di intellettuali e militanti lanciava un appello dal titolo “Fuori dal recinto, rompiamo gli indugi”.
Esso si apriva in modo perentorio:
«SIAMO AD UN TORNANTE DELLA STORIA.
La crisi economica in corso porta con se una tremenda crisi sociale, culturale, ambientale. Essa travolge le vecchie certezze: dal mito della globalizzazione a quello del mercato. Poche decine di iper-miliardari possiedono più beni di intere nazioni e di miliardi di persone. La natura tutta – aria, acqua, suoli – è vicina al collasso. L’economia e la politica sono fuori controllo e sempre più in mano a comitati d’affari mafiosi che stanno usando ogni mezzo per scaricare la crisi sui popoli, sui lavoratori e sugli emarginati di ogni angolo del pianeta».

Da quell’appello sorse un mese dopo, nel gennaio 2009 (Chianciano Terme), Rivoluzione Democratica. Un’associazione che prima in Italia rivendicò l’uscita dall’Unione europea ed il recupero della sovranità nazionale come assi strategici di azione politica. Il Manifesto di Rivoluzione Democratica recitava:

«In questo quadro è necessario riaffermare il principio della sovranità nazionale, premessa indispensabile per uscire dall’odierna subalternità alle esigenze statunitensi, ma anche – in prospettiva - per perseguire un progetto di sganciamento dagli imperativi delle oligarchie finanziarie e dai loro organismi sovranazionali.
Lotta dunque per la chiusura delle basi militari Usa e Nato, uscita dall’Europa antidemocratica delle élite dominanti (UE), impegno per l’alternativa di una Europa dei popoli, rottura con le politiche classiste degli organismi economici internazionali».

Oggi possiamo affermare che quello era l’atto di nascita della sinistra patriottica, della corrente politica del sovranismo democratico.
Sapevamo di avere davanti a noi una strada irta di ostacoli, di tabu da violare. Non immaginavamo che davanti a noi si apriva il deserto, una marcia che avrebbe lasciato a terra molti di noi. La sinistra ufficiale, nelle sue varie sfumature considerò la nascente sinistra no-euro e sovranista come un’eresia e ci condannò all’ostracismo.
Ci volle tutta la nostra tenacia per resistere all’accerchiamento e promuovere l’incontro dell’ottobre 2011 (Chianciano Terme) “Fuori dall’euro! Fuori dal debito!”.
Fu un successo che permise il passaggio dall’Associazione Rivoluzione Democratica ad un vero e proprio soggetto politico: il Movimento Popolare di Liberazione che aveva nel blog SOLLEVAZIONE la sua punta di diamante.
Erano i mesi del marasma in Grecia, della lettera della Bce e della crisi dello spread in Italia. Il golpe bianco, regista Giorgio Napolitano, con cui fu defenestrato Berlusconi e messo al suo posto il Quisling euro-tedesco Mario Monti che poi attuerà la sua cura da cavallo.
Ci sembrava, in quei mesi concitati, che la traversata nel deserto stesse per finire. Non era così. Un nuovo protagonista irromperà sulla scena, il Movimento 5 Stelle, il quale riuscì a raccogliere la protesta latente del popolo indignato, costringendoci ad una difficile lotta di resistenza.

Attorno a noi si erano andati nel frattempo raccogliendo altri coraggiosi, che rifiutarono l’alternativa tra la resa e il salire sul carro pentastellato. Mentre anche altri gruppi no-euro prendevano forma, si svolse nel gennaio 2014 (Chianciano Terme) il grande convegno “Oltre l’euro”, sulla cui scia sorse il Coordinamento della Sinistra contro l’Euro, il quale avrà un ruolo importante per aprire una breccia nel campo delle sinistre e mettere definitivamente a tema l’uscita dall’Unione europea e la necessità per il Paese di conquistare la sua piena sovranità, politica, economica e monetaria.

Oltre a produrre il “Vademecum: perché il nostro Paese deve uscire dall’euro e come può riprendersi la sua sovranità” —un opuscolo a carattere scientifico unico nel suo genere— il Coordinamento della sinistra contro l’euro svolse numerose iniziative tra cui, nell’agosto 2014 (Assisi), il primo Forum internazionale no-euro, che sarà seguito l’anno successivo dal Forum di Atene, e poi di nuovo in Italia nel 2016 (Chianciano Terme).

Nel frattempo, a partire dal maggio 2015 si avviava nel Coordinamento un processo di unificazione dei diversi gruppi, politici e civici, che ne facevano parte. A questo scopo si svolse a Morlupo, nei pressi di Roma, il seminario che darà vita al Movimento di Liberazione Popolare – Programma 101.

E qui siamo all’oggi, alla fine della traversata nel deserto, alla nascita della Confederazione per la Liberazione nazionale (CLN), sancita con l’assemblea del 25 aprile 2017 a Roma.

Parlo a ragion veduta di fine della traversata nel deserto. La forza della CLN non è costituita solo dalla sua chiarezza programmatica, dalla sua linea strategica —fattori decisivi e unici nel panorama politico italiano. Ci sono altri due punti di forza: la sua base militante, quindi il suo nuovo gruppo dirigente.


E’ finita la fase della divulgazione, dei convegni, ora si deve passare alla seconda fase, a quella che potremmo chiamare “andata al popolo”. Di qui la decisione della CLN di sostenere la battaglia di Noi siciliani con Busalacchi – Sicilia Libera e Sovrana, e quindi la chiamata alle armi di attivisti sociali e cittadini di tutt’Italia in vista della sfida elettorale della primavera del 2018, dando vita ad  una lista unitaria dell’Italia Ribelle e Sovrana.
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10 commenti:

  • Anonimo scrive:
    1 ottobre 2017 20:24

    Quella del sovranismo è una battaglia sacrosanta, da combattere, ma è talmente ovvio che ne sarebbe arrivato il momento che chi l'ha provocata ha da tempo predisposto il campo di battaglia, fornendo bandiere e parole d'ordine a tutte le parti in causa.

    Lo stesso chiamarla "battaglia sacrosanta" crea un cortocircuito semantico predisposto dagli esperti di "gatekeeping&false_flags", evocando fanatismo, moralismo, irrazionalismo...

    Il Mahābhārata è uno dei più grandi poemi epici dell'India (IV secolo a.C.), cugini che si scornano per il regno e la sua legge. Uno dei personaggi, Arjuna, vorrebbe evitare la guerra mentre Krishna, una divinità, lo esorta ad opporsi anche con la forza ai mistificatori del Dharma (la Legge/etica).

    Negli anni 70 il mistico Osho, commentando l'epopea e la posta in gioco di una delle battaglie imminenti, dice:

    "Forse il mondo è ancora una volta diviso in due classi, in due campi. Succede spesso quando arriva un momento decisivo e la guerra diventa inevitabile. Gli uomini come Gandhi e Russell non saranno di alcun uso in questa eventualità. In un certo senso sono tutti Arjunas. Dicono ancora una volta che la guerra dovrebbe essere evitata a tutti i costi, che è meglio essere uccisi che uccidere altri. Sarà ancora necessario un Krishna, qualcuno che può dire chiaramente che le forze del bene devono combattere, che devono avere il coraggio di gestire una pistola e combattere una guerra. E quando la bontà combatte solo la bontà scaturisce da questo. Non è in grado di danneggiare nessuno. Anche quando combatte una guerra diventa, nelle sue mani, una guerra santa. La bontà non combatte per combattere, combatte semplicemente per impedire che il male possa vincere.

    Continuando così il mondo sarà presto diviso in due campi. Un campo sarà per il materialismo e tutto ciò che significa, e l'altro campo sarà per la libertà e la democrazia, per la sovranità dei singoli e di altri valori più alti della vita. Ma sarà ancora possibile che questo campo che rappresenta il "bene" riesca a trovare un suo Krishna?"francesco

    http://sannyasnews.org/now/archives/586

  • Fiorenzo Fraioli scrive:
    1 ottobre 2017 23:38

    Ciao Francesco. Voglio dirti una cosa: per molta parte della mia vita mi sono disinteressato di politica perché pensavo che sì, era vero, l'ingiustizia c'era, ma in fondo non si stava malaccio. Grave errore, perché mentre io, e con me la mia generazione, ci sollazzavamo nel piacere, nell'ombra il nemico tramava. Dico "nell'ombra" per noi, che ci sollazzavamo, non per la sparuta pattuglia che non ha mai smesso di vigilare, di cui vilmente non ho fatto parte. Il tuo commento mi è piaciuto molto e l'ho condiviso. Mi ha colpito la frase "La bontà non combatte per combattere, combatte semplicemente per impedire che il male possa vincere". Sono stato un Arjunas per troppo tempo, ora è il momento di essere un Krishna. Grazie.

  • Roberto scrive:
    2 ottobre 2017 04:14

    Bisogna alzare il livello di lotta all'interno e fuori delle istituzioni affinche' sia messo in rilievo che l'autonomia della pratica democratica non puo' essere oggetto di contrattazione. Solo cosi' si evidenzia il carattere ordo-liberista di quella fogna a cielo aperto che e' l'Europa.

  • Simone ArticoloUno Boemio scrive:
    2 ottobre 2017 11:14

    Sovranismo. Sovranista.
    Parole inesistenti che devono essere spiegate da chi le usa, a meno che non sia di casapoud, per far capire cosa si vuole. Utilizzabili da chiunque (cani e porci) per sostenere una qualsiasi sovranità':
    - quella dei mercati? Perchè no
    - qiella del Re? Ovvio
    - quella fascista? Se chiedi ad un utente medio televisivo chi sono i sovranisti, al 50% non capiscono la domanda, il restante risponderà o "quelli di casapound" o "i monarchici".
    - quella monetaria (unicamente - vedi lega e appendici sedicenti sovraniste)
    - quella della Sardegna
    - ecc.
    Il giorno che capirete quanto sia dannosa questa parola (usata senza altro aggettivo) forse verrete capiti anche a sinistra. Fino a quel momento risulterete semplicemente mediaticamente incomprensibili.

    Altra questione: il "popolo"
    Gli utaliani NON SONO UN POPOLO. Punto.
    Sono delle masse eterogenee e eterodirette, governate unicamente dalla legge dell'egoismo, che hanno apparentemente remato per lo stesso verso unicamente in due occasioni:
    - dutante il fascismo, un po' perchè convinte, un po' per la tendenza a salire sul carro del vincitore, un po' perchè costrette.
    - durante il trentennio del miracolo italiano, solo grazie ad un manipolo di STATISTI che avevano ben chiaro che le "masse italiche" dovessero essere indirizzate come pecore al pascolo e così han fatto la Costituzione e, negli anni prima del '79 (assassinio di Aldo Moro), hanno anche governato rispettandola, indirizzando così tutti gli egoismi personali verso una via comune.

    Sperare in un 'popolo" è come chiamarsi "sovranisti": riempie la bocca di aria fritta mentre le frittelle se le pappano tutti gli altri.

  • Anonimo scrive:
    2 ottobre 2017 11:18

    Prego, Fiorenzo (bello il video che hai appena postato sul tuo blog).

    A proposito di inquinamento dei pozzi, delle parole, simboli e bandiere, ho appena sentito alla tv uno dei leader catalani rivendicare la "sovranità" catalana.

    Quindi da oggi ci sono anche i sovranisti pro-euro?

  • Fiorenzo Fraioli scrive:
    3 ottobre 2017 11:01

    @Anonimo 2 ottobre 2017 11:18

    Anche il mio confinante piddino rivendica la "sovranità" su un pezzo di terra condominiale, infatti lo ha recintato con una rete. Ecco dunque un "piddino sovranista"! D'altra parte anch'io lotto per la sovranità sul televisore, ma ancora senza successo, cosicché sono costretto, ogni sera, a sorbirmi "Un posto al sole". Siamo insomma tutti "sovranisti", così come a metà degli anni 70 eravamo tutti "compagni", anche i miei amici imballati di soldi. Anzi! ero io che passavo per "borghese", perché ero contro il "18 politico"!

    All'epoca della discussione sul nuovo termine per definire la nostra azione politica, era il 2012, ricordo di aver proposto scherzosamente di chiamarci "qwertysti". L'avessimo fatto, oggi avremmo i piddini qwertysti, il vicino di casa qwertysta, mi moje qwertysta.

    Forse c'era una sola soluzione al problema dell'inquinamento semantico: chiamarci "boemisti". Almeno avremmo avuto un'autorità inappellabile cui rivolgerci per dirimere il problema dell'inconsistenza.

    nota: Un insieme di formule è consistente se e solo se c'è almeno una valutazione per cui tutti gli elementi dell'insieme sono veri.

  • pasquino55 scrive:
    5 ottobre 2017 17:03

    Leggo solo oggi il commento del 2 ottobre di Simone Articolo1 Boemio. Condivido pienamente quanto lui afferma e voglio anzi aggiungere che quello da lui denunciato è il classico posizionamento che una organizzazione di sinistra assume quando perde, smarrisce, tradisce i suoi ideali, la sua identità. Ad essa, di conseguenza, non interessa più “né il colore del gatto, né che questo prenda i topi” e dietro la foglia di fico del pragmatismo politico cela, o tenta di celare questa svolta; ad essa basta, perché lo ritiene sufficiente, apparire o essere percepita potenzialmente come un “gatto” anche se il suo vero fine ultimo non è più quello di prendere i “topi” ma si è trasformato ed è diventato quello di riuscire a raccattare ovunque sia possibile, a destra, tra gli incazzati, i qualunquisti quel consenso minimo che gli possa permettere di poter politicamente sopravvivere e perpetrare se stessi e la propria organizzazione.
    pasquino55

  • Redazione SollevAzione risponde:
    7 ottobre 2017 18:13

    PASQUINO 55 / SIMONE BOEMIO (Dio li fa e poi li accoppia)

    Il compianto Costanzo Preve, soleva ricordarci, di contro ai suoi numerosi detrattori di "sinistra" che gli avevano lanciato contro la scomunica come eretico, che la sua funzione era come quella che si attribuiva Socrate, quella del tafano che teneva sveglio il cavallo di Atene. sappiamo come andò a finire; condannato a morte bevendo cicuta.
    Pasquino 55 sembra si consideri questo tafano che deve tenere svegli noi. Lo ringraziamo per quella che sembra sia diventata una sua missione. Che per noi è tuttavia una condanna, dato che di Socrate egli ha ben poco, mentre molto del fastidioso tafano.

    BOEMIO

    (1) Quello italiano non sarebbe un popolo? (2) Sovranismo sarebbe un aggettivo polisemico, quindi sbagliato?

    In merito a (1) totale e abissale disaccordo. Rispondiamo con quanto afferma l'appello di ITALIA RIBELLE E SOVRANA:
    «REDENZIONE. Va debellato il virus della rassegnazione fatalistica. Quella che l’italiano sarebbe un popolo bue destinato ad obbedire a chi comanda, per cui vale il vecchio motto “Francia o Spagna basta che se magna”, è una frottola velenosa messa in giro dalle élite dominanti che rovesciano su chi sta sotto la sindrome disfattista di chi sta sopra. Nei momenti decisivi gli italiani delle più diverse classi sociali, si sono gettati nella mischia per difendere la patria e la giustizia sociale, segnando così il corso della storia, anche europea e mondiale».

    Al punto (2). Boemio se la prende solo con l'aggettivo "sovranista" o anche col sostantivo "sovranità"? Ognuno capisce che sarebbe ridicolo, dal momento che esistono tanti finti "democratici" (aggettivo) prendersela col (sostantivo) "democrazia". Oppure, che so, rinunciare al "socialismo" dati i tanti "socialisti" che si sono venduti al nemico o che hanno danneggiato la causa socialista.
    Oltre alla grammatica (che non è un'opinione) vogliamo parlare di linguaggi e semiotica? Sovranismo, come tanti aggettivi, è in effetti polisemico. Non si può rinunciare ad un aggettivo per questa ragione. Implicherebbe inventarsi d'accapo un diverso vocabolario politico. E nessuno ci capirebbe —e qui primo dovere è farsi capire. C'è di più, tra noi e i nostri nemici la guerra è anche una guerra di parole, per dare senso e qualificare determinati segni linguistici, per strapparli da un territorio simbolico e spostarli in un altro. La guerra delle parole è una forma della lotta di classe, della lotta per l'egemonia nella sfera del simbolismo politico.

  • Simone ArticoloUno Boemio scrive:
    7 ottobre 2017 19:48


    In politica che il concetto di sovranità sia chiaro è possibile, ma quando me lo accomunano a "sovranismo" o "sovranista" (parole inesistenti nei vocabolari inventate dai secessionisti sardi) allora mi viene qualche dubbio.

    Chiariamo:
    La sovranità, oltre che al Re, può appartenere al popolo (Cost.) o ai mercati (ue), al dittatore (fascismo/nazismo) o agli operai (comunismo anche se poi diventa sempre dittatura), e così via.
    Quindi, chi usa il termine "sovranismo" senza aggiungere un altro aggettivo come "democratico" o "costituzionale", viene necessariamente interpretato come un antidemocratico.
    A riprova di ciò, chiunque lo abbia mai sentito in tv, sa che "si tratta di quelli di casapound"!

    Le parole vanno usate ponderatamente e quelle inventate vanno sempre (in ogni occasione) spiegate con conseguenti perdite di tempo e interpretazioni variegate e fuorvianti.

    Mi chiedo, ma c'è proprio bisogno di "definirsi"?
    Io non desidero essere "definito", ma continuo la mia battaglia per il ripristino della legalità costituzionale e per la messa al bando del liberismo in attesa che i vari gruppi onestamente "sovranisti costituzionali" o "sovranisti democratici" superino le loro reciproche diffidenze ed inizino a lavorare ad un unico progetto:
    《Recesso da tutti i trattati internazionali e abrogazione di tutte le "riforme" degli ultimi 45/50 anni, quindi messa al bando dell'ideologia liberista.》

  • Eros Cococcetta scrive:
    10 ottobre 2017 23:36

    Sono assolutamente d’accordo con Moreno Pasquinelli. E’ indispensabile come CLN presentarsi alle prossime elezione politiche. Se non ora quando? Quale occasione migliore per farci conoscere dal popolo e far conoscere le nostre idee? Bisogna sconfiggere il neoliberismo, che è la nuova faccia del capitalismo globalizzato. Oggi c’è la globalizzazione delle multinazionali che tende a schiavizzare i lavoratori, togliendogli diritti e riducendo i salari. Invece bisogna globalizzare i diritti dei lavoratori e combattere il nuovo capitalismo e la grande finanza. Quindi lo Stato deve invertire la rotta, smetterla di privatizzare ed iniziare un nuovo corso di nazionalizzazioni delle grandi imprese strategiche del Paese (settore energetico, telecomunicazioni, strade e autostrade, ferrovie, acqua, grandi banche e ovviamente anche la Banca d’Italia). Tutti i beni pubblici devono tornare al popolo, perché non esiste che i privati possano lucrare sul pubblico con aggravio dei prezzi, in danno dei consumatori. Per fare tutto questo e rilanciare l’economia e i servizi pubblici (quindi attuare una massiccia politica di investimenti pubblici) ci vogliono i soldi, che permanendo nell’attuale situazione non avremo mai, perché la gravissima crisi che è in atto non è frutto del caso ma l’obiettivo perseguito e realizzato dai neoliberisti per strozzare gli Stati (che quindi non hanno più risorse per intervenire) ed impoverire il disprezzato popolo, costretto così a lavorare a bassi salari e senza diritti.
    Vorrei ricordare che l’emissione di moneta “creata dal nulla” dallo Stato (sia banconote che moneta scritturale o virtuale, per la maggior parte) è un debito solo apparente per lo Stato, tecnicamente un debito dello Stato verso se stesso; qualcuno pensa che le monete metalliche emesse tuttora dallo Stato e che rientrano nel debito pubblico sono realmente un debito? In realtà la moneta emessa dallo Stato diventa immediatamente nuova ricchezza per i cittadini: nuovi salari, nuovi lavori per le imprese ma anche più tasse incamerate dallo Stato. Senza contare l’effetto moltiplicare che hanno gli investimenti pubblici sul PIL (moltiplicatore keynesiano).
    Perciò è assolutamente necessario e urgente che lo Stato torni ad emettere moneta, una nuova lira, uscendo dalla truffa paralizzante dell’euro e dal cappio della BCE. Dato che anche gli attuali partiti di sinistra (parlo di SI perché il PD è un partito di centro-destra) dicono che l’euro va bene, vuol dire che non capiscono e quindi sono inutili, è necessario che noi come CLN ci presentiamo alle prossime elezioni per risvegliare i nostri delusi e maltrattati concittadini e dare a tutti la visione che un’altra Italia è possibile e assolutamente a portata di mano.
    Perciò Sovranità politica del popolo, democratica e costituzionale. Sovranità monetaria dello Stato, che deve iniziare al più presto ad emettere una nuova Lira, con la BI nazionalizzata e posta alle dipendenze del Governo. E Sovranità economica dello Stato con avvio di una vasta politica di nazionalizzazioni e di investimenti pubblici.
    A Simone vorrei precisare che i termini sovranismo e sovranista esistono eccome, sono dei neologismi (vds. Treccani): sovranismo s. m. Posizione politica che propugna la difesa o la riconquista della sovranità nazionale da parte di un popolo o di uno Stato, in antitesi alle dinamiche della globalizzazione e in contrapposizione alle politiche sovrannazionali di concertazione. Sovranista agg., che, chi in politica sostiene il sovranismo.

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