sabato 20 gennaio 2018

LA PIÙ GRANDE FAKE NEWS di Thomas Muntzer blog

[ 19 gennaio 2018 ]

INFLAZIONE

la più iniqua delle tasse...


Condivido con voi l’amabile conversazione che ho avuto stamane. Tutto è partito da questo tweet di una (tra le poche rimaste) sostenitrice del PD.



Enrica sosteneva che, negli anni bui della sovranità monetaria, la lira era solita dimezzare il suo valore da un giorno all'altro.

Ora non è ben chiaro cosa volesse intendere la nostra amica piddina, con dimezzamento di valore da un giorno all’altro:


rispetto all’estero (quindi svalutazione del 50% rispetto a una valuta estera X)
rispetto ai beni nazionali (quindi inflazione del 50%).

Una panzana colossale in entrambi i casi, visto che fenomeni del genere non si sono mai osservati se non per paesi con problemi diversi dai nostri, tipo lo Zimbabwe. I dati ci sono, ognuno può andarseli a guardare ma la tesi è sempre quella:

L’euro ci protegge, perché quando non c’era Lui (l’euro) l’inflazione – la più iniqua delle tasse perché colpisce allo stesso modo la vecchietta e il miliardario – se magnava tutti li risparmi.

Per divertirmi un po’ ho sollecitato sull’argomento Paolo Attivissimo, uno degli esperti che collaborano con la presidenza della Camera per la lotta alle temibili fakenews. Diversi di voi ne avranno sentito parlare.

Subito è arrivata la risposta di un altro utente che ha tirato fuori un evergreen: “a rata der mutuo



Toni da tregenda per ricordare come in quel periodo sfortunato la banca ti chiamava per comunicarti che il tasso di interesse nominale del tuo mutuo era raddoppiato.

Una bella seccatura, siamo d’accordo, ma la prima cosa che dovrebbe un po’ insospettire è che nonostante la rinomata rapacità delle banche, molte delle nostre famiglie hanno una o più case comprate proprio in quegli anni. Oggi invece nonostante i mutui abbiano tassi bassissimi (2% contro il 15% di cui parlava l’amico) le persone non possono neanche pensare di comprarsela una casa.

Ma allora dov’è l’inghippo? Innanzitutto parlare di tasso nominale non ha molto senso. Se il tasso del tuo mutuo è al 15% ma i prezzi salgono del 20% il tuo tasso in termini reali è negativo: -5%. L’inflazione abbassa il valore del denaro quindi favorisce il debitore che può saldare il suo debito con denaro che vale meno rispetto a quando il debito è stato contratto.

Effettivamente tra il 1973 e il 1980 l’inflazione in Italia è stata piuttosto alta rispetto agli standard attuali. Ecco il grafico, i dati sono presi dal database OCSE



La ragione principale di questo improvviso e prolungato aumento dei prezzi al consumo però non fu la fantomatica svalutazione competitiva della liretta ma l’aumento del prezzo delle materie prime, petrolio in primis, prima nel 1973, poi di nuovo nel 1979. I paesi produttori di petrolio iniziarono a domandare una fetta più grande dei profitti del mondo occidentale e questo si tradusse in un brusco aumento dei prezzi.

E con questo abbiamo sistemato la sciocca e falsa equazione “sovranità monetaria = inflazione”. Ma l’inflazione intorno al 20% fu, di per se, una mazzata per i lavoratori come il nostro debunker ci tiene a farci sapere?



Bè, sicuramente possiamo dire che anche se i prezzi in quel periodo aumentavano molto, i salari aumentavano di più. Sempre dal database OCSE




Se avete un parente (non completamente ottuso dalla propaganda) che ha vissuto quegli anni potete chiedere a lui se è stato meglio avere inflazione al 20% e salari che crescono al 24% o inflazione all’1% e salari che scendono del 3%. Come è successo prima a causa della crisi del 2009 e poi a causa del senatore Monti nel 2012.

Per smontare definitivamente la teoria della mazzata (ipse dixit), possiamo dare un’occhiata alla serie storica del risparmio privato. Se veramente l’inflazione (che non dipende dai vizi italici e dalla svalutazione della liretta) è una mazzata per il risparmiatore dovremmo osservare nei dati una diminuzione della frazione di reddito risparmiato in corrispondenza dei periodi di alta inflazione. È così? L’OCSE la pensa in modo leggermente diverso.





Conclusioni

1. Gli anni ’70 e’80 – il periodo della storia italiana dipinto dall’opinionista mainstream e dagli ottusi benpensanti come l’inferno dei risparmiatori – sono stati gli anni in cui le famiglie italiane sono riuscite a risparmiare la frazione più alta del loro reddito.




2. Negli stessi anni nonostante l’inflazione fosse alta (a causa non del “familismo amorale” ma di rialzi del prezzo del petrolio) i salari sono cresciuti sistematicamente più dei prezzi. I salari sono cresciuti in termini reali.

3. Da quando l’inflazione si è abbassata (il famoso dividendo dell’euro) i salari hanno iniziato a crescere sempre meno e ultimamente sono cresciuti anche meno dell’inflazione. Possiamo vederlo calcolando la crescita complessiva dei salari e dei prezzi per i 5 quasi decenni dal 1970 a oggi:




I dati smentiscono categoricamente la favola che dipinge l’inflazione come un flagello per il lavoratore/risparmiatore che vede i sudati risparmi erodersi davanti ai suoi occhi.

Ma allora perché i media si ostinano a ripeterci che stavamo peggio quando stavamo meglio? E perché persone che quegli anni li hanno vissuti avallano e sposano questa narrazione menzognera? E perché le persone che non hanno vissuto quegli anni si fanno abbindolare così facilmente?

Mi permetto di avanzare un’ipotesi, non originale:


"Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato".
George Orwell – 1984


* Fonte: thomasmuntzerblog 

Continua »

Print Friendly and PDF

VERSO LE ELEZIONI, SCHEDA 2: PARTITO COMUNISTA

[ 20 gennaio 2018 ]

Siamo alle seconda scheda sulle elezioni. Siamo alla seconda lista di estrema sinistra, quella del Partito Comunista, leader Marco Rizzo.
Cosa dice su Unione europea ed euro il programma elettorale del Partito Comunista? Non c'è ancora traccia del programma elettorale, ma supponiamo (fino a prova contraria, vedremo) non ci saranno cose diverse da quelle contenute nel programma del partito adottato dal II. congresso del gennaio 2017.

Contrariamente alla lista Per una Sinistra Rivoluzionaria, che della Ue ha parlato solo di striscio e in modo facilone, il Partito Comunista, almeno nel programma di partito, gli dedica una parte sostanziosa, tutto il punto 21. Più sotto riportiamo l'intero capitolo. Ma qual'è il succo? E' ben indicato nella premessa al programma. Sentiamo:
«I comunisti devono lottare senza tregua contro unioni e alleanze imperialiste. Una lotta che, partendo dalla convinzione della non riformabilità di questi conglomerati, pone i comunisti come irriducibili avversari di alleanze strutturalmente funzionali alla compressione dei diritti e delle condizioni di vita delle masse popolari, ma avversari anche di tutte le forze politiche che con connotazioni di destra, sinistra, centro operano di fatto per la difesa di queste alleanze e l’illusione sulla loro riformabilità. (...) Il Partito Comunista lotta per l’uscita dell’Italia dalla Nato, dalla UE e da qualsiasi altra forma di alleanza interstatale dominata dal potere dei monopoli. In particolare ribadiamo in questo documento la nostra completa avversione di fronte all’Unione Europea».
Una posizione di principio coerente per un partito che proclama di voler abbattere il capitalismo in ogni sua forma. E' intuitivo che chi si batta per la rivoluzione socialista sia contrario ad ogni conglomerato inter-statale o sovranazionale di paesi capitalistici, tanto più se imperialisti. Onore al merito, visto che tutti gli altri partiti e movimenti della sinistra radicale si guardano bene dall'esprimersi con la medesima chiarezza e determinazione.

Ma... c'è un piccolo problema, e si chiama astrattismo dottrinario

In pratica, e questo sarà più chiaro leggendo il capitolo 21 del programma (più sotto) si chiede sì l'uscita dall'Unione e dall'eurozona, ma rimandata alle calende greche, ovvero attraverso e solo attraverso una... rivoluzione socialista. 
Marco Rizzo


Nessuna via intermedia, nessun programma di fase o di transizione —tutte cose liquidate come "gradualismo". O se ne esce con la rivoluzione socialista o niente, anzi peggio, il rischio è che se ne esca a destra, con rotture nazionalistiche, che questo partito condanna in ogni forma. 
Ed infatti si rifugge come la peste dal rivendicare al nostro Paese la sovranità nazionale. Un tabù totale. Questo partito è anzi più categorico e, in questo in maniera del tutto simile ai trotskysti e alle altre correnti estremistiche, considera la battaglia per la sovranità nazionale, come un servizio al "capitale monopolistico nazionale" e un tradimento della causa socialista. Leggiamo infatti al capitolo 36 del programma:
«Riteniamo altresì pericolosamente sbagliate la concezione gradualistica del processo rivoluzionario e la nozione di “socialismo di mercato”, che la teoria del Socialismo del XXI Secolo condivide. Abbiamo già sottolineato precedentemente come l'idea che l'emancipazione sociale debba prima passare attraverso l'emancipazione nazionale, anziché marciare di pari passo, sia del tutto infondata e porti, in nome dell'indipendenza e della sovranità, a sostenere di fatto il capitale monopolistico nazionale, allontanando la prospettiva socialista».
Vi lasciamo dunque alla lettura del capitolo dedicato all'Unione europea:


«L’Unione Europea

[21] L’Unione Europea rappresenta un polo imperialista costruito sulla base degli interessi del grande capitale monopolistico europeo, attraverso una serie di compromessi tra le forze nazionali che lo compongono. Nella necessità di una vasta apertura dei mercati oltre i confini nazionali le classi dominanti europee hanno realizzato un’unità economica che oggi dispiega appieno, anche attraverso le proprie strutture politiche, l’attacco alle classi popolari e il rafforzamento degli interessi del capitale. L’Unione Europea rappresenta una struttura internazionale irriformabile, sorta per le esigenze strutturali del capitale e guidata da forze imperialiste. Oggi oltre il 70% delle misure approvate in Italia sono frutto di direttive e leggi europee. E’ in esse e nelle raccomandazioni degli organismi della UE che sono contenute le linee guida per le politiche antipopolari, per il trasferimento di capitali alla grande finanza, per la privatizzazione dei servizi pubblici, per gli incrementi della produttività sul lavoro, la riduzione salariale, l’innalzamento dell’età pensionabile, i vincoli di bilancio per il rientro sul debito pubblico ecc… Per questa ragione, i comunisti ribadiscono che ogni processo di integrazione dei popoli europei è possibile solo sulle ceneri dell'Europa del capitale, ossia dell’Unione Europea e che non esiste alcuna possibilità di mutare questa struttura in favore delle classi popolari. Occorre quindi uscire dall'Unione Europea, ma occorre farlo abbattendo il potere borghese, attraverso l'instaurazione del potere operaio, che concentri nelle mani del popolo la proprietà e il controllo dei mezzi di produzione. La partecipazione dei Comunisti al Parlamento Europeo e la lotta parlamentare, quando possibili, sono doverose, ma devono essere tese alla disarticolazione, non alla gestione, dell'Europa imperialista, sfruttando al massimo le residue possibilità di visibilità e diritto di tribuna che ancora rimangono. [22] Oggi è invalsa la tendenza a dare alla UE delle “nobili radici ideali”, che sarebbero state poi successivamente “tradite”, legando il processo di formazione dell’Unione agli ideali del Manifesto di Ventotene e alla figura di Spinelli. Questo argomento viene spesso riutilizzato dai governi di sinistra per abbellire le proprie richieste di maggiori margini di flessibilità nelle politiche europee, ma anche dai partiti socialisti e della Sinistra Europea per giustificare il loro orizzonte europeista. Certamente l’Europa di oggi non è quella immaginata da Spinelli, ma i comunisti, devono ribadire con nettezza che la costruzione di illusioni idealistiche sulla natura del processo unitario europeo deve essere rigettata senza appello, e con essa condannata come irrealistica ed errata la stessa prospettiva del Manifesto di Ventotene. Non è un caso che il movimento comunista internazionale condannò i primi passi della costruzione della UE, ossia la creazione del mercato comune europeo negli anni ’50, sostenendo che nessun futuro di pace e progresso era possibile in un’alleanza imperialista guidata dal potere dei grandi monopoli. Questa posizione portò il PCI – che aveva espulso Spinelli molti anni prima per insanabili divergenze con la linea strategica e la concezione teorica dei comunisti – ad essere l’unico partito in Italia a votare contro l’ingresso del nostro paese nella UE. Le “nobili radici” o le “radici di sinistra” alla base della UE, furono già denunciate e condannate dai comunisti in quegli anni, che videro chiaramente quali sarebbero stati gli effetti dannosi per le classi popolari e come il processo di unificazione europea si sarebbe convertito in una delega in bianco ai grandi monopoli e ai loro interessi, dotandoli di uno strumento formidabile per incrementare i loro profitti a scapito dei popoli europei. 16 [23] Il contesto internazionale, l’acuirsi delle competizioni interimperialistiche comportano la sempre maggiore richiesta di incrementare il processo di unificazione europea, attraverso l’aumento della cooperazione tra stati nei più svariati settori, compreso quello della difesa interna ed esterna. I comunisti condannano questi provvedimenti che hanno come scopo ultimo quello di dotare la UE, e dunque il potere dei monopoli europei, di più efficaci strumenti di repressione del conflitto di classe e incrementarne l’aggressività sul piano internazionale. Tali processi ricevono appoggi inaspettati anche da suggestioni dal presunto carattere “antimperialista”, che confondendo la reale portata dell’imperialismo, e riducendolo agli USA, spingono per una maggiore “autonomia” della UE rispetto agli Stati Uniti, incoraggiando la costituzione di un esercito comune europeo e di meccanismi di difesa autonomi. Si tratta di suggestioni errate, come di quanti opportunisticamente finirono per appoggiare il processo di integrazione europea come sganciamento dagli USA. Tutte queste teorie devono essere smascherate riconducendo l’analisi a partire dal terreno dei rapporti di produzione. Oggi l’asse tra USA e UE si mantiene per interessi dei settori maggioritari del capitale monopolistico europeo e statunitense. E’ possibile che in futuro tale asse venga ad allentarsi, come in alcuni casi già si intravede, nel contesto della competizione interimperialistica e di maggiori guadagni da una politica più autonoma. Ciò non muterebbe il carattere imperialistico del ruolo della UE né il carattere degli interessi che essa difende e delle politiche che attua. Allo stesso tempo va respinta ogni forma di maggiore integrazione “politica” spesso accompagnata da discorsi di “democratizzazione” delle strutture della UE, di “ritorno alle concezioni originarie”, discorsi propagandati proprio dalle forze socialdemocratiche e opportuniste le quali finiscono per prestare il fianco al processo di strutturazione e rafforzamento del potere del capitale, coprendolo di argomentazioni apparentemente democratiche per legare intorno a ciò il consenso di settori popolari. Maggiori poteri al Parlamento, non porterebbero alcun reale cambiamento nella struttura della UE, la maggiore o minore “democrazia” delle strutture europee è connessa solamente all’interesse immediato del capitale. [24] Sono da rifiutare come false e fuorvianti le posizioni opportuniste della sinistra borghese che vaneggiano di un presunto “conflitto tra Nord e Sud” o, peggio ancora, di processi neo-coloniali in atto all'interno delle unioni imperialiste in generale e dell'Unione Europea in particolare. Questa errata concezione dimentica che ogni borghesia nazionale partecipa allo sfruttamento del proletariato e al saccheggio del proprio e degli altri paesi in proporzione alla sua collocazione nella piramide imperialista e ai rapporti di forza esistenti al suo interno. Se si esaminano i dati a disposizione, ad esempio, sulle privatizzazioni imposte alla Grecia dalla Troika, risulta evidente come a trarne profitto, oltre al capitale internazionale, siano state anche le grandi concentrazioni monopolistiche private della stessa Grecia. Non considerare questa realtà, alla fine, porta all'abbandono della linea rivoluzionaria, alla complicità con il capitale nazionale e al sostegno delle sue politiche antipopolari, condotte in nome di una maggiore competitività internazionale, in modo analogo a quello che indusse molti partiti della II Internazionale a sostenere la propria borghesia nazionale durante la Prima Guerra Mondiale. Devono essere rispedite al mittente anche quelle teorie circa la possibilità di unioni internazionali del Sud Europa, quale sia il loro carattere. A volte si sono fatti a sinistra paragoni con la condizione sudamericana compiendo il doppio errore di voler riportare su un contesto differente esperienze nate in un diverso continente, e di non intendere neanche pienamente i limiti di quelle esperienze che oggi si rendono sempre più palesi. Non si capirebbe su quali basi economiche dovrebbero essere fondate queste unioni alimentate da scambi mutualistici e liberi, che sono semplicemente impossibili nel mantenimento dei rapporti di produzione capitalistici, indipendentemente dal grado più o meno elevato quantitativamente del potere dei monopoli di questi paesi».

Continua »

Print Friendly and PDF

venerdì 19 gennaio 2018

SALVINI, LA FLAT TAX E I MINIBOT di Marco Cavedon

[ 19 gennaio 2018 ]

Cos’è la flat tax che la Lega Nord propone come possibile incentivo per la ripresa economica ?

Si tratta di una proposta del consigliere economico di Matteo Salvini Armando Siri (clicca qui) che nel suo libro “Flat tax, la rivoluzione fiscale in Italia è possibile” spiega come funziona.

E’ una tassa non progressiva, che non rispetta l’articolo 53 della Costituzione ?

Non esattamente, perché è prevista una deduzione forfettaria legata al numero dei componenti del nucleo familiare ed inversamente collegata al reddito dichiarato.

Ecco come funziona. Si applica di base una tassa unica pari al 15% del reddito imponibile con una deduzione forfettaria di 3.000 Euro per ogni componente della famiglia, ma non in tutti i casi. Per i redditi fino a 35.000 euro è prevista la deduzione di 3.000 euro per ogni componente del nucleo familiare, compreso il contribuente; per i redditi da 35.001 a 50.000 euro la deduzione di 3.000 euro si applica per ogni familiare a carico; per i redditi superiori a 50.000 euro non è invece prevista nessuna deduzione. Questo porta a pagare imposte reali differenti sulla base del reddito imponibile e dei componenti del nucleo familiare. Si può avere il caso di imposte zero (famiglie di 4 persone e un reddito dichiarato di 12.000 euro l’anno) o di imposte al 15% (imponibile superiore a 50.000 euro).

Quali sono i punti di forza di questo meccanismo proposto ?

Lo stato incasserebbe circa 63 miliardi di meno rispetto l’attuale sistema di imposizione fiscale considerando anche la tassazione sulle società di capitali. Potenzialmente si tratta quindi di una manovra espansiva che lascia più soldi al settore non governativo, aumentando il suo attivo e pertanto il suo potere di spesa, l’ossigeno dell’economia reale.

Quali sono gli aspetti negativi di tale proposta ?

Gli aspetti problematici sono legati al contesto in cui questa manovra viene attuata, che allo stato attuale rimane alquanto fumoso.

La Lega Nord sta infatti cercando l’appoggio di Forza Italia per tentare di costruire una coalizione larga per vincere alle prossime elezioni del 4 marzo 2018. Il problema è che Forza Italia è un partito fortemente europeista e a difesa dell’eurozona, all’interno della cui cornice è impossibile attuare manovre espansive di spesa in deficit, sia in quanto le regole UE e del Fiscal Compact ce lo vietano esplicitamente, sia perché la nazione Italia comunque utilizza una moneta straniera che non può creare e controllare, senza pertanto la garanzia politica di una banca centrale sotto il suo controllo disposta a finanziare sempre il deficit di cui abbisogna.

Contradditorio rimane anche il punto circa il recupero dell’evasione fiscale. Siri afferma che una minore imposizione fiscale si tradurrebbe in un recupero di risorse dall’economia sommersa (il mantra paghiamo tutti meno tasse per evadere di meno) e che i maggiori consumi porterebbero ad un maggiore incasso dall’IVA. Pertanto prima si difende la necessità di lasciare più risorse al settore privato di famiglie ed aziende, per poi però sottolineare la necessità di recuperarle in un secondo tempo; anche se va detto che Siri ritiene di recuperare nel primo anno circa 37 miliardi di Euro, quindi meno rispetto all’ipotetico buco pari a 60 miliardi.

Resta poi da capire se questa manovra sarà o meno accompagnata da stimoli nell’atto della spesa pubblica e la retorica spesso ricorrente anche tra i partiti di opposizione circa la necessità di contenerla, eliminando sprechi e riducendo il debito pubblico anche del 40%, non lascia ben sperare.

Serve la piena consapevolezza che il debito pubblico in condizioni di sovranità monetaria non è mai un problema, anzi, rappresenta l’attivo del settore privato o non governativo. Non che manchino discorsi all’interno della Lega Nord a favore del debito pubblico (vedere questo intervento dell’economista Claudio Borghi), ma l’alleanza con Forza Italia e il conseguente smorzarsi dei toni rispetto l’intransigenza di pochi anni fa non fanno ben sperare.

E la proposta dei minibot, in cosa consiste ?


Ce lo spiega il loro ideatore, il responsabile economico della Lega Nord Claudio Borghi, in questa serie di messaggi twitter.

Si tratta di titoli di stato di piccolo taglio e senza interesse, di aspetto del tutto simile a banconote da 5 a 100 Euro, che lo stato italiano dovrebbe mettere in circolazione per pagare tutti i debiti della pubblica amministrazione, a partire dai 70 miliardi verso le imprese, per poi proseguire con il pagamento di crediti di imposta e dei risarcimenti ai risparmiatori azzerati.

Nell’idea di Borghi in più questi minibot dovrebbero essere utilizzabili per ogni transazione, compreso il pagamento delle imposte.

Si tratta evidentemente di una strategia (alquanto confusionaria) per tentare di mettere d’accordo le posizioni della Lega circa il ritorno alla sovranità monetaria con quelle di Silvio Berlusconi, che propone l’introduzione di una doppia moneta ma non di uscire dall’euro.

La soluzione sopra descritta è problematica per vari motivi.

Innanzitutto si tratta pur sempre di titoli, cioè di strumenti finanziari che è possibile acquistare e scambiare, ma non accreditare direttamente in conti correnti come la moneta a corso legale. A fronte di un determinato ammontare di minibot in valore nominale, il settore privato dovrà pertanto essere in possesso di un pari ammontare di euro già in circolazione, per cui alla fine non si fa altro che scambiare riserve con titoli addirittura a zero interesse, quindi zero di guadagno al netto.

In quanto strumenti finanziari di debito c’è poi il problema delle regole fiscali dell’eurozona, quali il limite del deficit al 3% del PIL e il Fiscal Compact, in base al quale il deficit strutturale dovrebbe essere addirittura pari allo 0% del PIL (pareggio di bilancio), per poi proseguire con la riduzione del debito pubblico al 60% del PIL.

Chiaro che pensare quindi di emettere nuovi debiti di stato per un ammontare pari alle banconote in euro in circolazione (pari a circa 100 miliardi) sarebbe del tutto improponibile, a meno che, come tra l’altro ribadito più volte da Borghi e da Salvini, non si decida di fregarsene delle regole europee, ma a quel punto tanto vale tornare alla moneta sovrana e lasciare stare questo strumento farraginoso ed inutile.

Se nelle intenzioni di Borghi comunque questo può equivalere ad emettere una nuova banconota (denominata in euro ma che non è euro – confusione totale) per poter eseguire anche le transazioni e pagare le tasse, questo tuttavia non potrebbe essere accettato dalle istituzioni europee. In base al Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea infatti, all’Articolo 128 si specifica che 
“La Banca centrale europea ha il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote in euro all’interno dell’Unione. La Banca centrale europea e le banche centrali nazionali possono emettere banconote. Le banconote emesse dalla Banca centrale europea e dalle banche centrali nazionali costituiscono le uniche banconote aventi corso legale nell’Unione”.
Poi a quel punto si potrebbe dire “eh ma allora se non accettano usciamo”…appunto, il problema sono però gli alleati con i quali si è accettato di scendere a compromessi per andare al governo.

Continua »

Print Friendly and PDF

VERSO LE ELEZIONI, SCHEDA 1: PER UNA SINISTRA RIVOLUZIONARIA

[ 19 gennaio 2018 ]

I nostri lettori sanno che come Programma 101 abbiamo tentato di presentare una lista che facesse della sovranità nazionale e del patriottismo costituzionale la sua cifra
Questo tentativo non è andato a buon fine, dunque questa lista non ci sarà. Ciò non consente di fare spallucce su questa tornata elettorale.
Con questa prima scheda vogliamo mettere sotto la lente i programmi delle diverse liste elettorali che saranno in campo. Tutte, a partire dall'estrema sinistra per finire all'estrema destra, passando per le forze maggiori. Lo faremo mettendo a fuoco, dei programmi delle diverse liste, quanto affermano sull'Unione europea e sull'euro, poiché riteniamo che, nel momento attuale, siano i due particolari nei quali c'è l'universale, ovvero, siano la cartina di tornasole per capire la natura stessa di ogni lista.

Oggi iniziamo dall'estrema sinistra, precisamente dai trotzkysti di Per una sinistra rivoluzionaria, lista animata dal Partito Comunista dei Lavoratori e da Sinistra Classe e Rivoluzione (ex-Falce e Martello).
Qui sotto segnaliamo la parte del loro programma in cui si parla di Unione europea. Può sembravi bizzarro, ma se ne parla nel capitolo del programma dedicato al... debito. L'unione europea? E' un ..."ostacolo", si dice che per fare il bene del popolo lavoratore non si può... "restare nei parametri di questa Unione europea" [sottolineatura nostra]. Quindi no all'uscita ma "cambiare i parametri". La qual cosa, riformare i Trattati, come abbiamo scritto, è ciò che praticamente, pur con toni diversi, dicono tutti quanti. Sulla moneta unica? Neanche una parola. 
Ma ecco qui la parte del programma in questione.


NO AL PAGAMENTO DEL DEBITO


Qualsiasi governo voglia davvero prendere misure a sostegno dei lavoratori, dei disoccupati e dei pensionati si troverà innanzitutto di fronte all’ostacolo rappresentato dall’Unione Europea e dal pagamento degli interessi sul debito pubblico. Le istituzioni europee in questi anni non hanno fatto altro che imporre in modo inflessibile le più spietate politiche di austerità, proprio per far rispettare il pagamento del debito.

È bene ricordare che il debito dello Stato italiano è stato contratto solo in minima parte da famiglie e piccoli risparmiatori, mentre il grosso è nelle mani di banche, assicurazioni e fondi d’investimento, sia nazionali che internazionali. Di fatto ci hanno spremuto con le politiche di lacrime e sangue solo ed esclusivamente per garantire la remunerazione del grande capitale finanziario.

Di fronte a questa vergogna, tutte le forze politiche si limitano a parlare di “avviare trattative con le istituzioni europee”, ma il caso della Grecia ci ha insegnato che la Trojka non è disponibile a fare la minima concessione, a costo di trascinare un intero paese nella miseria più nera. Non è possibile fare politiche di spesa sociale e allo stesso tempo restare all’interno dei parametri di questa Unione Europea.


  • Abolizione del pareggio di bilancio nella Costituzione.

  • Rifiuto del pagamento del debito, tranne che ai piccoli risparmiatori.

  • Rottura unilaterale dei trattati europei, NO all’Unione europea capitalista.

Continua »

Print Friendly and PDF

giovedì 18 gennaio 2018

DOPO LE ELEZIONI COSA? CE LO DICE D'ALEMA

[ 18 gennaio 2018 ]

Ieri sera, a Otto e Mezzo, De Benedetti, oltre a dichiararsi d'accordo con Berlusconi che occorre fare gli scongiuri ad una vittoria elettorale dei Cinque Stelle, alla domanda della Gruber "quale scenario sarebbe secondo lei auspicabile dopo le elezioni se nessuno avrà la maggioranza?"; De Benedetti, dopo avere ricordato che Gentiloni è in carica e non si è dimesso, ha concluso: "Meglio continui Gentiloni e si vada alle elezioni prima possibile, non senza avere fatto una nuova e più seria legge elettorale.

Sarà Gentiloni o un altro cameriere dell'oligarchia
euro-tedesca a fare il Presidente del consiglio dopo il 4 marzo? 

Dipende...
Anzitutto dovrà accadere che nessuno dei tre polo ottenga la maggioranza dei seggi...
Se il Pd prende una sonora batosta sarà difficile che il piddino Gentiloni resti dov'è. 

D'Alema, il "baffetto maledetto" —colui che nel 1999 trascinò il nostro Paese nella infame guerra alla Iugoslavia— tra i tanti suoi difetti ha quello di conoscere i meandri del Palazzo, quindi quel che pensa è d'aiuto a capire cosa potrebbe accadere dopo le elezioni.

Lo ha intervistato Aldo Cazzullo per il Corriere della Sera di ieri.
Riportiamo due domande e  le due risposte di D'Alema.
«Cosa succederà il 5 marzo?
La classe dirigente ha il dovere di dire la verità al Paese: questa legge è congegnata perché nessuno abbia la maggioranza. Occorrerà lo sforzo di garantire una ragionevole governabilità, mentre il Parlamento avrà un compito costituente, a cominciare da una nuova legge elettorale. Il Paese pagherà un prezzo alto al fallimento del renzismo, al modo disastroso, superficiale e arrogante con cui ha affrontato questioni delicatissime come le riforme.
Un governo del presidente?
Per forza: una convergenza di tanti partiti diversi attorno a obiettivi molto limitati. E noi, che siamo una forza radicata nei valori democratici della Costituzione della solidarietà, dell’uguaglianza, del lavoro, daremo il nostro contributo, ponendo discriminanti di carattere programmatico per noi irrinunciabili».
Com'è evidente D'Alema, non tifa per Gentiloni, ma giunge alla stessa conclusione di De Benedetti: fare una nuova legge elettorale e andare subito alle urne. Sono essi degli stolti? O lo sono coloro che ritengono che la prossima legislatura durerà 5 anni?

Vedremo come andrà a finire.

Di sicuro sappiamo già quale sarà lo scenario post-elettorale e i due terreni di battaglia, connessi l'uno all'altro.

Sono furbi Lorsignori: dopo la batosta di Renzi sulla Costituzione si "limiteranno"alla modifica della legge elettorale, ma noi sappiamo che certi meccanismi elettorali, a Costituzione formale intatta, possono stravolgerla nella pratica. Chi sta sopra tenterà di fare una nuova legge elettorale per assicurare e blindare il governo dei suoi fantocci, siano essi di destra, sinistra o centro. 

D'altra parte la Ue, che con Moscovici ha messo le mani avanti, farà pressioni affinché chiunque governi rispetti i vincoli stringenti di politica economica dettati da Bruxelles e Francoforte.




Continua »

Print Friendly and PDF

MOSCOVICI: IL BUE DICE CORNUTO ALL'ASINO

[ 17 gennaio 2017 ]

La Commissione europea irrompe nel dibattito politico italiano. Lo fa con le parole di Pierre Moscovici [nella foto], commissario agli Affari Economici della Ue che dice senza mezzi termini: "L'Italia è tra i rischi del 2018 per l'Unione europea" e definisce l'appuntamento elettorale del 4 marzo "un rischio politico".

Non è solo un assist al Pd renziano, è molto di più, è un esempio eclatante di quella che un tempo si sarebbe chiamata "ingerenza negli affari interni di uno Stato sovrano. Già, ma questo concetto, in tempi di euro-fanatismo è diventato desueto. Ed è sintomatico che contro le affermazioni di Mosovici solo le destre abbiano osato esprimere disappunto...elettorale.
Il "rischio" per cui Moscovici ha, come Annibale, attraversato le Alpi è stato, guarda un po', quello del debito pubblico.
Dobbiamo ringraziare Alberto Bagnai che proprio ieri, sul suo blog,  ha pubblicato un grafico molto istruttivo perché dimostra che il commissario europeo, francese per l'appunto, non ha titolo alcuno a rimbrottare i pur notoriamente servi politicanti italiani. Qui sotto il grafico che mette a confronto i deficit pubblici (differenza tra entrate e spese dello Stato) di Ue, Francia e Italia ed il loro andamento negli anni. Accanto la chiosa di Bagnai.


«Come vedete i francesi (les bleus) sono sempre stati sopra a noi, e sempre oltre il parametro di Maastricht (in rosso), e lo saranno almeno fino al 2019, con in più il fatto che il divario fra loro e noi è destinato ad aumentare (a indicare che noi saremo, secondo il Fmi, sempre più virtuosi di loro, oltre a essere di fatto in regola con Maastricht già da sei anni: sei anni di sacrifici che l'Europa ci riconosce così, sberteggiandoci!).

Insomma: è il classico caso di bue che dice cornuto all'asino. Le differenze fra asino e bue vi sono note: credo che tutti noi (almeno noi maschietti) preferiremmo essere asini. Concludo con una nota: l'Italia sarà un paese libero quando un giornalista vi darà i numeri che trovate qui, e quando avrà il coraggio di sbatterli in faccia al nostro nuovo amico con le corna, giusto così, per vedere l'effetto che fa, e per ricordargli che, fra le tante differenze cui accennavo, c'è anche quella che l'anello al naso ce l'hanno i buoi, non gli asini. Ma per questo ci vorrebbe un giornalista col retrotreno più simile a quello di un asino che a quello di un bue. Sono sicuro che da qualche parte, nascosto, ci sia e ci legga. Speriamo che si palesi presto: altri seguiranno, perché non se ne può più: ad ognuno puzza questo barbaro dominio».


Continua »

Print Friendly and PDF

mercoledì 17 gennaio 2018

L’INFLAZIONE? È DI CLASSE di Piemme

[17 gennaio 2018]

Com’è noto, secondo la teoria monetarista, l’inflazione, ovvero l’aumento generale dei prezzi, sarebbe determinato anzitutto dall’aumento della quantità di moneta in circolazione. Ergo: controllando la quantità della moneta si tiene sotto controllo il suo valore. Sembra non solo intuitivo ma logico se dico che la quantità d’acqua che esce dal tubo dipende da quanto apro o  chiudo il rubinetto.

In verità l’economia ha poco a che fare con l’idraulica.

In polemica con Ricardo, che monetarista lo era, Marx (e sulla sua scia, Keynes) rovesciò l’equazione sostenendo proprio il contrario: è l’aumento dei prezzi (il quale può avere le più diverse cause che non è qui il caso di rubricare), che determina e giustifica l’aumento della massa monetaria circolante.
Tuttavia proprio il dogma monetarista è quello su cui la Bce basa la sua politica monetaria.
Leggiamo infatti sul sito di Bankitalia:
«Nel perseguimento della stabilità dei prezzi, la BCE si prefigge lo scopo di mantenere il tasso d’inflazione su livelli inferiori ma prossimi al 2 per cento su un orizzonte di medio periodo. Tale specificazione indica che si vuole evitare un’inflazione troppo vicina allo zero – che rischierebbe di tradursi in una situazione di deflazione (un decremento persistente dell’indice generale dei prezzi, anch’esso dannoso per l’economia)…»
Che questo dogma monetarista sia sbagliato, è confermato da quanto accade oggigiorno nelle economie dell’Occidente capitalistico, anzitutto in seno all’Unione europea.
Dopo il collasso finanziario del 2007-2008 abbiamo avuto una recessione generale, la quale come conseguenza ha avuto la deflazione e la stagnazione dei consumi (per molti ceti popolari una riduzione anche drastica). 

clicca per ingrandire

Le banche centrali di Stati Uniti, Giappone e Gran Bretagna per prime hanno aperto... i loro rubinetti, iniettando moneta a gogò, più o meno 18mila miliardi di dollari. La Bce, seppur in ritardo, ha seguito a ruota. Solo negli ultimi tre anni, in cambio dell’acquisto di titoli pubblici e privati, Francoforte ha immesso nel sistema una cifra pari a 2.286 miliardi di euro supplementari. Il famigerato Quantitative Easing.

Malgrado queste potenti iniezioni di denaro la Bce non riesce a portare l’inflazione al fatidico (e stupido!) 2%. Particolarmente l’Italia non esce dalla sostanziale deflazione. Nel gennaio di un anno fa il tasso dì inflazione era all’1%, a dicembre addirittura è sceso allo 0,9% —sarebbe molto più bassa se non fossero aumentati i prezzi delle materie prime energetiche. Si tenga conto che secondo le statistiche l’area euro è da sei anni uscita dalla recessione (ovvero un + davanti al Pil) e il nostro Paese da cinque.

Com’è dunque che i conti a Lorsignori, Draghi in testa, non tornano? Dove sono finite queste montagne di denaro?

Non nelle tasche della grande maggioranza ma in quelle di un'esigua minoranza: di quelli già ricchi e di chi ricco ci è diventato.

Lo si vede da due fenomeni complementari. La crescita abnorme dei soldi giocati nelle borse, ovvero bische in cui si fanno scommesse e si gioca d’azzardo. Un caso su tutti: gli utili delle società quotate a Wall Street hanno toccato il record storico del +129% (dati Goldman Sachs), mentre nell’area sono cresciuti euro del 30%.

Il secondo fenomeno è l’impennata, a volte smisurata, dei prodotti di lusso, quelli quindi che solo l’esigua minoranza può acquistare. Ci informa Federico Fubini sul Corriere della Sera del 15 gennaio che, ad esempio, la borsa di Chanel (per la precisione il modello Reissue 2.55 taglia 277) nel 2009 costava 3.095 dollari. Cinque anni dopo era raddoppiata a 6.000 dollari, mentre da novembre si vende a negozio a 6.400. Il che nel caso specifico equivale ad un’inflazione dell’11,8% l’anno. Altro esempio: in Italia gli articoli di  gioielleria, dal 2010, hanno  conosciuto un aumentato dei prezzi del 41,7%.

Quindi, nota Fubini, “l’elettroshock” delle banche centrali ha funzionato e come, ma solo per l’1% più ricco della popolazione, dal che il nostro ne deduce (arguto!) che le diseguaglianze sociali, contrariamente all’inflazione, hanno subito una colossale impennata.

E’ l’inflazione di classe signori miei, della classe dei ricchi, rentier e capitalisti, che evidentemente quando è pro domo sua è una buona cosa, mentre se riguardasse tutti sarebbe la fine del mondo —vedi come terrorizzano i cittadini con lo spaventapasseri dell'inflazione galoppante se si uscisse dalla gabbia dell'euro.

Tornando all'inizio una cosa il Fubini si guarda bene dal dire, che la teoria monetarista della moneta (e dell'inflazione) è una colossale fregnaccia e delle due, l'una: o la Bce e Draghi hanno fallito, oppure ci prendono per il naso perché è proprio questo a cui puntavano con l'euro e i meccanismi ordoliberisti su cui si basa: arricchire i ricchi e impoverire i già poveri.

Continua »

Print Friendly and PDF

martedì 16 gennaio 2018

GRECIA, L'ULTIMA PORCATA di Rododak

[ 16 gennaio 2018 ]
Dal blog Keep Talking Greece arriva un’altra testimonianza raggelante sulle condizioni dei lavoratori in questo paese, dove, per citare l’antropologo Panagiotis Grigoriou, è in corso un processo “che renderà i lavoratori greci schiavi dei padroni rimasti”. Questo articolo ne mostra i segni con inoppugnabile evidenza, scontrandosi con chi sproloquia di “ripresa della crescita greca” e di “cura dell’austerità che ha funzionato”. In un paese dove la disoccupazione giovanile supera il 40% e i salari sono precipitati fino a garantire a mala pena la sussistenza, la capacità dei lavoratori di resistere ai ricatti è praticamente sparita: fino al punto che si è obbligati a restituire in contanti quello che era stato messo per legge in busta paga.

I LAVORATORI COSTRETTI 
A RESTITUIRE LA TREDICESIMA
Diversi datori di lavoro hanno trovato una “ricetta” per riempire i loro registratori di cassa durante i giorni di Natale: hanno chiesto indietro la tredicesima che sono obbligati – per legge – a pagare ai dipendenti.

Le proteste dei dipendenti sono atterrate una dopo l’altra negli uffici dei sindacati.

A Patrasso, i lavoratori nei negozi di vendita al dettaglio, ristoranti e imprese di pulizia si sono lamentati con il sindacato dei dipendenti del settore privato che i loro datori di lavoro hanno richiesto indietro il bonus di Natale.

Diverse denunce hanno raggiunto i sindacati anche a Larissa, nella Grecia centrale. Il presidente del Centro per il lavoro locale ha affermato che “non credo di esagerare se dico che nel settore della ristorazione il fenomeno ha toccato l’80% dei lavoratori”.

Tra l’altro ha aggiunto che “una grande catena di negozi ha preteso che fosse restituita la tredicesima, minacciando di licenziare i lavoratori se non avessero obbedito”, aggiungendo che “purtroppo i datori di lavoro richiedono indietro anche parte degli stipendi, adducendo come pretesto le difficoltà economiche”.

Il problema è che i dipendenti non possono dimostrare di aver dovuto restituire il piccolo extra, poiché nella maggior parte dei casi sono costretti a restituire il bonus in contanti subito dopo averlo ritirato al bancomat.

Episodi simili sono stati segnalati anche nell’isola di Creta.

Secondo quanto riferito, alcune catene di supermercati hanno costretto a restituire il bonus natalizio, dando in cambio agli impiegati un sacchetto di prodotti alimentari.

Non è il primo anno che i datori di lavoro richiedono indietro il bonus natalizio, equivalente a uno stipendio mensile.

La Grecia è in crisi economica, e questo rende i datori di lavoro creativi in ​​modo decisamente pessimo, a prescindere da quello che impone la legge sul lavoro.

Continua »

Print Friendly and PDF

lunedì 15 gennaio 2018

A PERUGIA NEL 70° DELLA COSTITUZIONE di Luciano Barra Caracciolo

[ 15 gennaio 2018 ]A Perugia, il 19 gennaio, alle ore 15.30, presso l'Aula 1 del Dipartimento di Scienze politiche, via A. Pascoli, n.20, si svolgerà un incontro sul 70° della Costituzione.
Noi ci saremo.





1. Come avevamo anticipato in questo post (p.1), tenteremo, pur con le nostre forze limitate, di dare un adeguato risalto alla celebrazione dei 70 anni dell'entrata in vigore nella Costituzione democratica. 

La prima iniziativa al riguardo, organizzata con la massima tempestività possibile, cioè in vicinanza con la (ricorrenza della) data stessa della promulgazione, sarà un convegno presso l'Università di Perugia, la cui locandina trovate sopra riprodotta. E' stato grazie all'entusiasmo del prof.Ponti, ed alla pronta adesione alla sua proposta del direttore del Dipartimento, che è stato possibile calendarizzare un convegno che, per le tematiche che propone, sottolinea la vitalità e l'attualità della Costituzione del 1948, evitando di indulgere in una diffusa retorica della "commemorazione di un caro estinto"; o, al più, nella raffigurazione di un anziano e nobile pro-genitore, al quale si augura, con falso pietismo e incoerente "modernismo", un pronta e serena fine.


2. L'appuntamento, aperto a tutti coloro che sono seriamente interessati al tema della democrazia costituzionale come "soluzione" vitale e immediata, è dunque a Perugia, il 19 gennaio 2018, ore 15.30, presso l'Aula 1 del Dipartimento di Scienze politiche, via A. Pascoli, 20.

Mi pare peraltro interessante darvi un'anticipazione, —almeno per quanto "ci" riguarda (e mi riferisco al gruppo di ricercatori che, in vari modi, si è aggregato intorno al lavoro scientifico di questo blog—, del punto di vista e delle tematiche che cercheremo di affrontare.

3. E proprio dalla matrice costituita dai contenuti di questo blog, estraiamo un commento di Bazaar che, con la consueta ricchezza di spunti che caratterizza i suoi appassionati e rigorosi interventi, sintetizza felicemente quel necessario connubio tra temi storico-economici, macroeconomici e giuridico-istituzionali, (spaziando nella filosofia e nella storia del pensiero politico-economico), che dovrebbe guidare l'argomento della "attualità" della nostra Costituzione.
Il commento (arricchito da links che consentono di approfondire i vari passaggi), non a caso, è tratto da questo post: IL RISPARMIO SECONDO L'€UROPA E LA VIOLAZIONE DELL'ART.47 COST (secondo i Costituenti). Possiamo dire non a caso, in considerazione della centralità che rischia di assumere il tema (costituzionale!) del risparmio, nel corso del 2018, a seguito delle nuove regolazioni che varie istituzioni Ue si accingono ad introdurre a complemento dell'Unione bancaria:
Bazaar 11 febbraio 2016 11:58
"...In linea di principio nessun trattato di libero scambio - con annessa deregolamentazione dei fattori della produzione - potrebbe passare "per la cruna" dell'art.11 Cost. (v.qui, pag.131, cit. di M. Luciani) poiché la teoria dei "vantaggi comparati" comporta una disparità intrinseca, che è quella del fattore tecnologico.


A parità del fattore tecnologico, ci sarebbe comunque il problema della differenza tra tassi di inflazione e differente remunerazione del capitale: qualsiasi disomonegeità porterebbe a far esplodere le differenze, in quanto le dinamiche socio-economiche deregolamentate portano cumulativamente a circoli viziosi.

O meglio: simmetricamente, viziosi per il Paese con minore potere economico e militare, e virtuosi per il capitale del Paese più forte.

Il liberalismo è il cancro della modernità.

I sistemi complessi, come quelli biologici, formano un'unità di ordine superiorearmonizzando le eterogeneità tramite la regolazione degli scambi tra unità di ordine inferiore: l'unione avviene tramite membrane, dogane o frontiere. Non con la loro soppressione; è logica elementare.

Le gerarchie naturali esistono e non hanno nulla a che fare con quelle sociali a cui, appunto, vorrebbero sostituirsi.

Ciò che è politico non è naturale per definizione, con buona pace dei tecnosofi. E viceversa.

L'internazionalismo della nostra Carta passa dal sovranismo democratico che pone in rapporto ordinamenti statuali fondati effettivamente sul lavoro.

Poiché la struttura economica può essere rivoluzionata solo tramite la coscienza politica, la sovranità popolare che si esprime tramite le istituzioni democratiche dello Stato-nazionenecessita un progressivo rafforzamento dell'ordine westfalico.

La sinistra liberale e cosmopolita è anti-laburista per motivi strutturali, prima che etico-ideologici: è quindi di fatto anti-democratica e anti-umana. Ovvero, stante la morale manifestata, il relativismo etico di questo gruppo sociale deve estrinsecarsi in un "relativismo giuridico", così come espresso da giuristi che dimostrano capacità ermeneutiche al pari di un Benigni qualsiasi.

Un Benigni che vinse l'Oscar facendo liberare Auschwitz dagli americani".

* Fonte: orizzonte48

Continua »

Print Friendly and PDF

EURO SÌ, EURO NO, EURO NÌ, EURO BOH di Sandokan

[ 15 gennaio 2018]

Con le elezioni che si avvicinano assistiamo ad un evidente paradosso.

Sulla questione delle questioni, quella della gabbia dell'euro e dell'Unione europea, si registra un contestuale avvicinamento delle posizioni di tutte le diverse forze politiche in campo.

Fino ad un anno fa c'erano, diciamo così, due campi apparentemente opposti: quello pro-euro (Partito Democratico, Forza Italia ecc.), e quello no-euro (M5S, Lega salviniana e Fratelli d'Italia). 

Fateci caso, è accaduto che entrambi questi schieramenti si sono assestati su una posizione se non uguale, del tutto simile, quella di euro-nì.

In cosa consiste l'euro-nì? Nel sostenere che siccome l'euro così com'è non va bene per l'Italia, occorre riformarlo, ovvero bisogna riformare l'Unione europea. Così, avendo gli euro-fanatici fatto un passo avanti, e gli euro-critici un passo indietro, ecco il miracolo di trovarli tutti nel medesimo luogo politico.

Il mantra viene diversamente declinato —"Ridiscutere i Trattati europei", "Ripensare i Trattati", "Riscrivere i trattati"—, la sostanza è la medesima. Si tratta, ovviamente di una presa per il culo, non fosse che ogni persona che abbia sale in zucca sa che non convincerai mai la Germania ad abbandonare le sue posizioni (monetariste e ordoliberiste), né tantomeno è immaginabile l'unanimità tra tutti e 27 paesi dell'Unione (erano 28 con il Regno Unito), unanimità che proprio i Trattati ritengono indispensabile per modificarli.

Sullo stesso luogo si ritrovano anche le forze minori del fianco sinistro del panorama politico, Liberi e Uguali e Potere al Popolo. 

Un esempio? Si legge in uno dei programma elettorali:
«Revisione dei Trattati, prevalenza della nostra Costituzione sulle leggi comunitarie»
Indovinate in quale programma elettorale è scolpita questa frase?
Penserete in quello dei 5 Stelle? di Liberi e Uguali? di Potere al Popolo?

Sbagliato! E' il programma elettorale del centro-destra di Berlusconi-Salvini-Meloni.

Morale: le elezioni 2018 passeranno, l'euro resterà, e nessuno gli torcerà un capello.






Continua »

Print Friendly and PDF

domenica 14 gennaio 2018

TEORIA DEL VALORE: HA RAGIONE MARX O TONI NEGRI? di Mauro Pasquinelli

[ 15 gennaio 2018]

In risposta al mio articolo MACCHINE E ROBOT PRODUCONO PLUSVALORE?  un lettore ha scritto un commento (vedi qui sotto) a cui provo a rispondere.

«Facciamo un esperimento mentale, sempre coll’esempio di prima [della lavanderia automatizzata]. Giustamente dici che, una volta automatizzata un’attività, resta sempre una minima parte di lavoro umano (pulire, controllare, manutenere le macchine ecc.). Poniamo però che la tecnologia renda disponibili lavanderie completamente automatiche, che si controllano/aggiustano da sole. Hanno però un alto costo di acquisto, che solo pochi possono permettersi. Dovremmo pensare che chi possiede una simile impresa non sia più un capitalista, che non percepisca un profitto, e che tale profitto non sia più un “furto” ?
Il capitalismo è la proprietà privata dei mezzi di produzione: dal mio punto di vista, sta nella “privatezza” l’origine dell’ingiustizia del sistema. Il capitalista produce beni, tramite uomini o macchine (è indifferente), e poi senza aver lavorato, per il semplice fatto di essere proprietario dell’impresa, si appropria dei prodotti finiti (che quindi vengono sottratti ai lavoratori e alla collettività), che poi rivende sul mercato.
Solo un’infima minoranza di persone ha le risorse per possedere una fabbrica di automobili, una rete televisiva, una catena di supermercati ecc. (non stiamo parlando degli artigiani insomma).
La modernità si caratterizza per la sostituzione del lavoro umano (e animale) con lavoro robotico: grazie ai combustibili fossili la gran parte del lavoro fisico è svolto dalle macchine, e gli umani svolgono funzioni di comunicazione/elaborazione delle informazioni o controllo/guida delle macchine. Il problema è che queste macchine non sono di proprietà della collettività, ma di un pungo di capitalisti globali (multinazionali, banche) che vi estorcono i profitti/rendite.
Tutto questo per dire che, dal mio punto di vista, si può essere socialisti, senza introdurre le categorie di valore-lavoro plusvalore sfruttamento e caduta del saggio di profitto. La teoria del valore-lavoro sembra implicare un’essenza “metafisica” nel lavoro umano, assente nel lavoro robotico (o anche animale). Perché solo il lavoro umano dovrebbe produrre valore, visto che “fisicamente”, empiricamente, l’attività umana è identica a quella svolta da una macchina? Cosa cambia se un lavoro è svolto da un operatore composto di carbonio anziché di silicio?!  Giorgio»

Caro Giorgio

Il tuo commento critico è denso di stimoli per l’approfondimento della discussione teorica su questo tema centrale. Tu affermi che la teoria del valore lavoro sembra implicare un’essenza “metafisica” nel lavoro umano. Perché solo il lavoro umano e non quello di un robot di silicio può produrre valore? 

Se dovessi rispondere filosoficamente ti direi: perché la macchina non sarà mai autocosciente come l’uomo, non può porsi dei fini da realizzare attraverso il lavoro, non potrà avere mai percezione del vero, del bene e del bello misurandosi con essa attraverso l’esercizio di facoltà artistiche e creative. Ma andremmo fuori tema. Per rispondere invece dalla prospettiva economica devo sollevarmi dal piano analitico concreto del robot ad uno totalmente astratto. Dal concreto all’astratto non ci allontaniamo, ma ci avviciniamo alla verità come insegnava Hegel.

Se tutta la ricchezza del mondo piovesse dal cielo non ci sarebbe bisogno di lavoro, i beni non avrebbero nessun valore di scambio, pur continuando a possedere valore d’uso essenziale per noi. L’uomo stesso non sarebbe uomo poiché esso si è auto-costruito storicamente attraverso il lavoro. La scimmia si umanizza tramite il lavoro avrebbe detto Engels!!

Una economia completamente automatizzata (dove le macchine sono eterne, possiedono intelligenza artificiale e producono miracolosamente altre macchine facendo uso solo di energia solare e materie prime illimitate) sarebbe come la manna che proviene dal cielo ed essa annullerebbe di colpo il valore di scambio di tutti i beni e lo stesso capitale, che come sappiamo è il supremo valore di scambio che valorizza stesso. Come puoi ben intuire, non essendoci più lavoro non ci sarebbe neanche più reddito e nessuno potrebbe comprare i beni che piovono dall’industria automatizzata. Qualora quest’ultima fosse monopolio di una oligarchia di super-ricchi, essa potrebbe concedersi una mega-rendita di posizione e vendere le merci solo offrendo ai sudditi un sostanzioso reddito di cittadinanza. Alla fine ci sarebbero 7 miliardi di individui che realizzano i bisogni primari e una piccola minoranza di uomini con ricchezze e proprietà stratosferiche. E’ il sogno o incubo dei Cinque Stelle...

Ma questa prospettiva non sarà mai realizzabile perché le risorse nel pianeta sono scarse e limitate, accumuliamo ogni giorno debito ecologico, le macchine sono deperibili e hanno bisogno di controlli e manutenzioni quotidiane. Inoltre esse racchiudono software cioè saperi, conoscenze, persino affettività forniti non da altre macchine ma dal lavoro vivo dell’uomo.

Prendiamo ad esempio una nazione, gli Stati Uniti, il paese tecnologicamente più avanzato del mondo. La disoccupazione ora è ivi al 4,1%. Ciò significa che l’immensa ricchezza di questo paese, nonostante l’automazione, è mossa, attivata, controllata da decine di milioni di salariati. La produttività del lavoro e la massa dei valori d’uso prodotti negli Usa sono direttamente proporzionali alla potenza tecnologica delle macchine e del capitale fisso, ma il valore di scambio delle merci è determinato direttamente dal lavoro vivo dei milioni di salariati manuali ed intellettuali che muovono, informano e sorvegliano queste macchine. Tale valore si misura ancora in moneta che riflette sottostanti unità temporali di lavoro vivo. Amazon ha introdotto 200.000 robot nelle proprie aziende ma ha anche assunto 300.000 dipendenti che lavorano a ritmi infernali, con controlli dei tempi e dei ritmi, che farebbero impallidire gli stessi Taylor e Ford. Anche l’industria più automatizzata, quindi, lucra profitti sull’economia di tempo di lavoro. Quale maggiore conferma della teoria di Marx del valore-lavoro!

I nuovi paradigmi produttivi e tecnologici del capitalismo “Bio-cognitivo” (come lo chiamano Fumagalli e Negri) prevedono una crescente umanizzazione delle macchine e robotizzazione dell’uomo. Sicché sembra sempre più difficile distinguere tra il contributo del lavoro morto e quello del lavoro vivo, nella determinazione del valore finale delle merci. Si sta avverando ciò che profetizzò Marx nel “frammento sulle macchine” dei Grundrisse, vertice teorico della sua critica dell’economia politica. Oggi il capitale estrae valore non dal lavoro immediato del singolo o dei singoli, ma dalla potenza sociale, cooperativa, intellettuale, affettiva e reticolare del lavoro, che è sempre più immateriale e difficilmente misurabile in unità temporali. Tony Negri e Andrea Fumagalli si sono incartati su questo passaggio teorico, deducibile dal frammento di Marx, annunciando il superamento della teoria del valore lavoro. Ma sbagliano perché hanno rimosso il passaggio successivo dello scritto che cosi’ recita:
«Il capitale chiama in vita tutte le potenze della scienza e della natura, come della combinazione sociale e del traffico sociale allo scopo di rendere indipendente la creazione della ricchezza dal tempo di lavoro in essa impiegato. Per l’altro verso vuole misurare con il tempo di lavoro le gigantesche forze sociali cosi create e relegarle nei limiti che sono richiesti per conservare come valore il valore già creato». K. Marx, Grundrisse, Einaudi, frammento sulle macchine.
Marx qui profetizza che le condizioni oggettive per l’abolizione del valore di scambio sono mature, perché la creazione di ricchezza dipende più dall’intelletto generale, dalla conoscenza immateriale, dalle potenze della scienza e della tecnica piuttosto che dal lavoro del singolo operaio; ma il capitale non può fare a meno, pena la sua dissoluzione, di misurare con il tempo di lavoro e con la forma valore la ricchezza che emana dal lavoro vivo, materiale ed immateriale. La contraddizione esplosiva è nel capitale stesso che vuole racchiudere nella camicia di forza del valore di scambio e della proprietà privata, la forza emancipante della tecnica, diventata a tutti gli effetti una potenza sociale, culturale, cooperativa e relazionale. Basterebbe togliere questa camicia di forza per rendere fruibile a tutti i benefici della forza produttiva sociale! [1]

Oggi più che mai facciamo difficoltà a misurare il valore delle merci in ore di lavoro. Infatti se prendiamo un cellulare come calcolare le ore di lavoro necessarie alla sua produzione? Sarebbe un compito improbo che rimanda, a ritroso, ad una catena di processi cognitivi ed esecutivi mondializzati interminabili. Tale compito lo lasciamo risolvere post festum al mercato attraverso la determinazione del prezzo. Ma la potenza sociale del lavoro è facilmente riconducibile alla misura dell’unità temporale, se gettiamo uno sguardo complessivo, olistico sulla produzione globale, cioè se calcoliamo l’intera ricchezza di una nazione o di un insieme di nazioni moltiplicando le ore di lavoro di tutti i loro salariati per il numero di essi, date certe condizioni di produttività media e al netto dei patrimoni mobiliari ed immobiliari. [2] Uno sciopero generale che bloccasse gli Usa per alcune settimane farebbe piombare la nazione più potente del mondo nella crisi più nera, a conferma che in ultima istanza è sempre il lavoro vivo e non quello morto a decidere sui destini della ricchezza delle nazioni.

La potenza tecnologica mondiale dell’homo sapiens potrebbe garantire tutti i valori d’uso indispensabili alla sua riproduzione come specie. Ma è la permanenza della forma capitalistica della produzione, che pone il tempo di lavoro come unica misura e fonte della ricchezza, a fare in modo che i valori d’uso siano inaccessibili per miliardi di persone e che altri miliardi vivano nella precarietà permanente per mantenere l’ozio e la immorale opulenza di una strettissima minoranza. [3] Ergo: la legge del valore potrà essere superata solo con l’abolizione del modo di produzione capitalistico.

Alla fine tu scrivi che si può essere socialisti senza introdurre la teoria del valore-lavoro. Certo. Infatti il comunismo come idea sorge duemila anni prima della teoria del valore lavoro. Ma sarebbe un errore interpolare una questione etica con una di carattere scientifico. La teoria del valore lavoro è uno strumento imprescindibile per comprendere il modo di funzionamento del capitalismo e il suo destino storico. Come tale è di enorme ausilio all’elaborazione di una idea di società eticamente giusta, ma non va confusa con essa. Sono convinto, altresì, che solo un uomo geniale come Marx, partigiano degli ultimi e degli oppressi, potesse svelarla nel suo profondo meccanismo di funzionamento.

Ricardo, pensatore geniale animato da spirito borghese, ci era andato vicino, ma forse si era ritratto, spaventato dalle conseguenze ultime delle sue intuizioni. La scienza sociale si distingue dalla scienza naturale perché può diventare scienza rivoluzionaria se sposa la causa degli ultimi e si libera dell’ipoteca ideologica delle classi dominanti.
Ciò non significa confondere i fatti con i valori ma dare ai fatti il sostegno dei valori, che è l’unico viatico per raggiungere la verità (che è sempre rivoluzionaria per Gramsci) in campo politico-sociale. 


NOTE

1. Qui apro una postilla filosofica. Il discorso sulla tecnica apre inquietanti interrogativi filosofici sul suo potere di manipolazione dell’uomo. La tecnica, come si sviluppa in regime capitalistico, è un Giano bifronte: da una parte ha potenzialità emancipatorie (potenza) previste da Marx, dall’altra è un nuovo Leviatano (atto) che si nutre di energia umana per accrescere la sua potenza. Ed è quello che sta succedendo ora, brillantemente previsto da Heidegger e colpevolmente sottaciuto dai teorici del “Comune” come Toni Negri.

2. Uno dei corollari della teoria del valore lavoro è proprio questo: se una nazione sostituisse 20 milioni di operai con 20 milioni di robot facenti le stesse funzioni, essa sarebbe più ricca di valori d’uso ma più povera di valori di scambio. Più ricca di disoccupati e più povera di potere di acquisto. Per mantenere lo stesso surplus o sovrappiù, i 20 milioni di operai dovrebbero essere reintegrati in altre mansioni produttive. Il capitale, per mantenersi in vita, è costretto dalle leggi coercitive della concorrenza ad espellere forza-lavoro con macchinari per poi ricreare lavoro vivo in altre mansioni. Ove non riuscisse in questo compito si apre tale scenario: macchine che producono macchine che producono beni di consumo senza più valore di scambio. Questa è  la contraddizione in cui si dimena il capitale che lo fa essere una corda tesa nell’abisso. E’ l’anticamera del passaggio dal suo essere al suo non essere, al suo nulla radicale!

3. Il compito storico del capitalismo è aver accresciuto esponenzialmente la massa della ricchezza prodotta, ma il suo limite invalicabile è aver posto questa ricchezza in antitesi alla massa dei cittadini che possono solo guardarla nei centri commerciali e non goderne. Mai come come ora, che viviamo nell’apogeo del capitalismo, il dislivello tra valore d’uso e valore di scambio, tra miseria e ricchezza è stato cosi alto!

Continua »

Print Friendly and PDF

LA PAGINA FACEBOOK DEL MOVIMENTO POPOLARE DI LIBERAZIONE - P101

LA PAGINA FACEBOOK DI SOLLEVAZIONE

Lettori fissi di SOLLEVAZIONE

Temi

Unione europea (770) euro (717) crisi (623) economia (528) sinistra (467) finanza (263) Movimento Popolare di Liberazione (241) grecia (236) sfascio politico (235) elezioni (226) M5S (225) resistenza (222) teoria politica (212) banche (204) internazionale (196) imperialismo (195) risveglio sociale (184) sovranità nazionale (177) Leonardo Mazzei (174) P101 (172) alternativa (168) seconda repubblica (167) Moreno Pasquinelli (156) Syriza (150) Tsipras (145) Matteo Renzi (126) antimperialismo (115) debito pubblico (113) marxismo (105) PD (104) sovranità monetaria (104) democrazia (102) spagna (102) destra (99) sollevazione (99) Grillo (93) costituzione (93) berlusconismo (91) neoliberismo (91) proletariato (91) Francia (87) islam (85) filosofia (81) austerità (79) Coordinamento nazionale della Sinistra contro l’euro (78) Emiliano Brancaccio (77) Stati Uniti D'America (74) referendum costituzionale 2016 (74) Germania (73) sindacato (72) Mario Monti (71) piemme (71) bce (70) populismo (69) Stefano Fassina (68) immigrazione (68) capitalismo (66) sinistra anti-nazionale (66) Alberto Bagnai (63) Libia (63) Podemos (62) programma 101 (62) capitalismo casinò (61) guerra (61) Carlo Formenti (60) Rivoluzione Democratica (58) globalizzazione (58) CONFEDERAZIONE per la LIBERAZIONE NAZIONALE (57) bancocrazia (56) Medio oriente (55) rifondazione (55) Sicilia (54) CLN (53) Sergio Cesaratto (51) Siria (51) cinque stelle (51) referendum (51) socialismo (51) Alexis Tsipras (50) Lega Nord (50) Movimento dei forconi (49) immigrati (49) fiat (48) legge elettorale (47) sovranità popolare (47) Pablo Iglesias (46) sinistra sovranista (46) Nichi Vendola (45) geopolitica (45) renzismo (45) Beppe Grillo (43) campo antimperialista (43) inchiesta (43) Emmezeta (42) Troika (42) astensionismo (42) Alitalia (41) Yanis Varoufakis (41) solidarietà (41) moneta (40) sovranismo (40) brexit (39) proteste operaie (38) Diego Fusaro (37) italicum (37) liberismo (37) neofascismo (37) Mario Draghi (36) Matteo Salvini (36) Marine Le Pen (35) Russia (35) immigrazione sostenibile (35) sionismo (35) Fiorenzo Fraioli (34) III. Forum internazionale no-euro (34) egitto (34) elezioni 2018 (34) fiscal compact (34) Luciano Barra Caracciolo (33) Manolo Monereo (33) azione (33) palestina (33) uscita di sinistra dall'euro (33) 9 dicembre (32) ISIS (32) Mimmo Porcaro (32) Ugo Boghetta (32) default (32) fiom (32) Forum europeo 2016 (31) Giorgio Cremaschi (31) Sel (31) Ucraina (31) governo Renzi (31) populismo di sinistra (31) unità anticapitalisa (31) Israele (30) Merkel (30) napolitano (28) Assemblea di Chianciano terme (27) islamofobia (27) menzogne di stato (27) xenofobia (27) catalogna (26) eurostop (26) nazione (26) Beppe De Santis (25) Forum europeo (25) Lega (25) elezioni siciliane 2017 (25) Europa (24) Karl Marx (24) Nello de Bellis (24) silvio berlusconi (24) Donald Trump (23) Stato di diritto (23) ora-costituente (23) Coordinamento nazionale sinistra contro l'euro (22) Quantitative easing (22) ecologia (22) finanziarizzazione (22) nazionalismi (22) Aldo Giannuli (21) Chianciano Terme (21) Front National (21) Lavoro (21) Simone Boemio (21) Stato islamico dell’Iraq e del Levante (21) Unità Popolare (21) scuola (21) Luigi Di Maio (20) Marcia della Dignità (20) Sandokan (20) USA (20) repressione (20) uscita dall'euro (20) Laikí Enótita (19) Nato (19) Roma (19) Sicilia Libera e Sovrana (19) Tunisia (19) cina (19) etica (19) fronte popolare (19) Fabio Frati (18) Izquierda Unida (18) Noi siciliani con Busalacchi (18) Regno Unito (18) iraq (18) keynes (18) religione (18) Assisi (17) Costanzo Preve (17) Forum europeo delle forze di sinistra e popolari anti-Unione europea (17) Mariano Ferro (17) Pier Carlo Padoan (17) iran (17) nazionalizzazione (17) pace (17) razzismo (17) Enrico Letta (16) Forum di Atene (16) Jacques Sapir (16) Norberto Fragiacomo (16) Tonguessy (16) Venezuela (16) ballottaggi (16) euro-germania (16) melenchon (16) storia (16) vendola (16) Donbass (15) Emmanuel Macron (15) International no euro forum (15) Luciano B. Caracciolo (15) Prc (15) Renzi (15) Vladimiro Giacchè (15) coordinamento no-euro europeo (15) emigrazione (15) indipendenza (15) patriottismo (15) piattaforma eurostop (15) 15 ottobre (14) Brancaccio (14) Cremaschi (14) Enea Boria (14) Ernesto Screpanti (14) Eurogruppo (14) Marco Mori (14) Monte dei Paschi (14) Movimento 5 Stelle (14) Stato Islamico (14) Vincenzo Baldassarri (14) obama (14) salerno (14) Chavez (13) Jobs act (13) MMT (13) Marino Badiale (13) Virginia Raggi (13) acciaierie Terni (13) ambiente (13) disoccupazione (13) finanziaria (13) nazionalismo (13) scienza (13) sciopero (13) umbria (13) Bersani (12) Forum europeo 2015 (12) Legge di stabilità (12) Negri (12) Perugia (12) Putin (12) antifascismo (12) complottismo (12) decreto salva-banche (12) internazionalismo (12) internet (12) lotta di classe (12) piano B (12) senso comune (12) terzo memorandum (12) 14 dicembre (11) AST (11) Alfredo D'Attorre (11) D'alema (11) Enrico Grazzini (11) Gennaro Zezza (11) Reddito di cittadinanza (11) Turchia (11) Wilhelm Langthaler (11) chiesa (11) comunismo (11) corruzione (11) cosmopolitismo (11) cultura (11) de-globalizzazione (11) iniziative (11) keynesismo (11) ordoliberismo (11) salari (11) sinistra Italiana (11) unione bancaria (11) Bagnai (10) Bruno Amoroso (10) De Magistris (10) Esm (10) Fmi (10) Forum Internazionale Anti-Ue delle forze popolari e di sinistra (10) Hollande (10) Marco Passarella (10) Marco Zanni (10) Mauro Pasquinelli (10) OLTRE L'EURO (10) Ora (10) Panagiotis Lafazanis (10) Terni (10) casa pound (10) cattiva scuola (10) decrescita (10) golpe (10) povertà (10) presidenzialismo (10) tasse (10) ANTARSYA-M.A.R.S. (9) Algeria (9) Alitalia all'Italia (9) Art. 18 (9) Bernie Sanders (9) Campagna eurostop (9) Costas Lapavitsas (9) Daniela Di Marco (9) Def (9) Dicotomia (9) Jean-Luc Mélenchon (9) Paolo Ferrero (9) Papa Francesco (9) Portogallo (9) Risorgimento Socialista (9) Salvini (9) Stefano D'Andrea (9) Terza Repubblica (9) ThyssenKrupp (9) Von Hayek (9) Wolfgang Schaeuble (9) analisi politica (9) bail-in (9) diritti civili (9) diritto (9) europeismo (9) islanda (9) istruzione (9) media (9) nucleare (9) sindacalismo di base (9) Abu Bakr al-Baghdadi (8) CGIL (8) Corte costituzionale (8) DOPO IL 4 DICEMBRE (8) Diritti Sociali (8) Draghi (8) Erdogan (8) Fausto Bertinotti (8) Forconi (8) Goracci (8) II assemblea della CLN (1-3 settembre) (8) Ilva (8) Ingroia (8) Italia Ribelle e Sovrana (8) Lista del Popolo (8) Mirafiori (8) Quirinale (8) Yanis Varoufakys (8) appello (8) deficit (8) elezioni anticapte (8) elezioni anticipate (8) elezioni anticipate 2017 (8) elezioni siciliane (8) grexit (8) inflazione (8) liberalismo (8) lira (8) manifestazione 25 marzo 2017 (8) marxisti dell'Illinois (8) nuovo movimento politico (8) privatizzazioni (8) seminario programmatico 12-13 dicembre 2015 (8) svalutazione (8) trasporto aereo (8) unità anticapitalista (8) Alessandro Di Battista (7) Alternative für Deutschland (7) Argentina (7) Articolo 18 (7) Claudio Borghi (7) George Soros (7) Giulietto Chiesa (7) ISIL (7) Inigo Errejón (7) Landini (7) MMT. Barnard (7) Maurizio Landini (7) Me-Mmt (7) Michele Berti (7) Movimento pastori sardi (7) Nuit Debout (7) Paolo Barnard (7) Pil italiano (7) Samuele Mazzolini (7) Sapir (7) Ttip (7) anarchismo (7) borsa (7) classi sociali (7) confederazione (7) cosmo-internazionalismo (7) debitocrazia (7) derivati (7) destra non euro (7) eurocrack (7) incontri (7) nazismo (7) necrologi (7) proteste (7) rivoluzione civile (7) sociologia (7) taranto (7) trasporto pubblico (7) Alessandro Visalli (6) Ars (6) Banca centrale europea (6) Bottega partigiana (6) CUB (6) Casaleggio (6) Contropiano (6) Dino Greco (6) Eugenio Scalfari (6) Franz Altomare (6) Frédéric Lordon (6) Gaza (6) Giuseppe Angiuli (6) Gran Bretagna (6) Lenin (6) M.AR.S. (6) Massimo Bontempelli (6) No Renzi Day (6) Noi con Salvini (6) ORA! (6) Oskar Lafontaine (6) Paolo Savona (6) Pisapia (6) Polonia (6) REDDITO MINIMO UNIVERSALE (6) Sandro Arcais (6) Sergio Mattarella (6) Stato (6) assemblea nazionale 2-3 luglio 2016 (6) autodeterminazione dei popoli (6) automazione (6) beni comuni (6) bipolarismo (6) fisco (6) governo Gentiloni (6) il pedante (6) incontro internazionale (6) la variante populista (6) liberosambismo (6) magistratura (6) manifestazione (6) no tav (6) no-Ttip (6) nuovo soggetto politico (6) populismo democratico (6) questione nazionale (6) rivolta (6) suicidi (6) suicidi economici (6) tecnologie (6) terremoto (6) uber (6) utero in affitto (6) vaccini (6) Alberto Negri (5) Anguita (5) Assad (5) CETA (COMPREHENSIVE ECONOMIC AND TRADE AGREEMENT) (5) Carl Schmitt (5) Dario Guarascio (5) Dimitris Mitropoulos (5) Domenico Moro (5) Federalismo (5) Ferdinando Pastore (5) Finlandia (5) Flat tax (5) Foligno (5) Forza Italia (5) Franco Bartolomei (5) Franco Busalacchi (5) Fratelli d'Italia (5) Genova (5) Giancarlo D'Andrea (5) HAMAS (5) Hilary Clinton (5) Il popolo de i Forconi (5) Je so' Pazzo (5) Kirchner (5) Luca Massimo Climati (5) Maduro (5) Nino galloni (5) No Monti Day (5) No debito (5) Npl (5) Parigi (5) Partito tedesco (5) Pcl (5) Rete dei Comunisti (5) Riccardo Achilli (5) Romano Prodi (5) Rosatellum 2 (5) Sharing Economy (5) Stathis Kouvelakis (5) Stato di Polizia (5) TTIP (TRANSATLANTIC TRADE AND INVESTMENT PARTNERSHIP) (5) Target 2 (5) Val di Susa (5) Wolfgang Munchau (5) afghanistan (5) alleanze (5) banche popolari (5) califfato (5) camusso (5) cuba (5) debitori (5) di Pietro (5) elezioni regionali 2015 (5) elezioni. Lega (5) facebook (5) ideologia (5) jihadismo (5) laicismo (5) migranti (5) pomigliano (5) rifugiati politici (5) salvinismo (5) tecnoscienza (5) tremonti (5) ALBA (4) Altiero Spinelli (4) Andrea Ricci (4) Angelo Panebianco (4) Anna Falcone (4) Aurelio Fabiani (4) Brigate sovraniste (4) CSNR (4) Candidatura d’Unitat Popular (CUP) (4) Cesaratto (4) Charlie Hebdo (4) Chiavacci Alessandro (4) Città della Pieve (4) Claudio Martini (4) Comitato per il No nel referendum sulla legge costituzionale Renzi- Boschi (4) Consiglio nazionale ORA! (4) Coordinamento per la Democrazia Costituzionale (4) Corea del Nord (4) Cub Trasporti (4) Danilo Calvani (4) Danilo Zolo (4) Diego Melegari (4) Eos (4) France Insoumise (4) Frente civico (4) GIAPPONE (4) Giorgia Meloni (4) Giuliano Pisapia (4) Giulio Regeni (4) Imu (4) Jacques Nikonoff (4) Jeremy Corbyn (4) Joseph Stiglitz (4) Julio Anguita (4) Kke (4) L'Altra Europa con Tsipras (4) Lafontaine (4) Laura Boldrini (4) Luciano Gallino (4) Luciano Vasapollo (4) Lucio Chiavegato (4) Luigi Ferrajoli (4) Lupo (4) Marcello Teti (4) Militant-blog (4) Morgan Stanley (4) Mosul (4) Noi sicialiani con Busalacchi (4) Oscar Lafontaine (4) Papa Bergoglio (4) Pardem (4) Piattaforma di sinistra (4) Piero Bernocchi (4) Prodi (4) ROSSA (4) Rajoy (4) Sefano Rodotà (4) Slavoj Žižek (4) Stato d'emergenza (4) Stato nazione (4) Teoria Monetaria Moderna (4) Titoli di stato (4) Trump (4) Tyssenkrupp (4) USB (4) Varoufakis (4) Vladimiro Giacché (4) Xarxa Socialisme 21 (4) Xi Jinping (4) al-Sisi (4) anarchici (4) arancioni (4) bankitalia (4) brasile (4) carceri (4) cinema (4) cipro (4) coalizione sociale (4) crisi bancaria (4) cristianesimo (4) cristianismo (4) demografia (4) diritti di cittadinanza (4) donna (4) elezioni 2017 (4) elezioni comunali 2017 (4) elezioni siciliane 2012 (4) fascismo (4) filo rosso (4) fratelli musulmani (4) giovani (4) governo (4) il manifesto (4) informatica (4) irisbus (4) irlanda (4) ius soli (4) legge di stabilità 2017 (4) massimo fini (4) mediterraneo (4) parti de gauche (4) patrimoniale (4) pensioni (4) porcellum (4) presidente della repubblica (4) protezionismo (4) risparmio (4) seminario (4) spending review (4) spesa pubblica (4) transizione al socialismo (4) truffa bancaria (4) wikidemocrazia (4) 19 ottobre (3) Africa (3) Alavanos (3) Albert Einstein (3) Aldo Zanchetta (3) Alessandro Chiavacci (3) Alessia Vignali (3) Alfiero Grandi (3) America latina (3) Antonio Ingroia (3) Associazione Riconquistare la Sovranità (3) Atene 26-28 giugno (3) Aventino (3) BRIM (3) Barbara Spinelli (3) Bergoglio (3) Bernd Lucke (3) Bin Laden (3) Cerveteri Libera (3) Ciudadanos (3) Comitato No Debito (3) Coordinamento Democrazia Costituzionale (3) Coordinamento dei Comitati per il NO-Umbria (3) Coordinamento no E45 autostrada (3) Davide Serra (3) Dieudonné M'bala M'bala (3) Eleonora Forenza (3) Emanuele Severino (3) Ernest Vardanean (3) Fabrizio Tringali (3) Felice Floris (3) Filippo Abbate (3) Francesco Salistrari (3) Fronte Sovranista Italiano (3) Gianni Ferrara (3) Giorgio Lunghini (3) Giuliana Nerla (3) Giuseppe Pelazza (3) Goofynomics (3) Gramsci (3) HELICOPTER MONEY (3) ISTAT (3) Incontro di Roma (3) JP Morgan (3) Jens Weidmann (3) Karl Polany (3) Leonardo Mazzzei (3) Lista Tsipras (3) Luca Ricolfi (3) Luciano Canfora (3) Luigi De Magistris (3) Macron (3) Magdi Allam (3) Manolo Monero Pérez (3) Marco Mainardi (3) Martin Heidegger (3) Marx (3) Marxista dell'Illinois n.2 (3) Massimo De Santi (3) Maurizio Fratta (3) Maurizio del Grippo (3) Milton Friedmann (3) Moldavia (3) Napoli (3) Nigel Farage (3) No e-45 autostrada (3) Noi Mediterranei (3) ONU (3) Olanda (3) Panagiotis Sotiris (3) Paolo Gerbaudo (3) Patrizia Badii (3) Pedro Montes (3) Poroshenko (3) Rodoflo Monacelli (3) Ruggero Arenella (3) Salento (3) Sarkozy (3) Sergio Starace (3) Six Pack (3) Thomas Fazi (3) Ungheria (3) Ungheria. jobbink (3) Ventotene (3) Viareggio (3) Viktor Orban (3) Visco (3) Yemen (3) agricoltura (3) al-Nusra (3) alba dorata (3) austria (3) bollettino medico (3) confindustria (3) crediti deteriorati (3) deflazione (3) deflazione salariale (3) diritto d'asilo politico (3) diritto di cittadinanza (3) divorzio banca d'Italia Tesoro (3) dollaro (3) donne (3) economia sociale di mercato (3) il fatto quotidiano (3) indignati (3) insegnanti (3) internazionale azione (3) italia (3) legge del valore (3) legge di stabilità 2015 (3) legge truffa (3) maternità surrogata (3) mattarellum (3) mezzogiorno (3) minijobs. Germania (3) moneta fiscale (3) negazionismo (3) noE-45 autostrada (3) occidente (3) oligarchia (3) partito (3) primarie (3) ratzinger (3) riforma del senato (3) risorgimento (3) sanità (3) sardegna (3) saviano (3) senato (3) socialdemocrazia (3) sovranità e costituzione (3) sovrapproduzione (3) statizzazione banche (3) takfir (3) tassisti (3) tecnica (3) trattati europei (3) tv (3) università (3) violenza (3) wikileaks (3) xylella (3) 11 settembre (2) 12 aprile (2) 25 aprile 2017 (2) 27 ottobre 2012 (2) A/simmetrie (2) ALDE (2) Ada Colau (2) Agenda Monti (2) Ahmadinejad (2) Alberto Benzoni (2) Alberto Montero (2) Amando Siri (2) Angelo Salento (2) Antonello Ciccozzi (2) Antonello Cresti (2) Antonio Amoroso (2) Antonio Rinaldi (2) Arabia saudita (2) Arditi del Popolo (2) Atlante (2) Baath (2) Bahrain (2) Banca (2) Bandiera rossa in movimento (2) Berretti Rossi (2) Bilderberg (2) Black Lives Matter (2) Borotba (2) Brushwood (2) CISL (2) Carc (2) Carlo Romagnoli (2) Cernobbio (2) Certificati di Credito Fiscale (2) Cgia Mestre (2) Chantal Mouffe (2) Cia (2) Cile (2) Cirimnnà (2) Civati (2) Comitato antifascista russo-ucraiono (2) Coordinamento europeo della Sinistra contro l’euro (2) Dani Rodrik (2) De Bortoli (2) Der Spiegel (2) Die Linke (2) Diem25 (2) Diosdado Toledano (2) Don Giancarlo Formenton (2) EDWARD SNOWDEN (2) EReNSEP (2) Edoardo Biancalana (2) Ego della Rete (2) Emilia Clementi (2) Emiliano Gioia (2) Ernesto Galli Della Loggia (2) Ernesto Laclau (2) F.List (2) Fausto Sorini (2) Federico Fubini (2) Fidel Castro (2) Fidesz (2) Filippo Gallinella (2) Fiumicino (2) Forum Internazionale antiEU delle forze popolari (2) Forum Popoli Mediterranei (2) Francesco Giavazzi (2) Francesco Maria Toscano (2) Francesco Piobbichi (2) Franco Russo (2) Fratoianni (2) Frosinone (2) Fulvio Grimaldi (2) Futuro al lavoro (2) Generale Pappalardo (2) Gentiloni (2) Giada Boncompagni (2) Giancarlo Cancelleri (2) Giorgio Gattei (2) Giuliano Amato (2) Giulio Sapelli (2) Giuseppe Mazzini (2) Giuseppe Palma (2) Goldman Sachs (2) Grottaminarda (2) Guido Grossi (2) Guido Viale (2) Hartz IV (2) Hegel (2) Hezbollah (2) Hitler (2) Incontro di Madrid 19/21 febbraio 2016 (2) Iniciativa za Demokratični Socializem (2) Iniziativa per il socialismo democratico (2) Italexit (2) Italia Ribelle (2) Iugend Rettet (2) Iugoslavia (2) Javier Couso Permuy (2) Juan Carlos Monedero (2) Jugoslavia (2) Juncker (2) Kalergy (2) Ken Loach (2) Kostas Lapavitsas (2) Legge di Bilancio (2) Lelio Basso (2) Lelio Demichelis (2) Loretta Napoleoni (2) Ltro (2) MES (2) MPL (2) Maastricht (2) Mali (2) Manolis Glezos (2) Marchionne (2) Maria Elena Boschi (2) Maria Rita Lorenzetti (2) Mario Tronti (2) Mario Volpi (2) Marocco (2) Massimo PIvetti (2) Michele fabiani (2) Morya Longo (2) Movimento Politico d'Emancipazione Popolare (2) Mussari (2) NO TAP (2) Nadia Garbellini (2) Netanyahu (2) Oriana Fallaci (2) Ostia (2) Palermo (2) Paola De Pin (2) Paolo Becchi (2) Paolo Maddalena (2) Papa (2) Patto di Stabilità e Crescita (2) Paul Krugman (2) Paul Mason (2) Pci (2) PdCI (2) Pdl (2) Pier Paolo Dal Monte (2) Pippo Civati (2) Pkk (2) Portella della Ginesta (2) Preve (2) Quarto Polo (2) Raffaele Alberto Ventura (2) Reddito di inclusione sociale (2) Regioni autonome (2) Riccardo Bellofiore (2) Riccardo Ruggeri (2) Rosanna Spadini (2) Rozzano (2) Ryan air (2) SPD (2) STX (2) Salistrari (2) Scenari Economici (2) Schumpeter (2) Scilipoti (2) Scozia (2) Seconda Assemblea CLN (2) Sergio Bellavita (2) Sergio Cararo (2) Sergio Cofferati (2) Shale gas (2) Simone Di Stefano (2) Slovenia (2) Stato penale (2) Stavros Mavroudeas (2) Stiglitz (2) TAP (2) Tasi (2) Tasos Koronakis (2) Terzo Forum (2) Thissen (2) Thomas Piketty (2) Tiziana Ciprini (2) Tltro (2) Tomaso Montanari (2) Toni negri (2) Tor Sapienza (2) Torino (2) Transatlantic Trade and Investment Partnership (2) Transnistria (2) Trilateral (2) UIL (2) UKIP (2) Ugo Arrigo (2) Umberto Eco (2) Valerio Bruschini (2) Zagrebelsy (2) Zoe Constantopoulou (2) accordo del 20 febbraio (2) accordo sul nucleare (2) al Serraj (2) al-Durri (2) al-qaeda (2) alawismo (2) animalismo (2) antisemitismo (2) banche venete (2) blocco sociale (2) bontempelli (2) burkini (2) califfaato (2) calunnia (2) casa (2) cobas (2) comitato di Perugia (2) composizione di classe (2) comunicazione (2) curdi (2) decreto vaccini (2) deregulation (2) domenico gallo (2) due euro (2) elezioni comunali 2015 (2) enel (2) energia (2) ennahda (2) expo (2) export (2) fecondazione eterologa (2) fincantieri (2) fine del lavoro (2) forza nuova (2) frontiere (2) gennaro Migliore (2) governicchio (2) guerra di civiltà (2) indignatos (2) industria italiana (2) intimperialismo (2) isu sanguinis (2) libano (2) libertà di pensiero (2) maidan (2) marina silva (2) mercantislismo (2) no expo (2) olocausto (2) paolo vinti (2) patto del Nazareno (2) patto grecia-israele (2) patto politico (2) petrolio (2) poste (2) poste italiane (2) precarietà (2) proporzionale (2) proteste agricoltori (2) psicanalisi (2) razionalismo (2) reddito di base (2) riformismo (2) rivoluzione russa (2) rivoluzione socialista (2) sanità. spending review (2) scissione pd (2) serbia (2) shador (2) shoa (2) sinistra anticapitalista (2) sinistra critica (2) sme (2) social media (2) società (2) sondaggi (2) stagnazione secolare (2) stop or-me (2) tasso di cambio (2) terzo polo (2) unioni civili (2) uniti e diversi (2) vincolo di mandato (2) vota NO (2) "cosa rossa" (1) 101 Dalmata. il più grande successo dell'euro (1) 11-12 gennaio 2014 (1) 14 novembre (1) 17 aprile (1) 1961 (1) 20-24 agosto 2014 (1) 25 aprile 2014 (1) 25 aprile 2015 (1) 28 marzo 2014 (1) 31 marzo a Milano (1) 6 gennaioMovimento Popolare di Liberazione (1) 8 settembre (1) 9 novembre 2013 (1) A. Barba (1) AL NIMR (1) Abd El Salam Ahmed El Danf (1) Achille Occhetto (1) Acqua pubblica (1) Adenauer (1) AirCrewCommittee (1) Alain Parguez (1) Alan Greenspan (1) Alan Johnson (1) Alba Libica (1) Albert Jeremiah Beveridge (1) Albert Reiterer (1) Albert Rivera (1) Alberto Alesina (1) Alberto Perino (1) Alcoa (1) Aldo Barba (1) Aldo Bronzo (1) Aleksey Mozgovoy (1) Alemanno (1) Aleppo (1) Alesina (1) Alessandro Mustillo (1) Alessandro Trinca (1) Alex Zanotelli (1) Alterfestival (1) Alternativa per la Germania (1) Alì Manzano (1) Amazon (1) Ambrogio Donini (1) Ambrose Evans Pritchard (1) Amedeo Argentiero (1) Amoroso (1) Andalusia (1) Anders Breivik (1) Andrew Brazhevsky (1) Andrew Spannaus (1) Angela Matteucci (1) Angelo di Carlo (1) Angus Deaton (1) Anis Amri (1) Anna Angelucci (1) Anna Lami (1) Anschluss (1) Anthony Coughlan (1) Antonella Stirati (1) Antonella Stocchi (1) Antonio De Gennaro (1) Antonio Gramsci (1) Antonio Guarino (1) Antonis Ragkousis (1) Antonis-Ragkousis (1) Apple (1) Arditi (1) Argo Secondari (1) Argyrios Argiris Panagopoulos (1) Armando Siri (1) Arnaldo Otegi (1) Ars Longa (1) Art. 11 (1) Art.50 Trattato Lisbona (1) Articolo1 (1) Artini (1) Artuto Scotto (1) Ascheri (1) Atene (1) Athanasia Pliakogianni (1) Attali (1) Augusto Graziani (1) Australia (1) BDI (1) BORIS NEMTSOV (1) BRI (1) Banca d'Italia (1) Banca mondiale (1) Barcelona en comú (1) Bashar al-Assad (1) Basilicata (1) Bastasin (1) Battaglione Azov (1) Bcc (1) Belgio (1) Benigni (1) Benoît Hamon (1) Bernard-Henri Levy (1) Bielorussia (1) Bifo (1) Bilancio Ue (1) Bini Snaghi (1) Bisignani (1) Bismarck (1) Black Panthers (1) Blade Runner 2049 (1) Bloco de Esquerda. (1) Boikp Borisov (1) Bolivia (1) Bolkestein (1) Bossi (1) Branko Milanovic (1) Brennero (1) Bretagna (1) Brigata kalimera (1) Brindisi (1) Bruderle (1) Bruno Steri (1) Bruno Vespa (1) Bulgaria (1) CCF (1) CNL (1) COMITATO OPERAI E CITTADINI PER L'AST (1) COSMOPOLITICA (1) Calabria (1) Cambiare si può (1) Cameron (1) Cammino per la libertà (1) Cancellieri (1) Carchedi (1) Caritas (1) Carlo Candi (1) Carlo Clericetti (1) Carlo De Benedetti (1) Carlo Galli (1) Carmine Pinto (1) Casini (1) Cassazione (1) Cekia (1) Checchino Antonini (1) Checco (1) Chiaberge Riccardo (1) Chiara Appendino (1) Chisinau (1) Chișinău (1) Christoph Horstel (1) Circo Massimo (1) Cirinnà (1) Civitavecchia (1) Claudia Castangia (1) Claudio Maartini (1) Claus Offe (1) Colonialismo (1) Concita De Gregorio (1) Conferenza d'apertura (1) Consiglio europeo del 26-27 giugno 2014 (1) Coord (1) Corea del Sud (1) Corriere della sera (1) Corte Europea sui diritti dell'uomo (1) Cosenza (1) Crimea (1) Cristina Re (1) Cuperlo (1) Dagospia (1) Dan Glazebrook (1) Daniele Manca (1) Danimarca (1) Dario Fo (1) Davide Bono (1) Davos (1) Debt Redemption Fund (1) Del Rio (1) Denis Mapelli (1) Dichiarazione universale dei diritti umani (1) Dimitris Christoulias (1) Dio (1) Dmitriy Kolesnik (1) Domenico Losurdo (1) Domenico Quirico (1) Domenico Rondoni (1) Dominique Strauss-Khan (1) Don Sturzo (1) Donald Tusk (1) Duda (1) ECO (1) EPAM (1) Eco della rete (1) Eduard Limonov (1) Elctrolux (1) Eleonora Florenza (1) Elinor Ostrom (1) Emilia-Romagna (1) Emma Bonino (1) Emmanuel Mounier (1) Emmeffe (1) Enrica Perucchietti (1) Enrico Rossi (1) Enrico padoan (1) Enzo Pennetta (1) Erasmo vecchio (1) Ernesto Pertini (1) Ernst Bloch (1) Eros Francescangeli (1) Etiopia (1) Ettore Gotti Tedeschi (1) Ettore Livini (1) Eugenio Scalgari (1) Eurasia (1) Eurispes (1) Europa a due velocità (1) European Quantitative-easing Intermediated Program (1) FF2 (1) Fabiani (1) Fabio Amato (1) Fabio Mini (1) Fabio Nobile (1) Fabio Petri (1) Fabriano (1) Fabrizio De Paoli (1) Fabrizio Rondolino (1) Falluja (1) Favia (1) Federal reserve (1) Federazione delle Industrie Tedesche (1) Federica Aluzzo (1) Federico Caffè (1) Federico II il Grande (1) Ferrero (1) Fertility Day (1) Filippo Nogarin (1) Filippo Santarelli (1) Fiorito (1) Florian Philippot (1) Folkebevægelsen mod EU (1) Foodora (1) Foro di Sao Paulo (1) Forum Ambrosetti (1) Forum dei Popoli Mediterranei (1) Forum di Assisi (1) Francesca Donato (1) Francesco Campanella (1) Francesco Cardinali (1) Francesco Garibaldo (1) Francesco Giuntoli (1) Francesco Lamantia (1) Francesco Lenzi (1) Franco Venturini (1) Frauke Petry (1) Freente Civico (1) Front de gauche (1) Fronte della gioventù comunista (1) Fuad Afane (1) Fukuyama (1) Fuori dall'euro (1) GMJ (1) Gabanelli (1) Gabriele Gesso (1) Gandhi (1) George Friedman (1) George Monbiot (1) Gesù (1) Gezi park (1) Giacomo Bracci (1) Giacomo Russo Spena (1) Giacomo Vaciago (1) Giacomo Zuccarini (1) Giancarlo Bergamini (1) Gig Economy (1) Gim cassano (1) Giordano Sivini (1) Giorgetti (1) Giovanna Vertova (1) Giovanni De Cristina (1) Giovanni Gentile (1) Giovanni Lo Porto (1) Giovanni Schiavon (1) Giovanni Tomei (1) Giovanni di Cristina (1) Giuliana Commisso (1) Giuliano Procacci (1) Giulio Ambrosetti (1) Giulio Girardi (1) Giulio Tremonnti (1) Giuseppe Altieri (1) Giuseppe Guarino (1) Giuseppe Travaglini (1) Giuseppe Turani (1) Giuseppe Zupo (1) Godley (1) Google (1) Grasso (1) Graziano Priotto (1) Guerra di liberazione algerina (1) Guglielmo Forges Davanzati (1) Guido Lutrario (1) HSBC (1) Hainer Flassbeck (1) Haitam Manna (1) Haiti (1) Haver Analytics (1) Hawking (1) Heiner Flassbeck (1) Hillary Clinton (1) Hjalmar Schacht (1) Huffington Post (1) INPS (1) IPHONE (1) IRiS (1) IS (1) Ida Magli (1) Ignazio Marino (1) Il tramonto dell'euro (1) Ilaria Lucaroni (1) Imposimato (1) Indesit (1) Indipendenza e Costituzione (1) Inge Höger (1) International Forum of Sovereign Wealth Funds (1) Intesa Sanpaolo (1) Istituto Italiano per gli Studi Filosofici (1) Italia dei valori (1) J.Habermas (1) JAMES GALBRAITH (1) JOBS ACT(ING) IN ROME (1) Jacques Delors (1) Jacques Rancière (1) James Holmes (1) James K. Galbraith (1) James Petras (1) Jaroslaw Kaczynsk (1) Je so' Pazz' (1) Jean Claude Juncker (1) Jean-Claude Juncker (1) Jean-Claude Lévêque (1) Jean-Claude Michéa (1) Jean-Jacques Rousseau (1) Jean-Paul Fitoussi (1) Jeremy Rifkin (1) Jo Cox (1) John Laughland (1) John Locke (1) John Pilger (1) Jorge Alcazar Gonzalez (1) Joseph De Maistre (1) Joseph Shumpeter (1) Josephine Markmann (1) João Ferreira (1) Joël Perichaud (1) Jugend Rettet (1) Juha Sipila (1) Junge Welt (1) Junker (1) Kalecky (1) Kalergi (1) Kemi Seba (1) Kenneth Kang (1) Kiev (1) Kolesnik Dmitriy (1) Kostas Kostoupolos (1) Kostas-Kostopoulos (1) Kouachi (1) Kruhman (1) Ktragujevac (1) Kurdistan (1) Kyenge (1) L'Aquila (1) La Pira (1) La forte polarizzazione (1) La sinistra e la trappola dell'euro (1) La via maestra (1) La7 (1) Lagarde (1) Lapo Elkann (1) Lars Feld (1) Lasciateci fare (1) Leave (1) Lecce (1) Legge Acerbo (1) Legge Severino (1) Leonardo Coen (1) Leopolda (1) Lettera aperta ai movimenti sovranisti (1) LexitNetwork (1) Lia De Feo (1) Lidia Riboli (1) Lidia Undiemi (1) Lillo Massimiliano Musso. Leoluca Orlando (1) Lituana (1) Livorno (1) Logistica. Ikea (1) London Corrispondent Society (1) Lorenzin (1) Lorenzin Beatrice (1) Lorenzo Alfano (1) Lorenzo Del Savio (1) Lorenzo Dorato (1) Loris Caruso (1) Luca Donadel (1) Luca Pagni (1) Lucca (1) Lucia Annunziata (1) Lucia Morselli (1) Luciana Castellina (1) Luciano Violante (1) Lucio Magri (1) Lucio garofalo (1) Luigi De Giacomo (1) Luigi Nanni (1) Luigi Preiti (1) Luka Mesec (1) M. Pivetti (1) M5 (1) MH 17 flight paths (1) MNLA (1) Macchiavelli (1) Maida (1) Manuel Monereo (1) Manuel Montejo (1) Manuela Cadelli (1) Manuela Carmena (1) Marcello Barison (1) Marcello De Cecco (1) Marcello Minenna (1) Marcia Perugia-Assisi (1) Marco Bersani (1) Marco Carrai (1) Marco Di Steafno (1) Marco Ferrando (1) Marco Fortis (1) Marco Giannini (1) Marco Palombi (1) Marco Pannella (1) Marco Parma (1) Marco Revelli (1) Marco Rizzo (1) Marco Rovelli (1) Marco Santopadre (1) Marcuse (1) Margarita Olivera (1) Maria Grazia Da Costa (1) Marina Calculli (1) Mark Rutte (1) Mark Zuckerberg (1) Maroni (1) Marta Fana (1) Martin Lutero (1) Martin Wolf (1) Marxista dell'Illinois n.1 (1) Massimiliano Panarari (1) Massimo Costa (1) Massimo D'Antoni (1) Massimo Recalcati (1) Massimo Villone (1) Matt O'Brien (1) Mattei (1) Matteo Mameli (1) Mauricio Macri (1) Maurizio Alfieri (1) Maurizio Franzini (1) Maurizio Leonardi (1) Maurizio Lupi (1) Maurizio Molinari (1) Maurizio Ricci (1) Maurizio Sgroi (1) Maurizio Zenezini (1) Maurizio zaffarano (1) Mauro Alboresi (1) Mauro Maltagliati (1) Mauro Volpi (1) Maximilian Forte (1) Mdp (1) Me.Fo. (1) Melanchon (1) Meloni (1) Mentana (1) Meridionalisti Italiani (1) Merk (1) Merloni (1) Metallurgiche Forschungsgesellschaft (1) Micah Xavier Johnson (1) Michael Jacobs (1) Michael Ledeen (1) Michael Moore (1) Michelangelo Vasta (1) Michele Ainis (1) Michele Ruggero (1) Michele Serra (1) Microsoft (1) Mihaly Kholtay (1) Milosevic (1) Milton Friedman (1) Mincuo (1) Ministero economia e finanza (1) Mladic (1) Modern Money Theory (1) Mohamed bin Salman (1) Monica Maggioni (1) Monicelli (1) Mont Pélerin Society (1) Montegiorgio in Movimento (1) Moscovici (1) Moshe Ya’alon (1) Moves (1) Movimento 77 (1) Movimento R(e)evoluzione (1) Movimento democratici e progressisti (1) Movimento di Liberazione Popolare (1) Movimiento 15-M (1) Mulatu Teshome Wirtu (1) Musk (1) Mélenchon (1) NIgeria (1) Nadia Valavani (1) Naji Al-Alì (1) Natale (1) Neda (1) Nepal (1) Nethanyahu (1) Nicaragua (1) Nicky Hager (1) Nicola Ferrigni (1) Nicolas Dupont-Aignan (1) Nicolò Bellanca (1) Nimr Baqr al-Nimr (1) No Fertility Day (1) Noam Chomsky (1) Noelle Neumann (1) Noi sicialiano con Busalacchi (1) Norbert Hofer (1) Norberto Bobbio (1) Nord Africa (1) Norma Rangeri (1) OCSE (1) OLTRE L'EURO L'ALTERNATIVA C'È (1) OPEC (1) OXI (1) Olimpiadi (1) Olmo Dalcò (1) Omnium (1) Omt (1) Onda d'Urto (1) Open Society Foundations (1) Orietta Lunghi (1) P 101 (1) P-Carc (1) PCE (1) PCdI (1) POSSIBILE (1) PRISM (1) PSUV (1) Pablo Stefanoni (1) Padre Pio (1) Paesi baschi (1) Pakistan (1) Palladium (1) Panagoitis Sotiris (1) Panos "Panagiotis" Kammenos (1) Paola Muraro (1) Paolo Ciofi (1) Paolo Di Martino (1) Paolo Giussani (1) Paolo Maria Filipazzi (1) Paolo dall'Oglio (1) Paremvasi (1) Partito Comunista Italiano (1) Partito Comunista d'Italia (1) Partito comunista (1) Partito del Lavoro (1) Partito radicale (1) Pasolini (1) Pasquale Voza (1) Passos Coelho (1) Patto di stabilità (1) Paul De Grauwe (1) Per una sinistra rivoluzionaria (1) Perù (1) Pettirossi (1) Piano di eradicazione degli ulivi (1) Piano nazionale per la fertilità (1) Piemonte (1) Piepoli (1) Pier Francesco Zarcone (1) Pier Paolo Pasolini (1) Pierfranco Pellizzetti (1) Piero Calamandrei (1) Piero Gobetti (1) Piero Ricca (1) Piero fassina (1) Piero valerio (1) Pierre Laurent (1) Pietro Attinasi (1) Pietro Ingrao (1) Pietro Nenni (1) Pil argentino (1) Pinna (1) Pino Corrias (1) Pino Prestigiacomo (1) Piotr Zygulski (1) Pisa (1) Pizzarotti (1) Pomezia (1) Porto Recanati (1) Postcapitalism (1) Presidenza della Repubblica (1) Profumo (1) Puglia (1) Quadrio Curzio Alberto (1) Quisling (1) RISCOSSA ITALIANA (1) ROSS@ Parma (1) Rachid Ghannoūshī (1) Raffaele Ascheri (1) Raffaele Marra (1) Raffaella Paita (1) Ramadi (1) Rapporto Werner (1) Ras Longa (1) Razem (1) Realfonzo (1) Remain (1) Renato Brunetta (1) René Girard (1) Report (1) Repubblica di Lugànsk (1) Rete Sostenibilità e Salute (1) Riccardo Terzi (1) Riccardo Tomassetti (1) Riscossa Italia (1) Rita Di Leo (1) Rizzo (1) Robert Mundell (1) Roberta Lombardi (1) Roberto D'Agostino (1) Roberto D'Alimonte (1) Roberto D'Orsi (1) Roberto Fico (1) Roberto Grienti (1) Roberto Marchesi (1) Roberto Martino (1) Roberto Musacchio (1) Roberto Palmerini (1) Roberto Santilli (1) Rohani (1) Roma 21 novembre 2015 (1) Romney (1) Rosario Crocetta (1) Rosarno (1) Rosatellum (1) Rovereto (1) SENZA EURO(PA) (1) SI COBAS (1) SInistra popolare (1) Said Gafurov (1) Sakorafa (1) Salmond (1) Salonicco (1) Salvatore Biasco (1) Salvatore D'Albergo (1) Samaras (1) Samir Amin (1) Sandro Targetti (1) Schengen (1) Scottish National Party (1) Scuola austriaca (1) Scuola di Friburgo (1) Sebastiano Isaia (1) Serge Latouche (1) Sergeï Kirichuk (1) Sergio Bologna (1) Sergio Romano (1) Severgnini (1) Shaimaa (1) Shaimaa el-Sabbagh (1) Shakira (1) Sig­mar Gabriel (1) Silvana Sciarra (1) Slai Cobas (1) Slavoj Zizek (1) Solone (1) Sorrentino (1) Spoleto (1) Sraffa (1) Standard & Poor's (1) Stefania Giannini (1) Stefano Alì (1) Stefano Azzarà (1) Stefano Bartolini (1) Stefano Feltri (1) Stefano Lucarelli (1) Stefano Musacchio (1) Stefano Petrucciani (1) Stefano Zai (1) Steven Forti (1) Storace (1) Stratfor (1) Strikemeeting (1) Sudafrica (1) Susana Díaz (1) Svitlana Grugorciùk (1) Svizzera (1) TISA (TRADE IN SERVICES AGREEMENT) (1) TPcCSA (1) Tarek Aziz (1) Tariq Alì (1) Telecom (1) Tempa Rossa (1) Tfr (1) Thatcher (1) Theodoros Koudounas (1) Theresa Mai (1) Thomas Szmrzly (1) Thomas Zmrzly (1) Tito Boeri (1) Tiziana Drago (1) Tommaso Nencioni (1) Tonia Guerra (1) Topos Rosso (1) Toscana (1) Tribunale dell'Aia (1) Trichet (1) Tripoli (1) Tuareg (1) Two Pack (1) UGL (1) UPR (1) Udc (1) Ulrich Grillo (1) Unio (1) United Kingdom Indipendent Party (1) Utoya (1) VLADIMIR LAKEEV (1) Vagelis Karmiros (1) Vallonia (1) Vasilij Volga (1) Veltroni (1) Versilia (1) Vertice di Milano (1) Viale (1) Viktor Shapinov (1) Vilad Filat (1) Vincent Brousseau (1) Vincenzo Sparagna (1) Viscione (1) Vito Storniello (1) Vittorio Bertola (1) Vittorio Carlini (1) Vittorio da Rold (1) Von Mises (1) Vox Populi (1) W. Streeck (1) Walter Eucken (1) Walter Tocci (1) Warren Mosler (1) Washington Consensus (1) Wen Jiabao (1) Westfalia (1) Wilders (1) Wolfgang Streeck (1) Wolkswagen (1) Wozniak (1) YPG (1) Ytzhac Yoram (1) Zaia (1) Zalone (1) Zbigniew Brzezinski (1) Zecchinelli (1) Zedda Massimo (1) Zizek (1) Znet (1) Zolo (1) Zygmunt Bauman (1) accise (1) adozioni (1) agricoltura biologica (1) al-Fatah (1) al-Ghwell (1) alba mediterranea (1) alberto garzon (1) alluvione (1) alt (1) amnistia (1) amore (1) andrea zunino (1) antispecismo (1) antropocene (1) antropologia (1) apocalisse (1) aree valutarie ottimali (1) arresti (1) askatasuna (1) assemblea di Roma del 4 luglio 2015 (1) assemblea nazionale del 22 e 23 ottobre (1) atac (1) ateismo (1) autogestione (1) ballarò (1) battisti (1) benessere (1) big five (1) bilancia dei pagamenti (1) black block (1) blocco costituzionale (1) blocco nero (1) bloomberg (1) bomba atomica (1) bonapartismo (1) brigantaggio (1) calcio (1) capitolazione (1) carlo Bonini (1) carlo Sibilia (1) carta dei principi (1) cassa depositi e prestiti (1) catastrofe italiana (1) catene di valore (1) cdp (1) censis (1) chiesa ortodossa (1) chokri belaid (1) clausole di salvaguardia (1) comitato per la salvaguardia dei numeri reali (1) commemorazione (1) comuni (1) confini (1) conflitto di interezzi (1) contestazione (1) controcorrente (1) convegno di Copenaghen (1) cretinate. (1) cybercombattenti (1) dabiq (1) david harvey (1) decalogo (1) decescita (1) decrescita felice (1) democratellum (1) democratiche e di sinistra (1) democrazia economica (1) denaro (1) deportazione economica (1) depressione (1) di Monica Di Sisto (1) dichiarazione di Roma (1) dimissioni (1) dimitris kazakis (1) diritti dei lavoratori (1) dissesto idrogeologico (1) dracma (1) ebraismo (1) economie di scala (1) economist (1) egolatria (1) enav (1) enrico Corradini (1) esercito (1) estremismo (1) eurexit (1) euroi (1) evasione fiscale (1) fabbriche (1) fabrizio Marchi (1) fake news (1) fallimenti (1) fascistizzazione della Lega (1) felicità (1) femen (1) femminicidio (1) fiducia (1) finan (1) finaza (1) flessibilità (1) flussi elettorali 2016 (1) foibe (1) fondi avvoltoio (1) fondi immobiliari (1) fondi sovrani (1) freelancing (1) fuga dei capitali (1) gender (1) genere (1) genetica (1) giacobinismo (1) giornalismo (1) giusnaturalismo (1) gold standard (1) governabilità (1) grande coalizione (1) gravidanza (1) grazia (1) guerra valutaria (1) hedge funds (1) i più ricchi del mondo (1) il cappello pensatore (1) illiberale (1) ilsimplicissimus (1) import (1) import-export (1) incendi (1) independent contractor (1) indignados (1) indipendeza e costituzione (1) individualismo (1) indulto (1) intelligenza artificiale (1) intervista (1) ius sanguinis (1) kafir (1) l (1) la grande bellezza (1) legalità (1) legge (1) legge Madia (1) legge antisciopero (1) legge di stabilità 2016 (1) legge di stabilità 2018 (1) leva (1) lex monetae (1) libaralismo (1) libe (1) liberalizzazioni (1) liberazionne (1) linguaggio (1) liste civiche. (1) loi El Khomri (1) lotga di classe (1) luddismmo (1) lula (1) madre surrogata (1) mafiodotto (1) maghreb (1) malaysian AIRLINES (1) mandato imperativo (1) manifesto del Movimento Popolare di Liberazione (1) manlio dinucci (1) manovra (1) marchesi Antinori (1) marcia globale per Gerusalemme (1) massacri imperialisti (1) massimo bray (1) massoneria (1) materialismo storico (1) matrimoni omosessuali (1) medicina (1) megalamania (1) memoria (1) mercantilismo (1) mercato (1) militarismo (1) minibot (1) modello spagnolo (1) modello tedesco (1) monetarismo (1) nascite (1) nazion (1) nazional-liberismo (1) neokeynesismo (1) no vax (1) nobel (1) norvegia (1) numero chiuso (1) occupy wall street (1) omosessualità (1) ong (1) openpolis (1) operaismo (1) ore lavorate (1) osvaldo napoli (1) pacifismo (1) palmira (1) pareggio di bilancio (1) parlamento europeo (1) partite iva (1) partiti (1) partito americano (1) partito democratico (1) peronismo (1) personalismo (1) piano Silletti (1) piano nazionale di prevenzione (1) piigs (1) politicamente corretto (1) polizia (1) popolo (1) post-operaismo (1) potere al popolo (1) profughi (1) programma UIKP (1) progresso (1) qualunquismo (1) questione femminile (1) questione meridionale (1) quinta internazionale (1) rai (1) rappresentanza (1) recensioni (1) rete 28 Aprile (1) ricchezza (1) ride sharing (1) risparmio tradito (1) risve (1) riunioni regionali (1) robot killer (1) robotica (1) rossobrunismo (1) rublo (1) salafismo (1) salir del euro (1) sanzioni (1) scie chimiche (1) sciopero della fame (1) sciopero generale (1) seisàchtheia (1) seminario teorico (1) sfruttamento (1) siderurgia (1) sindalismo di base (1) sinistra transgenica (1) smartphone (1) social forum (1) sondaggio demos (1) specismo (1) spionaggio (1) squatter (1) stadio (1) startup (1) statuto (1) sterlina (1) stress test (1) studenti (1) sud (1) supe-bolla (1) supply-side economics (1) svimez (1) takfirismo (1) tango bond (1) tassiti (1) tempesta perfetta (1) teologia (1) terza fase (1) terzigno (1) terzo stato (1) tesaurizzazione (1) tortura (1) transgender (1) trappola della liquidità (1) trenitalia (1) trivelle (1) troll (1) uassiMario Monti (1) uberizzazione (1) ulivi (1) ultimatum (1) uscita da sinistra (1) vademecum (1) valute (1) vattimo (1) vertice di Roma (1) volkswagen (1) voucher (1) wahabismo (1) wahhabismo (1) web (1) yuan (1) zanotelli (1) zapaterismo (1)