domenica 25 febbraio 2018

KEYNES E MARX A CONFRONTO

[ 25 febbraio 2018 ]

Ci pare utile ripubblicare questa scheda apparsa su SOLLEVAZIONE nell'ottobre 2012.
Nella premessa scrivevamo che avendo con marxisti e keynesiani un nemico comune —il neoliberismo—, e il medesimo obbiettivo —la riconquista della sovranità nazionale, politica e monetaria e l'applicazione della Costituzione del 1948— essi dovrebbero fare fronte comune. Un'unità auspicabile la quale, tuttavia, non può cancellare le profonde differenze tra le analisi e le visioni di Marx e Keynes. 



*  *  *

KEYNES E MARX A CONFRONTO
La crisi capitalistica cause e soluzioni

di Moreno Pasquinelli


La teoria di Keynes...

La pretesa di molti scienziati è quella di considerarsi tali nella misura in cui essi pensano di spiegare i fatti così come sono, standosene alla larga dai giudizi di valore. Vogliono dirci che essi sono immuni da condizionamenti ideologici e culturali, che le loro asseverazioni sono estranee alla dispute sociali e politiche, al di sopra di ogni visione del mondo. Ovviamente non è vero, e Keynes non era tanto stolto dal pensarlo. Egli, malgrado avesse colto le "contraddizioni" profonde insite nel modo capitalistico borghese, non ha mai nascosto la sua predilezione per il sistema capitalistico, ne ha mai fatto mistero della sua avversione verso il marxismo e l’ideale socialista. Keynes si considerava anzi un medico la cui missione era appunto salvare un capitalismo affetto da malattie e "contraddizioni" congenite, per cui, se lasciato a se stesso, sarebbe anzi andato incontro alla morte. La differenza con Marx, che proponeva invece di fare leva su quelle contraddizioni per abolire il capitalismo e con esso l’economia fondata sulla merce, non può essere più evidente.

Questa differenza non attiene solo alla sfera politica dei fini: le malattie o contraddizioni congenite del capitalismo intraviste da Keynes non erano quelle individuate da Marx.

L’analisi di Keynes faceva perno su una premessa: che la devastante crisi del 1929 aveva definitivamente destituito di ogni fondamento una legge caposaldo degli economisti neoclassici, quella secondo cui (assunta la neutralità della moneta considerata solo mezzo di scambio) il mercato è sempre in grado di stabilire un equilibrio tra offerta e domanda sia di beni che di capitali. Secondo l’ortodossia liberista poi, eventuali perturbazioni momentanee, potevano dipendere solo da due fattori, o dalla mancanza di rigore monetario o dall’aumento eccessivo dei salari. Per essere ancora più precisi: per Keynes il mercato non assicurava né la piena occupazione né un’equa distribuzione della ricchezza.

Keynes non lo disse mai, lo diciamo noi, ma per superare le aporie dei neoclassici si appoggiò agli studi di Marx sul denaro, per il quale il denaro non fungeva solo da (1) parametro per misurare valori/prezzi e (2) come mezzo di circolazione: il denaro era anche (3) uno strumento di tesaurizzazione. Nei cicli di crisi economica e di attese di profitto decrescenti (crisi di sovrapproduzione, ma su questo torneremo più avanti), il denaro tende ad abbandonare la sfera della circolazione, ma non per avvizzire sotto il materasso, piuttosto per lievitare nella sfera della speculazione finanziaria.

In termini keynesiani: in un’economia capitalista di mercato non solo c’è alcuna certezza di equilibrio tra offerta e domanda di beni, non esiste alcuna garanzia che il risparmio accumulato ritorni nel mercato sotto forma d’investimenti, il che condetermina la crisi, la stagnazione, la disoccupazione e il crollo dei consumi. Ma la crisi giunge sempre dopo un periodo di boom, ovvero di crescita enorme dei redditi, la qual cosa accresce la quota di essi destinata alla risparmio (tesaurizzazione) invece che agli investimenti.

Visto che per Keynes le crisi capitalistiche sono sempre e solo crisi di sproporzione, come egli proponeva di superare lo squilibrio tra eccesso di offerta e insufficienza della domanda? Come immaginava di chiudere la forbice tra la massa 
di denaro accumulata che se ne sta ferma tesaurizzata e quella decrescente che si muove nel mercato dei capitali produttivi? Facendo leva su due fattori principali: sull’aumento della domanda dei beni di consumo e colpendo la tesaurizzazione (che Keynes chiama “preferenza per la liquidità”). Ma quali sono queste leve? Dal momento che il mercato non è capace da solo di trovare un equilibrio, occorre l’intervento di una forza esterna ad essi, ovvero l’autorità statuale titolare di facoltà d’indirizzo ma pure prescrittive. E dato che Keynes assume che il mercato sia diviso in quattro settori (mercato del lavoro, delle merci, dei capitali e della moneta) lo Stato, assodata la sua insindacabile sovranità politica, giuridica e monetaria, deve intervenire con azione sincronica e anticiclica in tutti e quattro.

In prima istanza lo Stato, per incoraggiare gli investimenti privati e creare nuova occupazione, dovrebbe seguire una politica monetaria flessibile, abbassando i tassi dell’interesse, disincentivando così la tesaurizzazione —o l’eccessivo accumulo di risparmi. In seconda battuta, ove questa decisione non fosse sufficiente, lo Stato dovrebbe adottare adeguate politiche fiscali con una imposizione progressiva, così che esso possa attuare una redistribuzione della ricchezza verso i redditi medio-bassi —che per Keynes hanno una più decisa propensione al consumo. Questa politica fiscale dovrebbe anzitutto penalizzare le rendite e la classe rentier dedita alla speculazione finanziaria parassitaria, premiando invece il capitale produttivo incoraggiandolo all’investimento. Infine Keynes proponeva che lo Stato varasse un ampio piano di lavori pubblici, da finanziare con una una politica di deficit spending, ovvero con l’emissione di prestiti (offrendo titoli di Stato ai propri cittadini) che avrebbero dovuto drenare i risparmi in eccesso (denaro tesaurizzato) e convertirli in investimenti creatori di occupazione e quindi di domanda, assorbendo dunque l’offerta in eccesso.

Questa, esposta in modo certamente schematico ma ci auguriamo obiettiva, la teoria economica di Keynes. Prima di passare al pensiero di Marx due sole considerazioni. La prima. Ognuno considererà la teoria di Keynes una “teoria di sinistra”. Ed essa infatti lo è, se consideriamo che la sinistra attuale tutta, non escluse le correnti cosiddette “antagoniste”, quando espongono le loro ricette anti-crisi, non fanno che riproporre, il più delle timidamente, le proposte dell’economista borghese inglese. Lo è se infine attribuiamo al sostantivo “sinistra” solo un generico significato descrittivo (senza nessuna qualificazione di classe si darebbe detto un tempo) ed allora tutto è “sinistra”, basta che si al di qua del limes del liberismo economico —per cui, se solo si fosse conseguenti, non solo settori illuminati di borghesia sono “di sinistra”, ma pure fascisti tutti di un pezzo o cattolici reazionari incalliti. La seconda. Occorrerà pur sfatare la leggenda che il capitalismo uscì dalla catastrofica crisi del ’29 grazie all’adozione delle terapie keynesiane. Esse in effetti vennero adottate, non solo negli USA col New Deal roosveltiano e in Gran Bretagna, ma pure nella Germania nazista e nell’Italia fascista (parli del diavolo e spuntano le corna). Ebbene la piena occupazione e la ripresa economica non ci furono né negli USA né in Gran Bretagna. Ci riuscì solo la Germania, grazie al colossale piano di spesa pubblica finalizzata al riarmo. Solo dopo la seconda grande guerra mondiale il capitalismo imboccò la via di un ciclo lungo di accumulazione e sviluppo e solo dopo le immani distruzioni di forze produttive le ricette keynesiane poterono dare dei risultati.

... e quella di Marx
Marx non nacque economista, ma filosofo della storia. Giunse a sistematici e impressionanti studi economici sul capitalismo moderno dopo la sua più importante e controversa scoperta teorica: il materialismo storico.

Il capitalismo è solo l’ultimo venuto nella processione dei diversi sistemi sociali e, come quelli che l’hanno preceduto, anch’esso è destinato a perire, lasciando il posto, dopo un periodo di convulsioni sociali, ad un sistema nuovo i cui elementi esso contiene in grembo. Occorre quindi: (1) riconoscere di ogni sistema sociale, le fasi di genesi, di sviluppo e di decadenza; (2) individuare le contraddizioni che ogni sistema sociale, nativamente, contiene, e con ciò le ragioni, se il caso le leggi, per cui un dato sistema sociale perisce; (3) identificare quindi le forze sociali rivoluzionarie che spezzano i vecchi rapporti sociali portatrici di un più avanzato sistema sociale e che sono destinate a prendere il sopravvento.

Il fatto che Marx abbia appoggiato la sua analisi del capitalismo su questa base fa dire agli economisti della cattedra che essa è priva di fondamento scientifico. Noi siamo di diversi avviso: riteniamo che l’economia politica possa assurgere al rango di scienza solo in quanto disciplina storico-economica. Marx criticò infatti gli economisti del suo tempo come ideologhi borghesi, in quanto anche loro partivano da una visione (falsa) della storia e del mondo, secondo cui il capitalismo sarebbe eterno e immutabile —la qual cosa li spingeva a compiere un’analisi normativa e superficiale che impediva di coglierne le più intime leggi di movimento del capitalismo. Questa critica marxiana, come ognuno comprende, la si può rivolgere anche a Keynes. Quest’ultimo, come detto, riconosceva alcune "contraddizioni" del modo capitalistico di produzione, ma come tutti gli economisti borghesi lo privava del suo carattere storico transuente. Di qui l’idea che le contraddizioni di cui esso è vittima fossero appianabili grazie all’intervento correttivo e terapeutico della pubblica autorità, dello Stato cioè, che egli pensava come ente neutrale e salvifico.

Marx la pensava diversamente, e non perché escludesse che in linea di principio lo Stato borghese, proprio in virtù del suo essere strumento della classe dominante nel suo insieme, non potesse svolgere un ruolo suo proprio, ovvero a difesa dell’ordinamento sistemico anche elevandosi sopra la lotta accanita tra le diverse frazioni del capitale. Egli riteneva che il modo capitalistico di produzione, di cui la borghesia è agente, soggiace ad almeno quattro leggi principali: (1) più le sue forze produttive si sviluppano e la concorrenza si fa implacabile, più i profitti sono destinati a scendere; (2) il modo di produzione capitalistico segue una traiettoria ciclica: ad ogni periodo di crescita segue uno di recessione, e quest’ultima è tanto più generale quanto più il boom è stato consistente; (3) il sistema può uscire dalla crisi generale solo in una maniera: distruggendo su ampia scala capitali e forze produttive in eccesso, con conseguenze sociali devastanti; (4) le crisi generali croniche precipitano il sistema sociale in periodi di esplosive convulsioni politiche, che possono sfociare in rivoluzioni, controrivoluzioni, guerre civili e guerre tra stati.

Queste quattro leggi fanno capo alla essenziale tendenza del capitalismo, quella di sfociare nelle crisi di sovrapproduzione [sulle crisi di sovrapproduzione vedi: La teoria marxista spiega questa crisi? e Alle origini del declino dell’Occidente], queste possono essere parziali oppure generali, coinvolgendo tutti i comparti e cronicizzarsi. 
E’ proprio quando l’economia incontra queste crisi generali che immani quantità di capitali e forze produttive debbono essere necessariamente distrutte, con conseguenze sociali catastrofiche, con la società che è sospinta indietro di decenni. Tuttavia è proprio grazie a queste crisi, che attengono alla fisiologia stessa del capitalismo, che esso può far ripartire un nuovo ciclo di crescita, destinato a sua volta e sfociare in una nuova crisi. Lo Stato della borghesia può solo mitigare gli effetti catastrofici delle crisi di sovrapproduzione, differirli nel tempo, non può mai essere risolutivo. In ultima istanza lo Stato non può che adeguarsi alle fisiologiche necessità della classe economicamente dominante e quindi, dentro la crisi generale, passare allo Stato d’eccezione per scaricare i costi della crisi sul lavoro salariato soffocando la sua spinta emancipatrice, e allo Stato di guerra per strappare spazi vitali a capitalismi concorrenti.

La storia, ci pare, confermi le analisi di Marx. I suoi detrattori invece lo negano, ricorrendo all’argomento che la sua previsione di un crollo certo del capitalismo è stata invalidata. In verità da nessuna parte Marx ha sostenuto che il capitalismo fosse destinato al crollo, se intendiamo per crollo un evento, o l’esito necessitato di un meccanismo automatico che avrebbe condotto alla sua dipartita. Questo crollo, come per altri sistemi storici, avrebbe invece potuto occupare un lungo periodo storico di convulsioni. E ove la classe oppressa si rivelasse incapace di prendere in mano le redini della società, la società potrebbe sprofondare in una barbarie con l’annientamento delle due principali classi in lotta.

Non pensate che Marx volesse consigliare alla borghesia eventuali terapie per venire a capo delle sue crisi generali. Egli era un rivoluzionario non solo perché avrebbe con disprezzo rifiutato questa consulenza, lo era perché, essendo andato alla radice del problema, che le crisi cicliche generali sono il risultato necessario del modo capitalistico di produzione, propose con forza (necessità contro necessità) il dovere di oltrepassare il capitalismo e di edificare sulle sue ceneri un sistema socialista. Cosa infatti ci avrebbe detto Marx davanti a questa nuova crisi generale? Ci avrebbe detto di non indugiare a cercare soluzione parziali e palliativi; ci avrebbe detto di organizzarci ed agire per farla finita una volta per sempre col capitalismo poiché, ammesso che esso possa uscire da questa crisi, ciò avverrebbe con costi sociali inusitati, anzitutto a spese del lavoro salariato e del popolo lavoratore, con la certezza che in un periodo più o meno breve ci sarebbe trovati da capo a dodici, alle prese con un’altra crisi devastante. Ci avrebbe detto di batterci per la sola alternativa pensabile: il socialismo.

Non dobbiamo farci ingannare dalle disquisizioni sofistiche: l’idea del socialismo è di una evidente semplicità, consiste nel fatto che la comunità dovrebbe sottoporre al proprio controllo politico e razionale, al pari delle altre sfere della vita associata, quella basilare, quella economica, finalizzandola al bene comune. Perché tanta insistenza sull’aspetto economico? Per la ragione che è la sfera economica che crea i mezzi per soddisfare la gran parte bisogni primari e vitali dell’uomo, senza realizzare i quali quelli spirituali e culturali sarebbero menomati.

Per realizzare questo controllo sociale, questo è il punto, occorre sottrarre i mezzi di produzione e di scambio dal dominio proprietario della classe capitalistica, che in quanto classe pensa anzitutto a fare i suoi propri egoistici interessi, facendo diventare i mezzi di produzione e di scambio proprietà sociale. 
Dunque statizzare l’economia e applicare una rigida pianificazione? Per niente. La statizzazione è solo una forma, la più verticale, di socializzazione. Tra la statizzazione verticistica, che farebbe della burocrazia statale un demiurgo autoritario, e la completa e orizzontale autogestione, possono esistere innumerevoli soluzioni mediane. E della stessa pianificazione economica, considerata con orrore dai liberisti, ne esistono svariate modalità. Lo stesso capitalismo, in barba alla “mano invisibile del mercato” conosce plurime forme di pianificazione —cos’altro è la politica economica keynesiana se non una pianificazione generale? Non solo lo Stato programma e pianifica le sue attività, e il governo “tecnico” (non a caso) di Mario Monti ne è una cristallina espressione: siccome lo Stato muove la metà circa del Pil italiano esso non solo pianifica fin nei minimi dettagli come reperire le entrare e aumentarle (ovvero come spennare scientificamente il popolo lavoratore graziando i possidenti di grandi capitali, anzitutto finanziari). Fanno altrettanto anche i grandi gruppi monopolistici, che infatti tendono a pianificare fin nei dettagli tutto il ciclo produttivo, dal reperimento delle materie prime alla commercializzazione del prodotto finito. Solo un’economia razionalmente pianificata può debellare la principale calamità che affligge il capitalismo: la sovrapproduzione, ovvero l’incalcolabile sperpero di risorse e di energie consistente nell’accumulare mezzi di produzione e beni (sotto forma di merci) che non solo si riveleranno inutili alla società e dovranno essere distrutti, ma che arrecano danni spesso irreversibili al nostro pianeta.

Che un giorno più o meno lontano possa realizzarsi un “socialismo perfetto”, questo lo decideranno le future generazioni. Questa generazione ha un compito forse più modesto ma decisivo: fare da battistrada, aprire la via al socialismo, sapendo che la rivoluzione sociale è sì una palingenesi ma non una catarsi, che la rivoluzione è pur sempre un processo, fatto di fasi e momenti. Sapendo che occorrerà passare per tappe successive, ognuna concatenata all’altra, ma il cui primo atto è necessariamente strappare, per mezzo della sollevazione del popolo lavoratore, il potere politico statale dalle mani della classe oggi dominante, ovvero dei suoi settori più oltranzisti e liberisti. Solo disponendo di questa leva sarà infatti possibile attuare le grandi e le piccole trasformazioni per una società liberata dalla catene del capitale e per una vita degna di questo nome, non solo per pochi privilegiati, ma per tutti.

Continua »

Print Friendly and PDF

sabato 24 febbraio 2018

COSCIENZA DI CLASSE, COSCIENZA NAZIONALE

[ 24 ottobre 2017 ]

Scriveva l'altro ieri un nostro lettore commentando il nostro articolo PaP: ENZA POPOLO NÉ POTERE:

«A me che sono un lavoratore dipendente tutte quante le forze politiche che hanno velleità "progressiste" mi sembrano come un idraulico che viene a riparare un guasto senza la cassetta degli attrezzi. 
Senza gli strumenti di politica monetaria, fiscale, industriale ora in mano alla commissione europea, qualsiasi politica di spesa pubblica porta all' aumento delle importazioni dai paesi egemoni della UE, saldi negativi delle partite correnti e ripartenza del debito privato. 
Un atteggiamento collaborativo dei Paesi creditori del nord, attraverso un innalzamento delle quote salari tedesche, francesi, olandesi che permetta di rientrare del debito estero i paesi del sud Europa non c'è stato e non ci sarà perché lo scopo dei creditori è l'acquisizione a prezzi stracciati di tutto ciò che abbia valore nei Paesi debitori.

Successe quasi 30 anni fa con la DDR, sta succedendo con la Grecia, succederà anche da noi a meno che ...
 
Stiamo diventando una nazionalità oppressa e  l'internazionalismo è sempre stato sostenere le lotte delle nazionalità oppresse, come compresi 45 anni fa quando cominciai a radicalizzarmi andando alle manifestazioni a sostegno del Vietnam. 
Ora tocca a noi essere la nazionalità oppressa (per noi intendo tutti gli abitanti dell'Italia compresi coloro che l' hanno scelta e che vivono, lottano e soffrono qui. 
SOSTENIAMOCI!»

NON ABBIAMO NIENTE DA AGGIUNGERE, PROPRIO NIENTE.

Continua »

Print Friendly and PDF

venerdì 23 febbraio 2018

LA GUERRA DEL DEBITO: LA TREGUA É FINITA

[ 23 febbraio 2018 ]

«L'eurocrazia, che non perde occasione per esternare i suoi minacciosi desiderata, presenterà presto il conto e chiederà politiche di bilancio severissime per diminuire il debito pubblico. Ridurre ad ogni costo il debito pubblico, sin dalla prossima Finanziaria, altrimenti chiunque governi farà la fine dell'ultimo governo Berlusconi. Il debito pubblico italiano, questo sarà il fronte della guerra che s'annuncia».

Avrete saputo ciò che ha detto ieri il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker:
«C'è un inizio di marzo molto importante per l'Ue. C'è il referendum Spd in Germania e le elezioni italiane, e sono più preoccupato per l'esito delle elezioni italiane che per il risultato del referendum dell'Spd... l'Unione si deve preparare allo scenario peggiore, cioè un Governo non operativo in Italia».

Se è bastata questa frasetta per far tremare la borsa di Milano e causare una piccola impennata dello spread, cosa potrà succedere quando saranno resi noti i risultati elettorali? E' sempre Juncker a dircelo: 
"E' possibile una forte reazione dei mercati nella seconda metà di marzo, noi ci prepariamo a questo scenario».
Ecco spiegata l'ingerenza sfrontata di Juncker. Abbiamo a che fare, al contempo, con una minaccia lanciata agli italiani che andranno al voto —pensateci bene prima di mettere la crocetta che se vi sbagliate ve ne faremo pentire—, e con un ricatto verso le forze politiche, anzitutto verso i loro capibastone —che sappiano che sono sotto tiro, che non si mettano strane idee in testa, tipo deragliare dal percorso di rientro dal debito e delle "riforme", come prevede il Fiscal compact.

Pesce-lesso-Gentiloni (alias moviola) ha subito precisato: «Tranquillizzero Juncker. Gli italiani vogliono continuità... i governi tra l'altro sono tutti operativi, i governi governano». Ospite ieri a “Porta a Porta” ha aggiunto: «Non sono d'accordo che queste elezioni saranno un salto nel buio certo sarà importante che forze più affidabili, e dal mio punto vista innanzitutto il centrosinistra, abbiano un ruolo fondamentale per non buttare via i risultati raggiunti».

Sorge il sospetto (era nell'agenda che Gentiloni e Juncker si incontrassero proprio oggi a Bruxelles) che quello tra i due sia un gioco delle parti. Se ci pensate, infatti, la sortita di Juncker è un peloso endorsement verso il Partito democratico, verso Gentiloni in particolare, considerati a Bruxelles i più affidabili scudieri dell'oligarchia eurista.

Ma sì, certo che è così, per questo tra tutte le sorprese che potranno uscire dalle urne, quella peggiore per l'eurocrazia sarebbe una débâcle del Pd. Infatti è vero che solo una tenuta del Pd renderà possibile un governo (del Presidente, di larghe intese, di scopo) che possa reggersi in piedi ed evitare il ritorno alle urne ed assicurare che Roma rispetti i diktat europei. 

Dice: ma come, in Germania sono passati cinque mesi dalle elezioni e ancora non riescono a mettere su un governo e ancor prima del voto si fa tutto sto casino? Già ma l'Italia non è la Germania, era e resta l'anello debole, ma quello decisivo della fragile catena europea. Se salta questo anello salta tutta la baracca. Detto questo Piemme, il 12 febbraio scorso indicava, assieme alla posta in palio, il motivo con cui, dopo una tregua durata quattro anni, l'eurocrazia scatenerà la prossima offensiva contro il popolo italiano:
«L'eurocrazia, che non perde occasione per esternare i suoi minacciosi desiderata, presenterà presto il conto e chiederà politiche di bilancio severissime per diminuire il debito pubblico. Ridurre ad ogni costo il debito pubblico, sin dalla prossima Finanziaria, altrimenti chiunque governi farà la fine dell'ultimo governo Berlusconi. Il debito pubblico italiano, questo sarà il fronte della guerra che s'annuncia. Che nessuno che corra alle elezioni ve lo dica, che nessuno nemmeno alluda al rischio di un nuovo golpe col rischio che l'Italia si ritrovi precipitata in un regime di protettorato carolingio, rafforza il carattere farsesco delle prossime elezioni.
Un anno e mezzo fa, in un articolo dal titolo DOPO RENZI LA TROIKA? La resa dei conti si avvicina, scrivevo a futura memoria:
«Ci sono solo due possibilità: o gli italiani, già apparentemente assuefatti e supini, si faranno impaurire e accetteranno la forma estrema di asservimento e sudditanza, oppure si solleveranno. Non ci sono vie di mezzo: o la resa o la rivolta sociale, o subire un regime di protettorato coloniale o una rivoluzione democratica».
Il nemico bussa alle porte del'Italia. Chi difenderà il Paese nella guerra del debito? Chi se non il popolo? Un fatto è certo, le élite neoliberiste nostrane staranno dall'altra parte della barricata».

Continua »

Print Friendly and PDF

giovedì 22 febbraio 2018

PaP: SENZA POPOLO NÉ POTERE

[ 22 febbraio 2018 ]


Come si addice agli assassini, riandiamo sul luogo del delitto. Parliamo della lista Potere al Popolo

Dopo aver spiegato in almeno quattro occasioni le ragioni del nostro dissenso programmatico —il 4 dicembre: JE SO' PAZZO: L'ESERCITO DEI SOGNATORI; il 20 dicembre "POTERE AL POPOLO"... QUALE POPOLO?; il 10 gennaio: POTERE AL POPOLO: DÉJÀ VU, O QUASI, infine il 25 gennaio VERSO LE ELEZIONI, SCHEDA 4: POTERE AL POPOLO —, vi chiederete perché ci torniamo su? 

E' presto detto, perché più ci avviciniamo al 4 marzo, più Potere al Popolo esibisce cosa davvero è, più la nostra distanza politica aumenta. In particolare dobbiamo segnalare quanto va dicendo Viola Carofalo, che non è una qualunque ma, appunto, la "capessa politica".

Prendete l'intervista concessa dalla "capessa" il 20 febbraio a Vanity Fair. Sorvoliamo sulle amenità ed gli stucchevoli luoghi comuni di sinistra. Alla domanda secca, cruciale: "Perché un elettore dovrebbe votarvi?"; la risposta è sintomatica: «Perché abbiamo gli stessi problemi». Un condensato di populismo demagogico, un anti-élitismo di bassa lega. Oltre a ricordare che la farsa elettorale è piena zeppa di politicanti che pigliano per il culo i cittadini dicendogli "abbiamo i vostri stessi problemi", vorremmo dire alla Carofalo che ciò che qualifica una forza politica è la soluzione che da dei problemi, non i problemi stessi.

E, a proposito di soluzioni, è da sottolineare quanto la "capessa" afferma in un' intervista calda calda rilasciata a Micromega.  L'intervistatore, Giacomo Russo Spena, pur in modo ruffiano, le fa due domande importanti, le risposte sono programmatiche.
D. «Nel programma parlate di “rompere l’Unione Europea dei trattati”. Che intendete? La dicitura è alquanto ambigua. Ad esempio, siete pro o contro l’euro?
R. Dobbiamo lavorare su due livelli: un Plan A e un Plan B. Non siamo contrari all’Europa in senso nazionalista, ma l’Unione Europea così com’è non va bene. È da riformare perché con la gabbia dell’austerity e coi vincoli del pareggio di bilancio, in questi anni, ci hanno imposto soltanto smantellamento dello Stato sociale, tagli a servizi, sanità, scuola, pensioni e compressione dei diritti sul lavoro. La risposta non sta nell’inseguire le destre né nell’abbracciare il concetto di sovranità nazionale – sono e resto internazionalista – ma nella costruzione di un’Europa che dia diritti ed opportunità alle classi popolari. Questo è il piano A. Ma se si scoprisse che questi trattati non sono riformabili dall’interno, o che non ci siano i rapporti di forza per farlo, guardiamo con interesse ad un piano B. Non moriremo per l’Europa, siamo disposti anche a rompere con essa.
D. E in cosa consisterebbe questo piano B? Il ritorno alla patria?
R. Non ci interessa la sovranità nazionale, quella è un feticcio, ma un’unione con gli altri Paesi del Sud Europa, in difficoltà come l’Italia, coinvolgendo anche gli Stati del Nord Africa. Un’Europa del Mediterraneo – popolare e solidale – contro la locomotiva tedesca».
La Carofalo non poteva esprimere meglio di come ha fatto uno dei collanti politici che tiene assieme i diversi cocci della sinistra poterepopulista. Non rottura e uscita dalla Ue ma ancora la barzelletta, comune a un po' tutte le forze politiche, della sua "riforma". Se poi non si riforma allora "piano B". Quale? Vattelapesca! Un unico concetto luccica nella notte fonda di questo fantomatico "Piano B": giammai la sovranità nazionale, perché sarebbe nazionalismo di destra, piuttosto l'unione dell'Europa del Sud assieme al Nord Africa — abbiamo spiegato l'aleatorietà di questa Unione del Sud, butta lì alla bene e meglio come contentino ad Eurostop. [1]

Quanto afferma la Carofalo, siccome non poteva esprimere meglio il profilo politico antinazionale (ergo anti-popolare) e cosmopolitico (non lo confondiamo, abbiate pietà di noi, con l'internazionalismo) di questa lista, speriamo aiuti i compagni che ci criticano a capire perché non siamo saliti a bordo della scialuppa poterepopulista.

Speriamo poi di poter soffermarci su quello che a noi pare l'elemento identitario più  devastante di questa lista, la concezione dei diritti LGBT*QIA+[2]

NOTE

[1]  
Leonardo Mazzei, LA SINISTRA E L'EURO: IDEE POCHE MA CONFUSE. Una critica alla tesi dell'euro del SudMoreno Pasquinelli, EUREXIT: UNA CRITICA DELLA RETE DEI COMUNISTI

[2] «LGBT*QIA+ sta come acronimo per persone Lesbiche, Gay, Bisessuali, Trans o non binarie (*), Queer, Intersessuali, Asessuali; il + finale sta a indicare l’apertura verso qualsiasi altra autodefinizione in relazione alla propria identità di genere e/o orientamento sessuale».



Continua »

Print Friendly and PDF

mercoledì 21 febbraio 2018

ALLARMI SON FASCISTI di Piemme

[ 21 febbraio 2018 ]

C'era da aspettarselo che il miserabile misfatto di Macerata innescasse una spirale di scontri tra neofascisti e antifascisti. Ecco dunque i pestaggi incrociati di Palermo e Perugia. Se essi occupano le prime pagine dei mass media non è un caso. 

Non c'è di mezzo solo la  compulsione ossessiva dei media per la cronaca nera (che com'è noto è uno stratagemma per aumentare vendite e ascolti). 

E' che il regime neoliberista, di cui i media mainstream rappresentano le falangi della sua egemonia ideologica, ha bisogno, tanto più alle porte delle elezioni, di inculcare nella testa dei cittadini la sensazione che fuori dal perimetro sistemico c'è il salto nel buio, nella fattispecie il timore degli estremismi, tanto più se opposti.

Lo si vide negli anni '70 quanto il mantra degli "opposti estremismi" fosse stato funzionale alla strategia della tensione e quindi di conservazione delle classi dominanti. Ma se allora si trattò di una tragedia, ora essa si ripete come farsa. Una farsa orchestrata dentro la quale, ahinoi, certa sinistra radicale ha deciso di far parte come protagonista, contribuendo così al depistaggio ideologico di massa.

E' vero che il liberismo agonizzante abbia in pancia, mutatis mutandis, il pericolo di una rinascita dei fascismi. Ed è quindi necessario che le forze democratiche e rivoluzionarie debbano stare in guardia. Ma fare qui e ora dell'antifascismo non solo un discorso ma una pratica prioritaria, come abbiamo provato a spiegare, è un enorme errore politico.

Sono forse le formazione neofasciste, oggi giorno, il nemico principale? No, non lo sono. Sono nemici secondari che dobbiamo contrastare sfidandoli sul terreno dell'egemonia politica, sociale e culturale; diventando noi i campioni della lotta contro il nemico principale, il sistema neoliberista, i suoi meccanismi ed i suo fantocci politici.

Invece, partecipando alla commedia dell'antifascismo, oggi come oggi, in assenza di una vera minaccia fascista, si rischia diventare funzionali al sistema neoliberista e globalista, di apparire come un'ala radicale delle élite liberali.

Il diritto all'autodifesa, in caso di aggressioni fasciste o di regime, è sacrosanto in ogni circostanza, ma non in ogni circostanza è legittimo —come invece postula un certo "antifascismo militante"— usare l'aggressione e l'attacco preventivo come pratica politica.

Non si deve abbracciare il pacifismo per capire che la violenza politica occorre maneggiarla con cura, che se usata nei modi sbagliati e nelle situazioni sbagliate è un fatale boomerang. La ragione mi pare  semplice: il passaggio dallo scontro verbale a quello fisico, in una situazione di pace sociale e di letargia delle masse, è un salto enorme, oserei dire qualitativo. Quindi una pratica politicamente suicida.

Mao Zedong, cito a memoria, mi pare disse: «La politica è guerra senza spargimento di sangue mentre la guerra è politica con spargimento di sangue». 

Chi oggi ritiene sia giusto, passare alla "politica con spargimento di sangue" è un imbecille o, peggio, un provocatore.



Continua »

Print Friendly and PDF

MASANIELLO D'EUROPA...

[ 21 febbraio 2018 ]

Sulla controversa figura di De Magistris giorni addietro abbiamo pubblicato l'opinione di Paolo Gerbaudo, che alcuni han considerato un po' troppo indulgente. A dicembre, recensendo il libro “Demacrazia”, era a sua volta intervenuto Carlo Formenti

Cosa ha davvero in testa De Magistris?
Lo spiega a chiare lettere in un'intervista a Micromega.

Egli scopre le carte e annuncia che la sua creatura politica DemA darà vita, in vista delle elezioni europee dell'anno prossimo, ad una lista insieme a Diem25 di Yannis Varoufakis. Sì, proprio il paladino degli Stati Uniti d'Europa, a tal punto nemico degli stati nazionali da "bisticciare" con  Stefano Fassina. 

Della partita elettorale europea, sostiene il sindaco, faranno certamente parte altri pezzi della sinistra "e dei movimenti". A chi si riferisce? Anzitutto ai rimasugli dell'Altra Europa con Tsipras, quindi a tutta la sinistra antinazionale ed europeista. E per quanto concerne le elezioni del 5 marzo? Il Nostro voterà per Potere al Popolo —malelingue napoletane giurano che dietro al PaP c'è proprio lui, che  i "suoi" ragazzi avrebbe spinto ad andare in avanscoperta.

Che dire? va bene recuperare il populismo, ma Masaniello no per favore!




Continua »

Print Friendly and PDF

martedì 20 febbraio 2018

IL FASCISMO NON ESISTE? di Roberto Ferretti

[ 20 febbraio 2018 ]

Giorni addietro, sul blog Orizzonte48 è comparso il pezzo L’antifascismo xenofilo: dialettica liberale antipopulista
Non esisterebbe — questa l’essenza teorica della tesi di Orizzonte48— il fascismo, in quanto esso non avrebbe alcuna sostanza morale, alcuna natura sua propria. Il fascismo sarebbe una delle tante maschere del liberismo e del capitalismo  —di qui la tesi per cui l’antifascismo non avrebbe motivo di esistere, esso sarebbe anzi, in ogni sua forma, un inganno funzionale al regime ordoliberista. Si sostiene infine, nell'articolo del Nostro, che oggi un nazionalismo neo-statalista, anche di estrema destra, sarebbe la migliore risposta all’autentico fascismo di questi giorni,  rappresentato dal globalismo e dall’europeismo. 
Volentieri pubblichiamo, pur non condividendone ogni passaggio, queste considerazioni critiche di Roberto Ferretti, il quale procede affrontando i cinque punti fondamentali che derivano da questa impostazione concettuale.

Il fascismo non esiste?

Affermare che il fascismo non esiste, proclamare l’inessenzialità di una sostanza morale e politica del fascismo significa ignorare la metamorfosi integrale compiuta dal sindacalismo rivoluzionario soprattutto francese, dopo il 1909 (anno dell’ingresso di Sorel nell’Action francaise) ma anche italiano, dopo il 1911, e non considerare che in realtà, il ‘900 è stato, come ben sottolinea lo storico israeliano Sternhell, il secolo del fascismo ben più che del comunismo e del liberalismo. La vicenda del sindacalismo rivoluzionario francese e italiano permette di individuare il cammino di un gruppo politico, di un ambiente sociale e culturale che sa riconvertire ad una nuova dimensione politica i valori dottrinari del sorelismo, dopo la Prima Guerra Mondiale. Sarà proprio l’esigenza di una nuova mediazione politica (come specifica Carl Schmitt), resa necessaria dallo straordinario “salto produttivo” attuato dal capitalismo della seconda rivoluzione industriale, che spinge Mussolini a quella crisi intellettuale dell’ottobre del 1914 [1], da cui prende corpo, in prossimità dell’ingresso italiano nella Grande Guerra, la revisione antirazionalista, antihegeliana e antimaterialista del marxismo; ma tale revisione vorrà perciò legittimare imponendo, sullo stesso soggetto sociale, il principio dell’ “autonomia del politico”, la centralità strategica dell’elite politica. L’altro elemento fondamentale, di assoluta novità teorico-politica, del fascismo rispetto al liberalismo ed al socialismo fu la proposizione dello stato nazionale come comunità organica; fu attraverso l’uso dello stato nazionale, in contrapposizione netta all’atomismo individualista liberale e al collettivismo comunista, che il neo-proudhonismo ed il neo-sorelismo fascista (non statalista ma nemmeno ortodossamente liberista) tentò di conciliare e risolvere “corporativisticamente” le irriducibili – e forse irresolubili – antinomie della modernità. Dunque il fascismo è esistito in Italia grazie alla sintesi politica neo-soreliana che Mussolini ha saputo concretizzare. Il fascismo è la proiezione politica che il corpus dottrinario “reazionario” e contro-rivoluzionario, rispetto alla avanzante offensiva giacobino-bolscevica, del secondo proudhonismo e dell’ultimo sorelismo ha finito per prendere. Ne “La dottrina del fascismo” il richiamo del Mussolini al teorico Sorel come padre culturale (alla fine, ben si noti, il Sorel declinò la sua dottrina su posizioni monarchiche, reazionarie, ferocemente antimassoniche e duramente antisemite) è esplicito; come fu esplicito in ogni altra occasione, una volta conquistato il potere, arrivando a dire che se non avesse letto Sorel, non avrebbe potuto raggiungere la conquista dello stato.

Il fascismo mera maschera del capitalismo?
Il regime fascista fu solo una maschera del capitalismo? Il corporativismo fu una mera buffonata propagandistica? Vediamo cosa ci dice Sabino Cassese, il maggior esperto italiano di problemi dello Stato e dell’amministrazione, professore alla Normale e giudice della Corte Costituzionale. Scrive il Nostro alla fine di quello che è probabilmente il più sintetico, chiaro e onesto studio sul regime fascista mai comparso:
«La ricostruzione tradizionale, quella che vede nell’azione fascista nei confronti dei lavoratori e delle loro organizzazioni solo un intento di ordine e polizia, non considera che, grazie all’accesso assicurato ai vertici sindacali, il sindacato veniva ad acquisire un ruolo importante nella struttura statale (ruolo che conserverà nel postfascismo)….Relativamente alla disciplina dell’economia, la costruzione dell’edificio corporativo non ebbe un effetto neutro….Rappresentò, invece, il risultato di una sorta di divisione del lavoro, nella quale l’intervento a-corporativo (ad esempio ad opera di Beneduce) copriva la parte alta, le azioni dirette a grandi imprese e grandi banche, l’intervento corporativo e delle istituzioni satelliti delle corporazioni serviva a mettere ordine nel tessuto delle piccole e medie imprese, a proteggerle dalla concorrenza straniera, a costruire la rete idonea ad assicurare la loro azione concertata. Mussolini svolgeva un ruolo chiave, di regolatore del traffico tra le due aree. A lui faceva capo Beneduce. A lui facevano capo, in ultima istanza, le corporazioni e il relativo ministro» [2].
Il regime fascista fu così in netta contro-tendenza sia rispetto al golittismo sia rispetto alla DC post-fascista. Se nella logiche economiche “progressiste” e del giolittismo, strategicamente legato alla Banca Commerciale Italiana [3] e della DC di Fanfani, la cui dottrina economica viene ben esposta al congresso di Trento del 1956 [4], lo Stato capitalista-imprenditore è il centro strategico di protezione, la fortezza giuridica a protezione della grande industria; nel regime fascista si punta, di contro, strategicamente alla valorizzazione ed alla centralità della piccola e media industria, quale nucleo “nazionalista” e gioiello della creatività italiana. Banche e stato avrebbero dovuto operare come elementi reticolari di rafforzamento della piccola e media impresa, della piccola e media proprietà privata, luogo da dogmaticamente custodire per il regime mussoliniano! Altro elemento cruciale, questo economico, del carattere reazionario e sostanzialmente piccolo-borghese del fascismo. Dunque, la questione è ben più complessa della mera variante mascherata del capitalismo.

Il regime fascista nella tradizione ideologica italiana
Secondo il Nostro, peraltro, il regime fascista non sarebbe stata una rottura, una sovversione reazionaria, rispetto alla tradizione democratica e costituzionale italiana. Secondo Aldo Mola invece, il più acuto e preparato storico della massoneria, la lotta su cui si sarebbe più seriamente impegnato, addirittura a livello personale, Mussolini sarebbe stata quella contro la massoneria; per quanto condotta ad intermittenza, con una moderazione e una capacità di mediazione tipiche dello statista fascista, la lotta antimassonica fu il Leitmotiv dell’intero regime fascista. Ora, come ci spiega Gramsci, chi dice massoneria, nella tradizione ideologica del Belpaese, intende anche, e in larga parte, una certa tradizione democratica e social-liberale di radice massonica e Risorgimentale; il fatto che Mussolini, nonostante nel fascismo-movimento vi fossero diversi massoni cultori del Mazzini democraticista, nonostante nella corrente democratica-rivoluzionaria del fiumanesimo dannunziano abbondassero i massoni, abbia così preso di petto la massoneria, arrivando ad ordinare la talebana distruzione delle statue di Cavour, Mazzini e Garibaldi presenti nelle logge, attesta ancora la quintessenza reazionaria, anti-modernistica, anti-illuministica, neo-tradizionalista e per taluni versi decisamente contro-rivoluzionaria (per quanto il fascismo possa essere considerato una Contro-rivoluzione incompiuta ed imperfetta) del regime mussoliniano. Inoltre, Mussolini, alla ricerca storico-ideologica della congiura massonica, al culto marziale e politico della Roma imperiale e imperialista, nella quale peraltro, con il Concordato del 1929, sopprime ogni lascito patriottico risorgimentale, aggiunge anche l’antisemitismo di stato (già teorizzato anche questo dal Sorel e dai suoi allievi del Cercle Proudhon); indirizza il ricercatore odierno a vedere nel fascismo una assoluta anomalia rispetto alla tradizione risorgimentale e costituzionale italiana ed un regime reazionario di ispirazione pre-risorgimentale.

Europeismo e fascismo
L’Unione Europea è fascista? Il più grande ed esplicito teorico dell’odierno europeismo è il notevole intellettuale e politologo francese, Attali, fiero massone di origine ebraica e legato ai Rotschild. La sostanza neo-illuministica e massonica del progetto europeistico di Attali emerge dal suo vademecum storico-politico: “Breve storia del futuro”. Il culto dell’Ordine mercantile (a cui l’Attali si riferisce con la O rigorosamente maiuscola), la teorizzazione della trans-umanità, una certa mitologia cultica del sesso virtuale, l’iperdemocrazia e così di seguito. Tale orizzonte visionale e ideologico, in un certo senso effettivamente perseguito dall’odierno europeismo massonico e tecnocratico, è quanto di più lontano possa esservi dal sindacalismo rivoluzionario, dal fascismo storico e da quanto di questi riuscì il regime a attuare. Paolo Buchignani, studioso delle varie correnti dottrinarie del fascismo, considera sul piano ideologico le più valide quella “universalistica” di Berto Ricci e quella antiriformistica e anti-europeistica di Suckert Malaparte espressa ne “L’Italia barbara” e ne “L’Europa vivente”. Suckert, considerato dal Gobetti “il più forte teorico del fascismo”[5], rivendica nella sua operazione ideologica incentrata sul culto del “fascismo storico” e meta politico la sintesi neo-tradizionalista fascista, in totale contrapposizione al Protestantesimo riformato europeistico o anglicano. Per quanto nella lotta di frazioni fasciste, Suckert, in quanto sindacalista, sia annoverato nella “estrema sinistra” del movimento mussoliniano, la quintessenza reazionaria della sua visione del “fascismo storico”, che non lesina elogi alla stessa tradizione inquisitoriale teocratica cattolico-latina, balza evidente agli occhi. L’antitesi più netta dell’iper-progressimo e dell’iper-democraticismo radicale celebrato da Attali.

Il fascismo oggi

Infine, il Nostro indica nel polonismo, nell’orbanismo, nel putinismo gli unici fenomeni di resistenza – da sostenere dunque – al mondialismo e all’europeismo, che sarebbe appunto il “fascismo metafisico”, stavolta in una nuova maschera, quella europeista. Prescindendo ora da un giudizio di valore specifico su questi fenomeni storico-politici, su cui eventualmente si tornerà in altra occasione, per quanto susciti quantomeno perplessità affidare la patente di antifascista doc allo statista russo, che non nasconde il debito filosofico-politico verso l’ideologo fascista russo Ivan Ilyn e che in più casi ha definito gli alba dorati ellenici “camerati e veri cristiani”…., sarebbe interessante analizzare brevemente se oggi esista veramente un pericolo fascista. Su questo siamo sostanzialmente d’accordo con il Nostro. E’ la stampa della Sinistra liberal, che veicola e propaganda l’ideologia mondialista, ad alzare continue cortine fumogene in tal senso. In Italia ed in Francia, l’Urheimat del fascismo, non vi è affatto un pericolo fascista avanzante. In Russia ed in Polonia, ad esempio, pur in contesto sostanzialmente a-fascista, ma niente affatto antifascista (a differenza da quanto sostiene il Nostro…), vi sono fazioni di potere dichiaratamente fasciste. Se volessimo comunque individuare un movimento di massa oggi decisamente fascista, non potremmo che riferirci all’Alba Dorata ellenica, guarda caso sostenuta direttamente da Vladimir Putin e dai tradizionalisti ortodossi russi. E’ un fascismo greco, metaxista e cristiano-ortodosso, certamente differente, al primo sguardo, rispetto al sorelismo mussoliniano. Ma a uno sguardo più attento, la quintessenza tradizionalista, reazionaria, militarista e filo-clericale, in un contesto pratico dove però la mobilitazione di masse diseredate assume carattere attivo e non passivo, rimanda decisamente all’ideologia da fascismo-regime. La stampa, anche italiana, definisce o definiva filonazista il movimento greco; ma questa è una chiara e scorretta forzatura. Solo la fazione Kasidiaris può essere considerata in tal senso, il movimento nazionalista greco riferendosi generalmente al Metaxas, alla lotta di liberazione greca ed alla tradizione cristiano-bizantina. Anche in tal caso, come del resto mostrarono gli arresti e la repressione cui Alba Dorata è andata incontro, nonostante il suo carattere reazionario e fascistoide, il movimento greco è certamente antieuropeista ed antieurista. La contraddizione ideologica e dottrinaria di Orizzonte48, per il quale l’europeismo è il nuovo fascismo, è perciò evidente e palese.



NOTE


(1) Z. Sternhell, Nascita dell’ideologia fascista, Baldini Castoldi 2002, p. 296.
(2) S. Cassese, Lo Stato fascista, Il Mulino 2010, p. 140.
(3) R. A. Webster, L’imperialismo industriale italiano, Einaudi 1974.
(4) A. Fanfani, La Democrazia Cristiana per lo sviluppo democratico in Italia, Relazione al VI Congresso della DC, Cinque Lune, Roma 1976, pp. 77-81.
(5) P. Buchignani, La rivoluzione in camicia nera, Mondadori 2006, p. 135.
-->

Continua »

Print Friendly and PDF

EMBRACO: NON C'È PIÙ RELIGIONE ...

[ 20 febbraio 2018 ]

Quindi la multinazionale a stelle e strisce WHIRPOOL ha sbattuto la porta in faccia, non solo alle maestranze ma pure al governo. Chiusura dello stabilimento piemontese confermata,  497 licenziamenti in tronco, a causa della delocalizzazione in Slovacchia. 
Vicenda istruttiva assai, e sotto diversi profili.

E' anzitutto un classico esempio che più chiaro non si può di come funziona una grande azienda mulitinazionale: profitto prima di tutto, disprezzo per i lavoratori, totale indifferenza degli interessi nazionali, del bene comune, delle leggi del Paese. Per quanto riguarda l'Italia  è d'obbligo ricordare quanto recita la sua legge suprema. Recita l'Art.41 della Costituzione:
«L'iniziativa economica privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali». 
Cosa accade, per meglio dire, cosa dovrebbe accadere, a chi viola le leggi di uno Stato? Che lo Stato lo sanziona. Multinazionali comprese, anzi, esse anzitutto.
E invece che abbiamo? Che lo Stato, essendo nella disponibilità, non del popolo lavoratore, ma di una casta di politici ruffiani e servi del grande capitalismo globalizzato, non alza un dito. Peggio asseconda le multinazionali. 

Guardate questa faccia di bronzo del ministro Calenda. E' indignato perché gli americani l'han preso a pesci in faccia. E che ti fa? Ti dice che egli non contesta minimamente il diritto della multinazionale a spostare in Slovacchia lo stabilimento e la produzione e poi corre, pensate un po', dai suoi padroni di Bruxelles a chiedere il permesso per metterci una pezza, garantendo che non si tratterebbe di "aiuti di stato".

Tutto come nel copione. 

Ma gli operai che ti fanno? Sperano in Calenda, fanno affidamento su una casta di servi politici che in nome del libero mercato e della globalizzazione ha consentito il più grande saccheggio privatistico del Paese. Chiedono l'elemosina andando ancora dietro a sindacati che a loro volta, nei decenni e non da ora, hanno avallato ogni sorta di rapina ai danni della classe operaia e della nazione. 

Non vi viene in mente, cari operai, di prendere in mano la fabbrica? Non vi passa per la testa di occuparla, ma non in segno protesta, no, bensì per autogestirla e farla funzionare assieme a tecnici, manager e impiegati che o verranno lasciati a spasso o dovranno emigrare... in Slovacchia, sguatteri anch'essi della multinazionale? Dovrebbero quindi, le maestranze, esigere la nazionalizzazione (si proprio l'esproprio) della fabbrica di Riva di Chieri, assicurandosi che lo Stato aiuti l'azienda autogestita e nazionalizzata in quanto a sbocchi di mercato e  sinergie con altri settori industriali.

Autogestione + nazionalizzazione, questa è l'unica soluzione, non solo per difendere il diritto al lavoro, ma perché quel che essa produce serve alla collettività, è quindi fabbrica di interesse nazionale, e ciò che è di interesse nazionale lo Stato ha l'obbligo di tutelare.

Siccome non c'è più una coscienza di classe tra i lavoratori, meno che meno c'è contezza dell'interesse generale e amor patrio in seno alla classe dominante ed ai suoi fantocci politici, il Paese va in malora, procede verso il baratro.

Cosa mai dovrà accadere per invertire questa rotta?


Continua »

Print Friendly and PDF

lunedì 19 febbraio 2018

PATRIOTTISMO O NAZIONALISMO?

[ 19 febbraio 2018 ]

Ritorniamo nuovamente, viste le critiche, sulla questione del patriottismo. Lo facciamo ripubblicando l'intervento che Moreno Pasquinelli fece in un incontro che si svolse a Bologna, il 17 dicembre del 2016.

Cari compagni,


non mi dilungherò sulla portata e sui significati che la massiccia vittoria del NO al referendum ha portato alla luce. Essi sono infatti, per chi voglia davvero vederli, espliciti, primo fra tutti che si va velocemente sfaldando la lunga supremazia delle élite dominanti, che nel Paese la larga maggioranza chiede una svolta profonda, sociale e politica. Il Paese non soffre solo una crisi economica e sociale la più drammatica, la maggioranza del popolo avverte che esso vive una vera e propria crisi esistenziale. Mettiamola così intanto: il Paese è diviso in due blocchi sociali eterogenei e contrapposti: quello della conservazione neoliberista, oligarchico e globalista, e quello antioligarchico e nazionale-popolare. Se nel primo è il Pd l’elemento portante, nel secondo è il M5S. La situazione è tuttavia fluida, nuovi spostamenti dentro questi du blocchi avverranno, e tutti e due, sotto la pressione degli eventi e del conflitto, sono destinati, prima o poi, a lasciare il posto a nuovi protagonisti. Sicché possiamo affermare che in entrambi questi campi è aperta la lotta per l’egemonia


Vorrei agganciare il mio ragionamento politico sull’IMPLICITO, sul segno anti-europeo e anti-globalista che il NO contiene e su ciò che ne consegue per tutti noi.
Dopo decenni di sbornia europeista l’ostilità all’ordine eurocratico è diventato senso comune, si esprime non solo in uno “stato d’animo” fuggente, bensì nella consapevolezza che la globalizzazione è insostenibile, quindi del carattere oligarchico, antipopolare, antidemocratico di quest’Unione matrigna. Il timore di ciò che potrebbe accadere dopo l’inevitabile implosione è il fattore che trattiene l’euroscetticismo diffuso del divenire ripudio deciso.


Questo spiega perché sia il Movimento 5 Stelle ad avere il vento in poppa. La ragione del suo successo è che si tratta di una forza che con grande abilità insegue l’umore delle masse colpite dalla crisi sistemica, che si limita a dare voce al senso comune, alimentando l’illusione di quella che potremmo chiamare “rivoluzione gentile”. Sappiamo che gli avvenimenti innanzi a noi faranno a pezzi certe illusioni, ma stiamo attenti a sottovalutare la questione Cinque Stelle. Proprio per questa loro capacità di mettersi in sintonia con le masse degli esclusi potrebbero essere costretti, e nel caso lo vedremo presto, ad alzare il tiro, passando da un frenetico attivismo istituzionale ad una funzione di stimolo della mobilitazione extra-parlamentare. Dio ce ne scampi quindi da ogni settarismo, più che mai dal lanciare l’anatema che M5S sia un movimento gatekeeper. Dobbiamo invece avere un approccio critico ma unitario perché se vogliamo costruire quello che noi di Programma 101 chiamiamo blocco anti-oligarchico o costituzionale pronto alla sfida del governo, è evidente che i Cinque Stelle sono, fino a prova contraria, nostri alleati. Che poi, nella temperie del conflitto i nemici di oggi possano diventare alleati domani, e viceversa, è una lezione che ci viene dalla storia.

Ugo Boghetta e Mimmo Porcaro ci segnalano la necessità di un’accelerazione, quella di costruire qui e ora un nuovo soggetto politico non minoritario. Ne descrivono i lineamenti essenziali: “un movimento popolare, costituzionale, per la sovranità e la riconquista dell’indipendenza nazionale”.

Siamo d’accordo, siamo d’accordo se intendiamo questo soggetto come un fronte, un polo, una casa in cui possano abitare, confederati sulla base di regole stringenti, le diverse e indipendenti corrrenti politiche sovraniste e democratiche. Immaginare una rapida reductio ad unum sarebbe velleitario, destinato al fallimento. In questa casa, posto l’accordo su un programma di misure imprescindibili per mettere in sicurezza il Paese, dev’esserci posto sia per coloro che considerano la Costituzione il non plus ultra, che per chi, come noi, tiene ferma la stella polare del socialismo. Sia per coloro, come noi, che ritengono necessaria l’uscita unilaterale da eurozona e Unione, sia per chi immagina una separazione consensuale e chiede sovranità monetaria ma permanendo in un’Unione riformata.
Dato che i ritmi della crisi diventeranno più incalzanti, giusto tentare di costruire questo polo-fronte politico in tempi stretti. E d’accordo anche nel tentare dare vita ad un pensatoio che potrebbe affiancare sperabilmente questo fronte.

Ugo e Mimmo pongono quindi il dito sulla piaga più dolorosa, sollevando il problema della identità e dei linguaggi che dovremmo utilizzare per farci largo tra le masse. Abbiamo idee quanto mai chiare su come uscire dal marasma e mettere in sicurezza il Paese; abbiamo detto anche troppo sulla dimensione economica della rottura con l’euro. Ma non possediamo ancora un linguaggio che ci aiuti ad essere compresi e apprezzati dalle larghe masse. Utilizziamo un politichese intellettualistico, tecnicistico, spocchioso, che i semplici non capiscono. Dobbiamo smettere di cantare la messa in latino, e parlare la lingua volgare del popolo. E qui si spiega la riflessione che tutti ci riguarda sul populismo.

Tuttavia, come ci insegna Carlo Formenti, populismo non è solo linguaggio: Dio ce ne scampi da un populismo che sia solo tecnica politica, retorica narrativa o addirittura demagogica. Esso è invece un discorso simbolico che punta, prima ancora che alla sfera razionale, al cuore del popolo ferito e vilipeso; è un appello che commuove chi lo riceve e che suscita sentimenti di riscatto sociale; un racconto che porta a galla dimensioni spirituali nascoste nelle profondità della storia di ogni nazione. Quando la situazione è drammatica nessuna narrazione politica può sperare di diventare egemonica se non hapathos. Populismo, per quanto ci riguarda populismo socialista, è quindi l’incontro tra una visione radicale ed una pratica politica di massa. E’ anzitutto l’identificazione di un nemico, su cui concentrare l’odio sociale e contro il quale si chiama alla lotta per annientarlo.

La discussione sulla identità, se non è disquisizione politicista, deve spingerci a trovare questo discorso, una narrazione grande, unificante, che muova le larghe masse.
Lasciatemi quindi dire che né l’appello democratico alla applicazione della Costituzione, né l’abusata e sindacalistica rivendicazione dei diritti sociali, e nemmeno l’uscita dall’euro, riescono a comporre una narrazione che possa liberare le energie popolari, che cioè tocchi corde profonde.
Il discorso che ci serve NON dobbiamo inventarlo, lo abbiamo già, ma sta nascosto, tra le pieghe di questi livelli di realtà, sepolto sotto vecchi paradigmi. Dobbiamo portalo allo scoperto.

E’ il discorso del patriottismo. Il popolo può diventare protagonista solo se sente di essere una comunità solidale, se e solo non si sente un intruso ma padrone della nazione in cui vive.

Non è qui la sede per ripercorre la genesi storica del patriottismo. Esso, prima di venire trasfigurato dai dominanti nella seconda metà dell’Ottocento in un nazionalismo reazionario, fu rivoluzionario, libertario e democratico. La controffensiva ideologica delle sinistre di allora, marxisti in testa, tutta basata sull’abbandono del patriottismo a favore di un’internazionalismo di evidente matrice cosmpolitica proto-borghese, fece fiasco, e ne paghiamo ancora le conseguenze. Di quell’internazionalismo, nato proletario, non resta infatti oggi che il suo sostrato cosmopolitico liberale. Un’arma micidiale: essa è stata la grande e cosmetica narrazione con cui la plutocrazia capitalista ha nascosto la globalizzazione e la sua controffensiva storica.

Come ho avuto modo di dire:
«Questa tradizione di pensiero è penetrata a sinistra attraverso diverse vie, prima fra tutte la scuola del “diritto cosmpolitico (“weltbürgerrecht”) che va da Hans Kelsen a Jürgen Habermas a Norberto Bobbio. Questo cattivo universalismo, sotto le mentite spoglie del pacifismo e della sacralità dei diritti umani, di una irenica lex mondialis valida erga omnes, si è rivelato il rivestimento cosmetico dell’occidentalizzazione, anzi della americanizzazione armata del mondo».
Mentre l’internazionalismo cosmpolitico è oggi l’anestetico più potente per imbrigliare e soggiogare i popoli, le terribili ferite inferte al popolo lavoratore e lo spaesamento causati dalla globalizzazione neoliberista stanno facendo risorgere, seppure ancora in forme latenti, il sentimento di amore per la Patria, il bisogno di sentirsi una Nazione, la spinta alla sovranità, il bisogno di affratellamento comunitario contro il nemico esterno e i suoi lacchè interni. I grandi capitalisti non solo non si sentono italiani, essi si sentono parte di una famiglia capitalista predatoria globale, ed agiscono come elemento dissolutore e distruttore della nazione.

Si può e si deve declinare e raccontare questo patriottismo come opposto e antagonista al nazionalismo di certe destre xenofobe e imperialiste. E per questo è importante il linguaggio, il codice simbolico con cui lo utilizziamo. Il nostro patriottismo è democratico, repubblicano, antifascista, quindi costituzionale. Fa suo il senso popolare di appartenenza alla nazione, che ha radici in vincoli di storia, di memoria, di lingua e di cultura. Questo patriottismo socialista non nasconde di essere italiano, se condanna i crimini storici commessi in nome della Patria, deve andare orgoglioso delle sue radici moderne, democratiche e socialiste, quelle che hanno innervato il Risorgimento, la prima resistenza antifascista capeggiata dagli Arditi del Popolo, fino alla Resistenza partigiana, che è stata anzitutto una guerra patriottica di liberazione nazionale.

Il nostro patriottismo è nemico del nazionalismo, non disprezza chi è diverso, non è intollerante verso gli altri popoli, a cui propone anzi fratellanza. E’ un antidoto contro ogni nazionalismo patologico fondato sul falso mito, potenzialmente razzista, dell’etnicità, che per ciò stesso tende ad a giustificare ogni porcheria, ogni ingiustizia, ogni sopruso commesso dai dominanti in nome della loro patria. Non sembri un’ossimoro: il nostro è patriottismo internazionalista, consapevole di essere erede di una vocazione universalistica italiana che ha radici antiche e che è stato il lievito della successiva civilizzazione europea. E’ perché siamo patrioti che abbiamo condannato lo sterminio sabaudo della rivolta del Mezzogiorno, bollata come brigantaggio. E’ perché siamo patrioti che abbiamo rifiutato di issare il tricolore in Libia. E’ perché siamo patrioti che non abbiamo partecipato alla carneficina imperialista della grande guerra. E’ perché siamo patrioti che abbiamo combattuto la monarchia ed il fascismo. E’ perché siamo patrioti che abbiamo lottato contro il regime democristiano. E’ perché siamo patrioti che abbiamo rifiutato la sudditanza italiana all’imperialismo americano e oggi chiediamo l’uscita dall’Unione europea. E’ perché siamo patrioti che abbiamo difeso la Costituzione e votato NO al referendum.

Il referendum, come ho detto, fotografa un Paese spaccato in due campi sociali contrapposti. Non c’è dubbio su quale sia il nostro campo, è appunto quello antiglobalista e nazionale. Quello che le élite bollano come populista. E’ in questo campo che il fronte patriottico di cui parliamo deve lanciare la sfida dell’egemonia: in opposizione non solo al nazionalismo reazionario ma pure ad ogni cretinismo legalitario. Questo campo è oggi presidiato da due forze principali: il M5S da una parte e dall’altra dalla Lega Nord salviniana. Il luogo che noi dovremmo andare ad occupare prima possibile, il solo che non sia ancora presidiato è, gioco forza, quello che sta sul fianco sinistro dei cinque stelle. E’ uno spazio politico ampio, destinato ad allargarsi ove M5S si dimostrasse del tutto incapace di tirar fuori il Paese dal marasma e ostile alla incipiente sollevazione popolare. Ma il fronte di cui parliamo non deve chiudersi in un recinto. L’appello alla ricostruzione politica e morale della patria dovrà sparigliare le carte nello stesso campo populista, puntare ad erodere il consenso di cui oggi godono le destre nazionaliste, sfondare anche in questo settore.

La crisi si aggraverà, il Paese entrerà in quello che più volte abbiamo definito “Stato d’eccezione”. Quello sarà il momento in cui chi ha sempre comandato sarà scalzato dal governo, in cui la maggioranza che si è espressa per il NO chiederà alle forze populiste di andare al potere. Sarà il momento in cui si deciderà chi vince la partita. Solo se avremo già costruito, sul fianco sinistro del M5S, il fronte di cui parliamo, potremo essere protagonisti della rischiosa partita. Rischiosa perché un fallimento del governo popolare d’emergenza potrebbe concludersi, o in una rivincita delle potenti forze eurocratiche e globaliste, e l’Italia diventerebbe un paese straccione, oppure con una svolta reazionaria capeggiata dagli eredi del fascismo.

Facciamo presto dunque, consapevoli che il nostro Paese, il nostro Popolo, sarà chiamato dalla storia, ancora una volta, nel bene o nel male, ad indicare il sentiero sul quale non solo l’Europa dovrà incamminarsi in futuro.

Continua »

Print Friendly and PDF

LA SINISTRA DEL NIENTE

[ 19 febbraio 2018 ]

«Questa Europa fa un po' schifo, è strutturalmente liberista e antipopolare, dominata dalla Germania. Ma nell’era della globalizzazione e del potere delle multinazionali non c’è scampo per singoli paesi come l'Italia. Quindi? Quindi bisogna cambiare la Ue, puntare a un’Europa federale e democratica».

Questo il succo di un convegno svoltosi giorni addietro. Promosso da chi? dal Pd? dalla Bonino? Macché da Sinistra Italiana.


Notare chi c'era: Luciana Castellina (SI), Giulia Del Vecchio (SI, Gioventù federalista europea), Elly Schlein (Possibile), Anna Falcone (LeU), Roberta Agostini (Mdp), Tommaso Visone (Diem25), Salvatore Marra (CGIL) e Piero Soldini (Si).

Tutti d’accordo, insomma, che in Europa bisogna stare, per riformarla e farne un unico stato federale... dei popoli.

E D'Attorre? Sparito dai monitor...

E Stefano Fassina? Si è adeguato, non senza tentare di offrire una propria e francamente aleatoria versione nobile dell'europeismo.

Fateci caso, al netto delle sfumature, è la stessa musica che si suona dalle parti di Potere al Popolo, salvo la licenza poetica concessa a Giorgio Cremaschi di contraffare il prodotto, sostenendo che “Potere al Popolo è l’unica forza politica che ha in programma la rottura con l’Unione Europea"

Che a sinistra andasse per la maggiore la distopia degli Stati Uniti d'Europa lo si sapeva da un pezzo. Colpisce la testardaggine. Non si avvedono, i "compagni che sbagliano" che coloro che in Europa comandano davvero procedono, in parallelo, verso una più forte centralizzazione autoritaria e liberista? 


Che si dice a sinistra dell'inquietante NON PAPER, l'ultimo "regalino" di Schäuble? Niente
Che si dice a sinistra del documento dei 14 ECONOMISTI FRANCO-TEDESCHI? Niente.
Che si dice a sinistra dell'accelerazione franco-tedesca verso un vero e proprio esercito europeo — ovvero del Permanent Structured Cooperation (Pesco)? 

Non si dice niente.

Appunto, la sinistra del niente...




Continua »

Print Friendly and PDF

domenica 18 febbraio 2018

II. ASSEMBLEA NAZIONALE DI P.101

[ 18 febbraio 2018 ]

Si svolgerà sabato 10 e domenica 11 marzo in Umbria la II. Assemblea Nazionale di Programma 101.

È aperta ai militanti e ai simpatizzanti.

Per informazioni e prenotazioni scrivere a: p101@programma101.org oppure telefonare a Daniela: 334 81 43 745.

ORDINE DEI LAVORI 

Sabato 10 marzo

Ore 10:00: Apertura dei lavori

Prima sessione: ore 10:30-13:00
SOVRANITÀ E SOVRANISMI DOPO IL 4 MARZO

Pranzo

Seconda sessione: ore 14:30-17:00
TESI PER UNA SINISTRA PATRIOTTICA

Pausa dei lavori

Terza sessione: ore 17:30- 20:00
INDAGINE SULLA SOCIETÀ ITALIANA DOPO DIECI ANNI DI CRISI

Cena

Domenica 11 marzo

Quarta sessione: ore 09:00:-11:00
P101 COME ORGANIZZAZIONE MILITANTE

Quinta sessione: ore 11:00-13:00
STATUTO DI P101

Pranzo


Sessione Finale: ore 14:30-16:30
Votazione documenti ed elezione degli organismi dirigenti


Continua »

Print Friendly and PDF

LA PAGINA FACEBOOK DEL MOVIMENTO POPOLARE DI LIBERAZIONE - P101

LA PAGINA FACEBOOK DI SOLLEVAZIONE

Lettori fissi di SOLLEVAZIONE

Temi

Unione europea (781) euro (724) crisi (626) economia (536) sinistra (469) finanza (264) Movimento Popolare di Liberazione (242) grecia (237) sfascio politico (235) M5S (227) elezioni (226) resistenza (222) teoria politica (214) banche (204) internazionale (197) imperialismo (195) risveglio sociale (184) sovranità nazionale (179) Leonardo Mazzei (178) P101 (174) alternativa (168) seconda repubblica (167) Moreno Pasquinelli (162) Syriza (151) Tsipras (145) Matteo Renzi (127) debito pubblico (116) antimperialismo (115) PD (105) marxismo (105) sovranità monetaria (104) democrazia (102) spagna (102) destra (100) sollevazione (99) costituzione (94) Grillo (93) neoliberismo (92) berlusconismo (91) proletariato (91) Francia (87) islam (85) filosofia (83) austerità (79) Coordinamento nazionale della Sinistra contro l’euro (78) Emiliano Brancaccio (77) Germania (74) Stati Uniti D'America (74) referendum costituzionale 2016 (74) piemme (72) sindacato (72) Mario Monti (71) bce (70) populismo (70) Stefano Fassina (69) immigrazione (69) Alberto Bagnai (67) capitalismo (66) sinistra anti-nazionale (66) programma 101 (64) Libia (63) Carlo Formenti (62) Podemos (62) capitalismo casinò (61) guerra (61) Rivoluzione Democratica (58) globalizzazione (58) CONFEDERAZIONE per la LIBERAZIONE NAZIONALE (57) bancocrazia (56) Medio oriente (55) rifondazione (55) Sicilia (54) elezioni 2018 (54) CLN (53) Sergio Cesaratto (52) Alexis Tsipras (51) Lega Nord (51) Siria (51) cinque stelle (51) referendum (51) socialismo (51) Movimento dei forconi (49) immigrati (49) fiat (48) legge elettorale (47) sovranità popolare (47) Pablo Iglesias (46) sinistra sovranista (46) Nichi Vendola (45) geopolitica (45) renzismo (45) Beppe Grillo (43) Emmezeta (43) Troika (43) campo antimperialista (43) inchiesta (43) sovranismo (43) astensionismo (42) Alitalia (41) Yanis Varoufakis (41) moneta (41) neofascismo (41) solidarietà (41) brexit (40) Matteo Salvini (38) proteste operaie (38) Diego Fusaro (37) italicum (37) liberismo (37) Fiorenzo Fraioli (36) Mario Draghi (36) Marine Le Pen (35) Russia (35) immigrazione sostenibile (35) sionismo (35) III. Forum internazionale no-euro (34) Luciano Barra Caracciolo (34) egitto (34) fiscal compact (34) Manolo Monereo (33) Mimmo Porcaro (33) Ugo Boghetta (33) azione (33) palestina (33) uscita di sinistra dall'euro (33) 9 dicembre (32) ISIS (32) default (32) fiom (32) Forum europeo 2016 (31) Giorgio Cremaschi (31) Sel (31) Ucraina (31) governo Renzi (31) populismo di sinistra (31) unità anticapitalisa (31) Israele (30) Merkel (30) Lega (29) napolitano (28) Assemblea di Chianciano terme (27) islamofobia (27) menzogne di stato (27) xenofobia (27) catalogna (26) eurostop (26) nazione (26) Beppe De Santis (25) Forum europeo (25) Karl Marx (25) elezioni siciliane 2017 (25) silvio berlusconi (25) Europa (24) Nello de Bellis (24) Sandokan (24) Donald Trump (23) Stato di diritto (23) ora-costituente (23) Coordinamento nazionale sinistra contro l'euro (22) Quantitative easing (22) ecologia (22) finanziarizzazione (22) nazionalismi (22) Aldo Giannuli (21) Chianciano Terme (21) Front National (21) Lavoro (21) Luigi Di Maio (21) Simone Boemio (21) Stato islamico dell’Iraq e del Levante (21) Unità Popolare (21) scuola (21) Marcia della Dignità (20) USA (20) repressione (20) uscita dall'euro (20) Laikí Enótita (19) Nato (19) Regno Unito (19) Roma (19) Sicilia Libera e Sovrana (19) Tunisia (19) cina (19) etica (19) fronte popolare (19) keynes (19) Fabio Frati (18) Izquierda Unida (18) Noi siciliani con Busalacchi (18) iraq (18) nazionalizzazione (18) religione (18) Assisi (17) Costanzo Preve (17) Forum europeo delle forze di sinistra e popolari anti-Unione europea (17) Mariano Ferro (17) Pier Carlo Padoan (17) Venezuela (17) iran (17) pace (17) patriottismo (17) razzismo (17) Enrico Letta (16) Forum di Atene (16) Jacques Sapir (16) Marco Mori (16) Norberto Fragiacomo (16) Tonguessy (16) ballottaggi (16) coordinamento no-euro europeo (16) euro-germania (16) melenchon (16) storia (16) vendola (16) Donbass (15) Emmanuel Macron (15) International no euro forum (15) Luciano B. Caracciolo (15) Movimento 5 Stelle (15) Prc (15) Renzi (15) Vladimiro Giacchè (15) emigrazione (15) indipendenza (15) nazionalismo (15) piattaforma eurostop (15) 15 ottobre (14) Brancaccio (14) Cremaschi (14) Enea Boria (14) Ernesto Screpanti (14) Eurogruppo (14) Monte dei Paschi (14) Stato Islamico (14) Vincenzo Baldassarri (14) antifascismo (14) obama (14) salerno (14) Bersani (13) Chavez (13) Jobs act (13) MMT (13) Marino Badiale (13) Virginia Raggi (13) acciaierie Terni (13) ambiente (13) casa pound (13) disoccupazione (13) finanziaria (13) scienza (13) sciopero (13) umbria (13) D'alema (12) Enrico Grazzini (12) Forum europeo 2015 (12) Legge di stabilità (12) Negri (12) Perugia (12) Putin (12) complottismo (12) decreto salva-banche (12) internazionalismo (12) internet (12) lotta di classe (12) piano B (12) senso comune (12) terzo memorandum (12) 14 dicembre (11) AST (11) Alfredo D'Attorre (11) De Magistris (11) Gennaro Zezza (11) Reddito di cittadinanza (11) Turchia (11) Wilhelm Langthaler (11) chiesa (11) comunismo (11) corruzione (11) cosmopolitismo (11) cultura (11) de-globalizzazione (11) iniziative (11) keynesismo (11) ordoliberismo (11) salari (11) sinistra Italiana (11) unione bancaria (11) Bagnai (10) Bruno Amoroso (10) Esm (10) Fmi (10) Forum Internazionale Anti-Ue delle forze popolari e di sinistra (10) Hollande (10) Marco Passarella (10) Marco Zanni (10) Mauro Pasquinelli (10) OLTRE L'EURO (10) Ora (10) Panagiotis Lafazanis (10) Terni (10) cattiva scuola (10) decrescita (10) golpe (10) povertà (10) presidenzialismo (10) tasse (10) ANTARSYA-M.A.R.S. (9) Algeria (9) Alitalia all'Italia (9) Art. 18 (9) Bernie Sanders (9) Campagna eurostop (9) Costas Lapavitsas (9) Daniela Di Marco (9) Def (9) Dicotomia (9) Jean-Luc Mélenchon (9) Lista del Popolo (9) Paolo Ferrero (9) Papa Francesco (9) Portogallo (9) Risorgimento Socialista (9) Salvini (9) Stefano D'Andrea (9) Terza Repubblica (9) ThyssenKrupp (9) Von Hayek (9) Wolfgang Schaeuble (9) analisi politica (9) bail-in (9) diritti civili (9) diritto (9) europeismo (9) islanda (9) istruzione (9) media (9) nucleare (9) sindacalismo di base (9) Abu Bakr al-Baghdadi (8) CGIL (8) Corte costituzionale (8) DOPO IL 4 DICEMBRE (8) Diritti Sociali (8) Draghi (8) Erdogan (8) Fausto Bertinotti (8) Forconi (8) Giulietto Chiesa (8) Goracci (8) II assemblea della CLN (1-3 settembre) (8) Ilva (8) Ingroia (8) Italia Ribelle e Sovrana (8) Mirafiori (8) Quirinale (8) Yanis Varoufakys (8) appello (8) borsa (8) deficit (8) elezioni anticapte (8) elezioni anticipate (8) elezioni anticipate 2017 (8) elezioni siciliane (8) grexit (8) inflazione (8) liberalismo (8) lira (8) manifestazione 25 marzo 2017 (8) marxisti dell'Illinois (8) nuovo movimento politico (8) privatizzazioni (8) seminario programmatico 12-13 dicembre 2015 (8) svalutazione (8) trasporto aereo (8) unità anticapitalista (8) Alessandro Di Battista (7) Alternative für Deutschland (7) Argentina (7) Articolo 18 (7) Claudio Borghi (7) George Soros (7) ISIL (7) Inigo Errejón (7) Landini (7) MMT. Barnard (7) Maurizio Landini (7) Me-Mmt (7) Michele Berti (7) Movimento pastori sardi (7) Nuit Debout (7) Paolo Barnard (7) Pil italiano (7) Samuele Mazzolini (7) Sapir (7) Ttip (7) anarchismo (7) classi sociali (7) confederazione (7) cosmo-internazionalismo (7) debitocrazia (7) derivati (7) destra non euro (7) eurocrack (7) incontri (7) nazismo (7) necrologi (7) proteste (7) rivoluzione civile (7) sociologia (7) taranto (7) trasporto pubblico (7) Alessandro Visalli (6) Ars (6) Banca centrale europea (6) Bottega partigiana (6) CETA (COMPREHENSIVE ECONOMIC AND TRADE AGREEMENT) (6) CUB (6) Casaleggio (6) Contropiano (6) Dino Greco (6) Eugenio Scalfari (6) Flat tax (6) Franz Altomare (6) Frédéric Lordon (6) Gaza (6) Giuseppe Angiuli (6) Gran Bretagna (6) Je so' Pazzo (6) Lenin (6) M.AR.S. (6) Maduro (6) Massimo Bontempelli (6) No Renzi Day (6) Noi con Salvini (6) ORA! (6) Oskar Lafontaine (6) Paolo Savona (6) Pisapia (6) Polonia (6) REDDITO MINIMO UNIVERSALE (6) Sandro Arcais (6) Sergio Mattarella (6) Stato (6) assemblea nazionale 2-3 luglio 2016 (6) autodeterminazione dei popoli (6) automazione (6) beni comuni (6) bipolarismo (6) fascismo (6) fisco (6) governo Gentiloni (6) il pedante (6) incontro internazionale (6) la variante populista (6) liberosambismo (6) magistratura (6) manifestazione (6) no tav (6) no-Ttip (6) nuovo soggetto politico (6) populismo democratico (6) questione nazionale (6) rivolta (6) suicidi (6) suicidi economici (6) tecnologie (6) terremoto (6) uber (6) utero in affitto (6) vaccini (6) Alberto Negri (5) Anguita (5) Assad (5) Carl Schmitt (5) Dario Guarascio (5) Dimitris Mitropoulos (5) Domenico Moro (5) Federalismo (5) Ferdinando Pastore (5) Finlandia (5) Foligno (5) Forza Italia (5) Franco Bartolomei (5) Franco Busalacchi (5) Fratelli d'Italia (5) Genova (5) Giancarlo D'Andrea (5) HAMAS (5) Hilary Clinton (5) Il popolo de i Forconi (5) Kirchner (5) Luca Massimo Climati (5) Nino galloni (5) No Monti Day (5) No debito (5) Npl (5) Parigi (5) Partito tedesco (5) Pcl (5) Rete dei Comunisti (5) Riccardo Achilli (5) Romano Prodi (5) Rosatellum 2 (5) Sharing Economy (5) Stathis Kouvelakis (5) Stato di Polizia (5) TTIP (TRANSATLANTIC TRADE AND INVESTMENT PARTNERSHIP) (5) Target 2 (5) Teoria Monetaria Moderna (5) Val di Susa (5) Wolfgang Munchau (5) afghanistan (5) alleanze (5) banche popolari (5) califfato (5) camusso (5) cuba (5) debitori (5) di Pietro (5) elezioni regionali 2015 (5) elezioni. Lega (5) facebook (5) ideologia (5) jihadismo (5) laicismo (5) migranti (5) pomigliano (5) rifugiati politici (5) salvinismo (5) tecnoscienza (5) tremonti (5) ALBA (4) Altiero Spinelli (4) Andrea Ricci (4) Angelo Panebianco (4) Anna Falcone (4) Antonio Ingroia (4) Aurelio Fabiani (4) Brigate sovraniste (4) CSNR (4) Candidatura d’Unitat Popular (CUP) (4) Cesaratto (4) Charlie Hebdo (4) Chiavacci Alessandro (4) Città della Pieve (4) Claudio Martini (4) Comitato per il No nel referendum sulla legge costituzionale Renzi- Boschi (4) Consiglio nazionale ORA! (4) Coordinamento per la Democrazia Costituzionale (4) Corea del Nord (4) Cub Trasporti (4) Danilo Calvani (4) Danilo Zolo (4) Diego Melegari (4) Eos (4) France Insoumise (4) Frente civico (4) GIAPPONE (4) Giorgia Meloni (4) Giuliano Pisapia (4) Giulio Regeni (4) Imu (4) Jacques Nikonoff (4) Jeremy Corbyn (4) Joseph Stiglitz (4) Julio Anguita (4) Kke (4) L'Altra Europa con Tsipras (4) Lafontaine (4) Laura Boldrini (4) Luciano Gallino (4) Luciano Vasapollo (4) Lucio Chiavegato (4) Luigi De Magistris (4) Luigi Ferrajoli (4) Lupo (4) Marcello Teti (4) Militant-blog (4) Morgan Stanley (4) Mosul (4) Noi sicialiani con Busalacchi (4) Oscar Lafontaine (4) Paolo Gerbaudo (4) Papa Bergoglio (4) Pardem (4) Piattaforma di sinistra (4) Piero Bernocchi (4) Prodi (4) ROSSA (4) Rajoy (4) Sefano Rodotà (4) Slavoj Žižek (4) Stato d'emergenza (4) Stato nazione (4) Titoli di stato (4) Trump (4) Tyssenkrupp (4) USB (4) Varoufakis (4) Vladimiro Giacché (4) Xarxa Socialisme 21 (4) Xi Jinping (4) al-Sisi (4) anarchici (4) arancioni (4) bankitalia (4) brasile (4) carceri (4) cinema (4) cipro (4) coalizione sociale (4) crisi bancaria (4) cristianesimo (4) cristianismo (4) demografia (4) diritti di cittadinanza (4) donna (4) elezioni 2017 (4) elezioni comunali 2017 (4) elezioni siciliane 2012 (4) filo rosso (4) fratelli musulmani (4) giovani (4) governo (4) il manifesto (4) informatica (4) irisbus (4) irlanda (4) ius soli (4) legge di stabilità 2017 (4) massimo fini (4) mediterraneo (4) parti de gauche (4) patrimoniale (4) pensioni (4) porcellum (4) presidente della repubblica (4) protezionismo (4) questione femminile (4) risparmio (4) seminario (4) spending review (4) spesa pubblica (4) transizione al socialismo (4) truffa bancaria (4) wikidemocrazia (4) 19 ottobre (3) Africa (3) Alavanos (3) Albert Einstein (3) Aldo Zanchetta (3) Alessandro Chiavacci (3) Alessia Vignali (3) Alfiero Grandi (3) America latina (3) Associazione Riconquistare la Sovranità (3) Atene 26-28 giugno (3) Aventino (3) BRIM (3) Barbara Spinelli (3) Bergoglio (3) Bernd Lucke (3) Bin Laden (3) Cerveteri Libera (3) Ciudadanos (3) Comitato No Debito (3) Coordinamento Democrazia Costituzionale (3) Coordinamento dei Comitati per il NO-Umbria (3) Coordinamento no E45 autostrada (3) Davide Serra (3) Dieudonné M'bala M'bala (3) Eleonora Forenza (3) Emanuele Severino (3) Ernest Vardanean (3) Fabrizio Tringali (3) Felice Floris (3) Filippo Abbate (3) Francesco Salistrari (3) Fronte Sovranista Italiano (3) Gianni Ferrara (3) Giorgio Lunghini (3) Giuliana Nerla (3) Giuseppe Pelazza (3) Goofynomics (3) Gramsci (3) HELICOPTER MONEY (3) ISTAT (3) Incontro di Roma (3) JP Morgan (3) Jens Weidmann (3) Karl Polany (3) Leonardo Mazzzei (3) Lista Tsipras (3) Luca Ricolfi (3) Luciano Canfora (3) Macron (3) Magdi Allam (3) Manolo Monero Pérez (3) Marco Mainardi (3) Martin Heidegger (3) Marx (3) Marxista dell'Illinois n.2 (3) Massimo De Santi (3) Maurizio Fratta (3) Maurizio del Grippo (3) Milton Friedmann (3) Moldavia (3) Napoli (3) Nigel Farage (3) No e-45 autostrada (3) Noi Mediterranei (3) ONU (3) Olanda (3) Panagiotis Sotiris (3) Paola De Pin (3) Patrizia Badii (3) Pedro Montes (3) Poroshenko (3) Rodoflo Monacelli (3) Ruggero Arenella (3) Salento (3) Sarkozy (3) Sergio Starace (3) Six Pack (3) Thomas Fazi (3) Toni negri (3) Ungheria (3) Ungheria. jobbink (3) Ventotene (3) Viareggio (3) Viktor Orban (3) Visco (3) Yemen (3) agricoltura (3) al-Nusra (3) alba dorata (3) austria (3) bollettino medico (3) confindustria (3) crediti deteriorati (3) deflazione (3) deflazione salariale (3) diritto d'asilo politico (3) diritto di cittadinanza (3) divorzio banca d'Italia Tesoro (3) dollaro (3) donne (3) economia sociale di mercato (3) forza nuova (3) il fatto quotidiano (3) indignati (3) insegnanti (3) internazionale azione (3) italia (3) legge del valore (3) legge di stabilità 2015 (3) legge truffa (3) maternità surrogata (3) mattarellum (3) mezzogiorno (3) minijobs. Germania (3) moneta fiscale (3) negazionismo (3) noE-45 autostrada (3) occidente (3) oligarchia (3) partito (3) partito democratico (3) potere al popolo (3) primarie (3) ratzinger (3) riforma del senato (3) risorgimento (3) sanità (3) sardegna (3) saviano (3) senato (3) sme (3) socialdemocrazia (3) sovranità e costituzione (3) sovrapproduzione (3) statizzazione banche (3) takfir (3) tassisti (3) tecnica (3) trattati europei (3) tv (3) università (3) violenza (3) wikileaks (3) xylella (3) 11 settembre (2) 12 aprile (2) 25 aprile 2017 (2) 27 ottobre 2012 (2) A/simmetrie (2) ALDE (2) Ada Colau (2) Agenda Monti (2) Ahmadinejad (2) Alberto Benzoni (2) Alberto Montero (2) Amando Siri (2) Angelo Salento (2) Antonello Ciccozzi (2) Antonello Cresti (2) Antonio Amoroso (2) Antonio Rinaldi (2) Arabia saudita (2) Arditi del Popolo (2) Atlante (2) Baath (2) Bahrain (2) Banca (2) Bandiera rossa in movimento (2) Berretti Rossi (2) Bilderberg (2) Black Lives Matter (2) Borotba (2) Brushwood (2) CISL (2) Carc (2) Carlo Romagnoli (2) Cernobbio (2) Certificati di Credito Fiscale (2) Cgia Mestre (2) Chantal Mouffe (2) Cia (2) Cile (2) Cirimnnà (2) Civati (2) Comitato antifascista russo-ucraiono (2) Coordinamento europeo della Sinistra contro l’euro (2) Dani Rodrik (2) De Bortoli (2) Der Spiegel (2) Die Linke (2) Diem25 (2) Diosdado Toledano (2) Don Giancarlo Formenton (2) EDWARD SNOWDEN (2) EReNSEP (2) Edoardo Biancalana (2) Ego della Rete (2) Emilia Clementi (2) Emiliano Gioia (2) Ernesto Galli Della Loggia (2) Ernesto Laclau (2) Ettore Livini (2) F.List (2) Fausto Sorini (2) Federico Fubini (2) Fidel Castro (2) Fidesz (2) Filippo Gallinella (2) Fiumicino (2) Forum Internazionale antiEU delle forze popolari (2) Forum Popoli Mediterranei (2) Francesco Giavazzi (2) Francesco Maria Toscano (2) Francesco Piobbichi (2) Franco Russo (2) Fratoianni (2) Frosinone (2) Fulvio Grimaldi (2) Futuro al lavoro (2) Generale Pappalardo (2) Gentiloni (2) Giada Boncompagni (2) Giancarlo Cancelleri (2) Giorgio Gattei (2) Giuliano Amato (2) Giulio Sapelli (2) Giuseppe Mazzini (2) Giuseppe Palma (2) Goldman Sachs (2) Grottaminarda (2) Guido Grossi (2) Guido Viale (2) Hartz IV (2) Hegel (2) Hezbollah (2) Hitler (2) Incontro di Madrid 19/21 febbraio 2016 (2) Iniciativa za Demokratični Socializem (2) Iniziativa per il socialismo democratico (2) Italexit (2) Italia Ribelle (2) Iugend Rettet (2) Iugoslavia (2) Javier Couso Permuy (2) Juan Carlos Monedero (2) Jugoslavia (2) Juncker (2) Kalergy (2) Ken Loach (2) Kostas Lapavitsas (2) Legge di Bilancio (2) Lelio Basso (2) Lelio Demichelis (2) Loretta Napoleoni (2) Ltro (2) MES (2) MPL (2) Maastricht (2) Mali (2) Manolis Glezos (2) Marchionne (2) Maria Elena Boschi (2) Maria Rita Lorenzetti (2) Mario Tronti (2) Mario Volpi (2) Marocco (2) Massimo PIvetti (2) Michele fabiani (2) Modern Money Theory (2) Morya Longo (2) Movimento Politico d'Emancipazione Popolare (2) Mussari (2) NO TAP (2) Nadia Garbellini (2) Netanyahu (2) Oriana Fallaci (2) Ostia (2) Palermo (2) Paolo Becchi (2) Paolo Maddalena (2) Papa (2) Patto di Stabilità e Crescita (2) Paul Krugman (2) Paul Mason (2) Pci (2) PdCI (2) Pdl (2) Pier Paolo Dal Monte (2) Pippo Civati (2) Pkk (2) Portella della Ginesta (2) Preve (2) Quarto Polo (2) Raffaele Alberto Ventura (2) Reddito di inclusione sociale (2) Regioni autonome (2) Riccardo Bellofiore (2) Riccardo Ruggeri (2) Riscossa Italia (2) Rosanna Spadini (2) Rozzano (2) Ryan air (2) SPD (2) STX (2) Salistrari (2) Scenari Economici (2) Schumpeter (2) Scilipoti (2) Scozia (2) Seconda Assemblea CLN (2) Sergio Bellavita (2) Sergio Cararo (2) Sergio Cofferati (2) Shale gas (2) Simone Di Stefano (2) Slovenia (2) Stato penale (2) Stavros Mavroudeas (2) Stiglitz (2) TAP (2) Tasi (2) Tasos Koronakis (2) Terzo Forum (2) Thissen (2) Thomas Piketty (2) Tiziana Ciprini (2) Tltro (2) Tomaso Montanari (2) Tor Sapienza (2) Torino (2) Transatlantic Trade and Investment Partnership (2) Transnistria (2) Trilateral (2) UIL (2) UKIP (2) Ugo Arrigo (2) Umberto Eco (2) Valerio Bruschini (2) Zagrebelsy (2) Zoe Constantopoulou (2) accordo del 20 febbraio (2) accordo sul nucleare (2) al Serraj (2) al-Durri (2) al-qaeda (2) alawismo (2) animalismo (2) antisemitismo (2) banche venete (2) blocco sociale (2) bontempelli (2) burkini (2) califfaato (2) calunnia (2) casa (2) cobas (2) comitato di Perugia (2) composizione di classe (2) comunicazione (2) curdi (2) decreto vaccini (2) deregulation (2) domenico gallo (2) due euro (2) elezioni comunali 2015 (2) enel (2) energia (2) ennahda (2) expo (2) export (2) fecondazione eterologa (2) fincantieri (2) fine del lavoro (2) frontiere (2) gennaro Migliore (2) governicchio (2) guerra di civiltà (2) indignatos (2) industria italiana (2) intimperialismo (2) isu sanguinis (2) libano (2) libertà di pensiero (2) maidan (2) marina silva (2) mercantislismo (2) no expo (2) olocausto (2) paolo vinti (2) patto del Nazareno (2) patto grecia-israele (2) patto politico (2) petrolio (2) poste (2) poste italiane (2) precarietà (2) proporzionale (2) proteste agricoltori (2) psicanalisi (2) razionalismo (2) reddito di base (2) riformismo (2) rivoluzione russa (2) rivoluzione socialista (2) sanità. spending review (2) scissione pd (2) serbia (2) shador (2) shoa (2) sinistra anticapitalista (2) sinistra critica (2) social media (2) società (2) sondaggi (2) stagnazione secolare (2) stop or-me (2) tasso di cambio (2) terzo polo (2) unioni civili (2) uniti e diversi (2) vincolo di mandato (2) vota NO (2) "cosa rossa" (1) 101 Dalmata. il più grande successo dell'euro (1) 11-12 gennaio 2014 (1) 14 novembre (1) 17 aprile (1) 1961 (1) 20-24 agosto 2014 (1) 25 aprile 2014 (1) 25 aprile 2015 (1) 28 marzo 2014 (1) 31 marzo a Milano (1) 6 gennaioMovimento Popolare di Liberazione (1) 8 settembre (1) 9 novembre 2013 (1) A. Barba (1) AL NIMR (1) Abd El Salam Ahmed El Danf (1) Achille Occhetto (1) Acqua pubblica (1) Adenauer (1) AirCrewCommittee (1) Alain Parguez (1) Alan Greenspan (1) Alan Johnson (1) Alba Libica (1) Albert Jeremiah Beveridge (1) Albert Reiterer (1) Albert Rivera (1) Alberto Alesina (1) Alberto Perino (1) Alcoa (1) Aldo Barba (1) Aldo Bronzo (1) Aleksey Mozgovoy (1) Alemanno (1) Aleppo (1) Alesina (1) Alessandro Mustillo (1) Alessandro Trinca (1) Alex Zanotelli (1) Alterfestival (1) Alternativa per la Germania (1) Alì Manzano (1) Amazon (1) Ambrogio Donini (1) Ambrose Evans Pritchard (1) Amedeo Argentiero (1) Amoroso (1) Andalusia (1) Anders Breivik (1) Andrew Brazhevsky (1) Andrew Spannaus (1) Angela Matteucci (1) Angelo di Carlo (1) Angus Deaton (1) Anis Amri (1) Anna Angelucci (1) Anna Lami (1) Anschluss (1) Anthony Coughlan (1) Antonella Stirati (1) Antonella Stocchi (1) Antonio De Gennaro (1) Antonio Gramsci (1) Antonio Guarino (1) Antonis Ragkousis (1) Antonis-Ragkousis (1) Apple (1) Arditi (1) Argo Secondari (1) Argyrios Argiris Panagopoulos (1) Armando Siri (1) Arnaldo Otegi (1) Ars Longa (1) Art. 11 (1) Art.50 Trattato Lisbona (1) Articolo1 (1) Artini (1) Artuto Scotto (1) Ascheri (1) Atene (1) Athanasia Pliakogianni (1) Attali (1) Augusto Graziani (1) Australia (1) BDI (1) BORIS NEMTSOV (1) BRI (1) Banca d'Italia (1) Banca mondiale (1) Barcelona en comú (1) Bashar al-Assad (1) Basilicata (1) Bastasin (1) Battaglione Azov (1) Bcc (1) Belgio (1) Benigni (1) Benoît Hamon (1) Bernard-Henri Levy (1) Bielorussia (1) Bifo (1) Bilancio Ue (1) Bini Snaghi (1) Bisignani (1) Bismarck (1) Black Panthers (1) Blade Runner 2049 (1) Bloco de Esquerda. (1) Boikp Borisov (1) Bolivia (1) Bolkestein (1) Bossi (1) Branko Milanovic (1) Brennero (1) Bretagna (1) Brigata kalimera (1) Brindisi (1) Britannia (1) Bruderle (1) Bruno Steri (1) Bruno Vespa (1) Bulgaria (1) CCF (1) CNL (1) COMITATO OPERAI E CITTADINI PER L'AST (1) COSMOPOLITICA (1) Calabria (1) Cambiare si può (1) Cameron (1) Cammino per la libertà (1) Cancellieri (1) Carchedi (1) Caritas (1) Carlo Candi (1) Carlo Clericetti (1) Carlo De Benedetti (1) Carlo Galli (1) Carmine Pinto (1) Casini (1) Cassazione (1) Cekia (1) Checchino Antonini (1) Checco (1) Chiaberge Riccardo (1) Chiara Appendino (1) Chisinau (1) Chișinău (1) Christoph Horstel (1) Circo Massimo (1) Cirinnà (1) Civitavecchia (1) Claudia Castangia (1) Claudio Maartini (1) Claus Offe (1) Colonialismo (1) Concita De Gregorio (1) Conferenza d'apertura (1) Consiglio europeo del 26-27 giugno 2014 (1) Coord (1) Corea del Sud (1) Corriere della sera (1) Corte Europea sui diritti dell'uomo (1) Cosenza (1) Crimea (1) Cristina Re (1) Cuperlo (1) Dagospia (1) Dan Glazebrook (1) Daniele Manca (1) Danimarca (1) Dario Fo (1) Davide Bono (1) Davos (1) Debt Redemption Fund (1) Del Rio (1) Denis Mapelli (1) Dichiarazione universale dei diritti umani (1) Dimitris Christoulias (1) Dio (1) Dmitriy Kolesnik (1) Domenico Losurdo (1) Domenico Quirico (1) Domenico Rondoni (1) Dominique Strauss-Khan (1) Don Sturzo (1) Donald Tusk (1) Duda (1) ECO (1) EPAM (1) Eco della rete (1) Eduard Limonov (1) Elctrolux (1) Eleonora Florenza (1) Elinor Ostrom (1) Emilia-Romagna (1) Emma Bonino (1) Emmanuel Mounier (1) Emmeffe (1) Enrica Perucchietti (1) Enrico Rossi (1) Enrico padoan (1) Enzo Pennetta (1) Erasmo vecchio (1) Ernesto Pertini (1) Ernst Bloch (1) Eros Francescangeli (1) Etiopia (1) Ettore Gotti Tedeschi (1) Eugenio Scalgari (1) Eurasia (1) Eurispes (1) Europa a due velocità (1) European Quantitative-easing Intermediated Program (1) FF2 (1) Fabiani (1) Fabio Amato (1) Fabio Mini (1) Fabio Nobile (1) Fabio Petri (1) Fabriano (1) Fabrizio De Paoli (1) Fabrizio Rondolino (1) Falluja (1) Favia (1) Federal reserve (1) Federazione delle Industrie Tedesche (1) Federica Aluzzo (1) Federico Caffè (1) Federico II il Grande (1) Ferrero (1) Fertility Day (1) Filippo Nogarin (1) Filippo Santarelli (1) Fiorito (1) Florian Philippot (1) Folkebevægelsen mod EU (1) Foodora (1) Foro di Sao Paulo (1) Forum Ambrosetti (1) Forum dei Popoli Mediterranei (1) Forum di Assisi (1) Francesca Donato (1) Francesco Campanella (1) Francesco Cardinali (1) Francesco Garibaldo (1) Francesco Giuntoli (1) Francesco Lamantia (1) Francesco Lenzi (1) Franco Venturini (1) Frauke Petry (1) Freente Civico (1) Front de gauche (1) Fronte della gioventù comunista (1) Fuad Afane (1) Fukuyama (1) Fuori dall'euro (1) GMJ (1) Gabanelli (1) Gabriele Gesso (1) Gandhi (1) George Friedman (1) George Monbiot (1) Gesù (1) Gezi park (1) Giacomo Bracci (1) Giacomo Russo Spena (1) Giacomo Vaciago (1) Giacomo Zuccarini (1) Giancarlo Bergamini (1) Gig Economy (1) Gim cassano (1) Giordano Sivini (1) Giorgetti (1) Giovanna Vertova (1) Giovanni De Cristina (1) Giovanni Gentile (1) Giovanni Lo Porto (1) Giovanni Schiavon (1) Giovanni Tomei (1) Giovanni di Cristina (1) Giuliana Commisso (1) Giuliano Procacci (1) Giulio Ambrosetti (1) Giulio Girardi (1) Giulio Tremonnti (1) Giuseppe Altieri (1) Giuseppe Guarino (1) Giuseppe Travaglini (1) Giuseppe Turani (1) Giuseppe Zupo (1) Godley (1) Google (1) Grasso (1) Graziano Priotto (1) Guerra di liberazione algerina (1) Guglielmo Forges Davanzati (1) Guido Lutrario (1) HSBC (1) Hainer Flassbeck (1) Haitam Manna (1) Haiti (1) Haver Analytics (1) Hawking (1) Heiner Flassbeck (1) Hillary Clinton (1) Hjalmar Schacht (1) Huffington Post (1) INPS (1) IPHONE (1) IRiS (1) IS (1) Ida Magli (1) Ignazio Marino (1) Il tramonto dell'euro (1) Ilaria Lucaroni (1) Imposimato (1) Indesit (1) Indipendenza e Costituzione (1) Inge Höger (1) International Forum of Sovereign Wealth Funds (1) Intesa Sanpaolo (1) Istituto Italiano per gli Studi Filosofici (1) Italia dei valori (1) J.Habermas (1) JAMES GALBRAITH (1) JOBS ACT(ING) IN ROME (1) Jacques Delors (1) Jacques Rancière (1) James Holmes (1) James K. Galbraith (1) James Petras (1) Jaroslaw Kaczynsk (1) Je so' Pazz' (1) Jean Claude Juncker (1) Jean-Claude Juncker (1) Jean-Claude Lévêque (1) Jean-Claude Michéa (1) Jean-Jacques Rousseau (1) Jean-Paul Fitoussi (1) Jeremy Rifkin (1) Jo Cox (1) John Laughland (1) John Locke (1) John Pilger (1) Jorge Alcazar Gonzalez (1) Joseph De Maistre (1) Joseph Shumpeter (1) Josephine Markmann (1) João Ferreira (1) Joël Perichaud (1) Jugend Rettet (1) Juha Sipila (1) Junge Welt (1) Junker (1) Kalecky (1) Kalergi (1) Kemi Seba (1) Kenneth Kang (1) Kiev (1) Kolesnik Dmitriy (1) Kostas Kostoupolos (1) Kostas-Kostopoulos (1) Kouachi (1) Kruhman (1) Ktragujevac (1) Kurdistan (1) Kyenge (1) L'Aquila (1) La Pira (1) La forte polarizzazione (1) La sinistra e la trappola dell'euro (1) La via maestra (1) La7 (1) Lagarde (1) Lapo Elkann (1) Lars Feld (1) Lasciateci fare (1) Leave (1) Lecce (1) Legge Acerbo (1) Legge Severino (1) Leonardo Coen (1) Leopolda (1) Lettera aperta ai movimenti sovranisti (1) LexitNetwork (1) Lia De Feo (1) Lidia Riboli (1) Lidia Undiemi (1) Lillo Massimiliano Musso. Leoluca Orlando (1) Lituana (1) Livorno (1) Logistica. Ikea (1) London Corrispondent Society (1) Lorenzin (1) Lorenzin Beatrice (1) Lorenzo Alfano (1) Lorenzo Del Savio (1) Lorenzo Dorato (1) Loris Caruso (1) Luca Donadel (1) Luca Pagni (1) Lucca (1) Lucia Annunziata (1) Lucia Morselli (1) Luciana Castellina (1) Luciano Violante (1) Lucio Magri (1) Lucio garofalo (1) Luigi De Giacomo (1) Luigi Nanni (1) Luigi Preiti (1) Luka Mesec (1) M. Pivetti (1) M5 (1) MH 17 flight paths (1) MNLA (1) Macchiavelli (1) Maida (1) Manuel Monereo (1) Manuel Montejo (1) Manuela Cadelli (1) Manuela Carmena (1) Marcello Barison (1) Marcello De Cecco (1) Marcello Minenna (1) Marcia Perugia-Assisi (1) Marco Bersani (1) Marco Carrai (1) Marco Di Steafno (1) Marco Ferrando (1) Marco Fortis (1) Marco Giannini (1) Marco Palombi (1) Marco Pannella (1) Marco Parma (1) Marco Revelli (1) Marco Rizzo (1) Marco Rovelli (1) Marco Santopadre (1) Marcuse (1) Margarita Olivera (1) Maria Grazia Da Costa (1) Marina Calculli (1) Mark Rutte (1) Mark Zuckerberg (1) Maroni (1) Marta Fana (1) Martin Lutero (1) Martin Wolf (1) Marxista dell'Illinois n.1 (1) Massimiliano Panarari (1) Massimo Costa (1) Massimo D'Antoni (1) Massimo Recalcati (1) Massimo Villone (1) Matt O'Brien (1) Mattei (1) Matteo Mameli (1) Mauricio Macri (1) Maurizio Alfieri (1) Maurizio Franzini (1) Maurizio Leonardi (1) Maurizio Lupi (1) Maurizio Molinari (1) Maurizio Ricci (1) Maurizio Sgroi (1) Maurizio Zenezini (1) Maurizio zaffarano (1) Mauro Alboresi (1) Mauro Maltagliati (1) Mauro Volpi (1) Maximilian Forte (1) Mdp (1) Me.Fo. (1) Melanchon (1) Meloni (1) Mentana (1) Meridionalisti Italiani (1) Merk (1) Merloni (1) Metallurgiche Forschungsgesellschaft (1) Micah Xavier Johnson (1) Michael Jacobs (1) Michael Ledeen (1) Michael Moore (1) Michelangelo Vasta (1) Michele Ainis (1) Michele Ruggero (1) Michele Serra (1) Microsoft (1) Mihaly Kholtay (1) Milosevic (1) Milton Friedman (1) Mincuo (1) Ministero economia e finanza (1) Mladic (1) Mohamed bin Salman (1) Monica Maggioni (1) Monicelli (1) Mont Pélerin Society (1) Montegiorgio in Movimento (1) Moscovici (1) Moshe Ya’alon (1) Moves (1) Movimento 77 (1) Movimento R(e)evoluzione (1) Movimento democratici e progressisti (1) Movimento di Liberazione Popolare (1) Movimiento 15-M (1) Mulatu Teshome Wirtu (1) Musk (1) Mélenchon (1) NIgeria (1) Nadia Valavani (1) Naji Al-Alì (1) Nancy Fraser (1) Natale (1) Neda (1) Nepal (1) Nethanyahu (1) Nicaragua (1) Nicky Hager (1) Nicola Ferrigni (1) Nicolas Dupont-Aignan (1) Nicolò Bellanca (1) Nimr Baqr al-Nimr (1) No Fertility Day (1) Noam Chomsky (1) Noelle Neumann (1) Noi sicialiano con Busalacchi (1) Norbert Hofer (1) Norberto Bobbio (1) Nord Africa (1) Norma Rangeri (1) OCSE (1) OLTRE L'EURO L'ALTERNATIVA C'È (1) OPEC (1) OXI (1) Olimpiadi (1) Olmo Dalcò (1) Omnium (1) Omt (1) Onda d'Urto (1) Open Society Foundations (1) Orietta Lunghi (1) P 101 (1) P-Carc (1) PCE (1) PCdI (1) POSSIBILE (1) PRISM (1) PSUV (1) Pablo Stefanoni (1) Padre Pio (1) Paesi baschi (1) Pakistan (1) Palladium (1) Panagoitis Sotiris (1) Panos "Panagiotis" Kammenos (1) Paola Muraro (1) Paolo Ciofi (1) Paolo Di Martino (1) Paolo Giussani (1) Paolo Maria Filipazzi (1) Paolo dall'Oglio (1) Paremvasi (1) Partito Comunista Italiano (1) Partito Comunista d'Italia (1) Partito comunista (1) Partito del Lavoro (1) Partito radicale (1) Pasolini (1) Pasquale Voza (1) Passos Coelho (1) Patto di stabilità (1) Paul De Grauwe (1) Per una sinistra rivoluzionaria (1) Perù (1) Pettirossi (1) Piano di eradicazione degli ulivi (1) Piano nazionale per la fertilità (1) Piemonte (1) Piepoli (1) Pier Francesco Zarcone (1) Pier Paolo Pasolini (1) Pierfranco Pellizzetti (1) Piero Calamandrei (1) Piero Gobetti (1) Piero Ricca (1) Piero fassina (1) Piero valerio (1) Pierre Laurent (1) Pietro Attinasi (1) Pietro Ingrao (1) Pietro Nenni (1) Pil argentino (1) Pinna (1) Pino Corrias (1) Pino Prestigiacomo (1) Piotr Zygulski (1) Pisa (1) Pizzarotti (1) Pomezia (1) Porto Recanati (1) Postcapitalism (1) Presidenza della Repubblica (1) Profumo (1) Puglia (1) Quadrio Curzio Alberto (1) Quisling (1) RISCOSSA ITALIANA (1) ROSS@ Parma (1) Rachid Ghannoūshī (1) Raffaele Ascheri (1) Raffaele Marra (1) Raffaella Paita (1) Ramadi (1) Rapporto Werner (1) Ras Longa (1) Razem (1) Realfonzo (1) Remain (1) Renato Brunetta (1) René Girard (1) Report (1) Repubblica di Lugànsk (1) Rete Sostenibilità e Salute (1) Riccardo Terzi (1) Riccardo Tomassetti (1) Rino Formica (1) Rita Di Leo (1) Rizzo (1) Robert Mundell (1) Roberta Lombardi (1) Roberto D'Agostino (1) Roberto D'Alimonte (1) Roberto D'Orsi (1) Roberto Ferretti (1) Roberto Fico (1) Roberto Grienti (1) Roberto Marchesi (1) Roberto Martino (1) Roberto Musacchio (1) Roberto Palmerini (1) Roberto Santilli (1) Rohani (1) Roma 21 novembre 2015 (1) Romney (1) Rosario Crocetta (1) Rosarno (1) Rosatellum (1) Rovereto (1) SENZA EURO(PA) (1) SI COBAS (1) SInistra popolare (1) Said Gafurov (1) Sakorafa (1) Salmond (1) Salonicco (1) Salvatore Biasco (1) Salvatore D'Albergo (1) Samaras (1) Samir Amin (1) Sandro Targetti (1) Schengen (1) Scottish National Party (1) Scuola austriaca (1) Scuola di Friburgo (1) Sebastiano Isaia (1) Seconda Assemblea P101 (1) Serge Latouche (1) Sergeï Kirichuk (1) Sergio Bologna (1) Sergio Romano (1) Severgnini (1) Shaimaa (1) Shaimaa el-Sabbagh (1) Shakira (1) Sig­mar Gabriel (1) Silvana Sciarra (1) Slai Cobas (1) Slavoj Zizek (1) Solone (1) Sorrentino (1) Spoleto (1) Sraffa (1) Standard & Poor's (1) Stefania Giannini (1) Stefano Alì (1) Stefano Azzarà (1) Stefano Bartolini (1) Stefano Feltri (1) Stefano Lucarelli (1) Stefano Musacchio (1) Stefano Petrucciani (1) Stefano Zai (1) Steven Forti (1) Storace (1) Stratfor (1) Strikemeeting (1) Sudafrica (1) Susana Díaz (1) Svitlana Grugorciùk (1) Svizzera (1) TISA (TRADE IN SERVICES AGREEMENT) (1) TPcCSA (1) Tarek Aziz (1) Tariq Alì (1) Telecom (1) Tempa Rossa (1) Tfr (1) Thatcher (1) Theodoros Koudounas (1) Theresa Mai (1) Thomas Szmrzly (1) Thomas Zmrzly (1) Tito Boeri (1) Tiziana Drago (1) Tommaso Nencioni (1) Tonia Guerra (1) Topos Rosso (1) Toscana (1) Tribunale dell'Aia (1) Trichet (1) Tripoli (1) Tuareg (1) Two Pack (1) UGL (1) UPR (1) Udc (1) Ulrich Grillo (1) Unio (1) United Kingdom Indipendent Party (1) Utoya (1) VLADIMIR LAKEEV (1) Vagelis Karmiros (1) Vallonia (1) Vasilij Volga (1) Veltroni (1) Versilia (1) Vertice di Milano (1) Viale (1) Viktor Shapinov (1) Vilad Filat (1) Vincent Brousseau (1) Vincenzo Sparagna (1) Viscione (1) Vito Storniello (1) Vittorio Bertola (1) Vittorio Carlini (1) Vittorio da Rold (1) Von Mises (1) Vox Populi (1) W. Streeck (1) Walter Eucken (1) Walter Tocci (1) Warren Mosler (1) Washington Consensus (1) Wen Jiabao (1) Westfalia (1) Wilders (1) Wolfgang Streeck (1) Wolkswagen (1) Wozniak (1) YPG (1) Ytzhac Yoram (1) Zaia (1) Zalone (1) Zbigniew Brzezinski (1) Zecchinelli (1) Zedda Massimo (1) Zizek (1) Znet (1) Zolo (1) Zygmunt Bauman (1) accise (1) adozioni (1) agricoltura biologica (1) al-Fatah (1) al-Ghwell (1) alba mediterranea (1) alberto garzon (1) alluvione (1) alt (1) amnistia (1) amore (1) andrea zunino (1) antispecismo (1) antropocene (1) antropologia (1) apocalisse (1) aree valutarie ottimali (1) arresti (1) askatasuna (1) assemblea di Roma del 4 luglio 2015 (1) assemblea nazionale del 22 e 23 ottobre (1) atac (1) ateismo (1) autogestione (1) ballarò (1) battisti (1) benessere (1) big five (1) bilancia dei pagamenti (1) black block (1) blocco costituzionale (1) blocco nero (1) bloomberg (1) bomba atomica (1) bonapartismo (1) brigantaggio (1) calcio (1) capitolazione (1) carlo Bonini (1) carlo Sibilia (1) carta dei principi (1) cassa depositi e prestiti (1) catastrofe italiana (1) catene di valore (1) cdp (1) censis (1) chiesa ortodossa (1) chokri belaid (1) clausole di salvaguardia (1) comitato per la salvaguardia dei numeri reali (1) commemorazione (1) comuni (1) confini (1) conflitto di interezzi (1) contestazione (1) controcorrente (1) convegno di Copenaghen (1) cretinate. (1) cybercombattenti (1) dabiq (1) david harvey (1) decalogo (1) decescita (1) decrescita felice (1) democratellum (1) democratiche e di sinistra (1) democrazia economica (1) denaro (1) deportazione economica (1) depressione (1) di Monica Di Sisto (1) dichiarazione di Roma (1) dimissioni (1) dimitris kazakis (1) diritti dei lavoratori (1) dissesto idrogeologico (1) dracma (1) ebraismo (1) economie di scala (1) economist (1) egolatria (1) embraco (1) enav (1) enrico Corradini (1) esercito (1) estremismo (1) eurexit (1) euroi (1) evasione fiscale (1) fabbriche (1) fabrizio Marchi (1) fake news (1) fallimenti (1) fascistizzazione della Lega (1) felicità (1) femen (1) femminicidio (1) femminismo (1) fiducia (1) finan (1) finaza (1) flessibilità (1) flussi elettorali 2016 (1) foibe (1) fondi avvoltoio (1) fondi immobiliari (1) fondi sovrani (1) freelancing (1) fuga dei capitali (1) gender (1) genere (1) genetica (1) giacobinismo (1) giornalismo (1) giusnaturalismo (1) gold standard (1) governabilità (1) grande coalizione (1) gravidanza (1) grazia (1) guerra valutaria (1) hedge funds (1) i più ricchi del mondo (1) il cappello pensatore (1) illiberale (1) ilsimplicissimus (1) import (1) import-export (1) incendi (1) independent contractor (1) indignados (1) indipendeza e costituzione (1) individualismo (1) indulto (1) intelligenza artificiale (1) intervista (1) ius sanguinis (1) kafir (1) l (1) la grande bellezza (1) legalità (1) legge (1) legge Madia (1) legge antisciopero (1) legge di stabilità 2016 (1) legge di stabilità 2018 (1) leva (1) lex monetae (1) libaralismo (1) libe (1) liberalizzazioni (1) liberazionne (1) liberi e uguali (1) linguaggio (1) liste civiche. (1) loi El Khomri (1) lotga di classe (1) luddismmo (1) lula (1) madre surrogata (1) mafiodotto (1) maghreb (1) malaysian AIRLINES (1) mandato imperativo (1) manifesto del Movimento Popolare di Liberazione (1) manlio dinucci (1) manovra (1) marchesi Antinori (1) marcia globale per Gerusalemme (1) massacri imperialisti (1) massimo bray (1) massoneria (1) materialismo storico (1) matrimoni omosessuali (1) medicina (1) megalamania (1) memoria (1) mercantilismo (1) mercato (1) militarismo (1) minibot (1) modello spagnolo (1) modello tedesco (1) molestie (1) monetarismo (1) nascite (1) nazion (1) nazional-liberismo (1) neokeynesismo (1) no vax (1) nobel (1) norvegia (1) numero chiuso (1) occupy wall street (1) omosessualità (1) ong (1) openpolis (1) operaismo (1) ore lavorate (1) osvaldo napoli (1) pacifismo (1) palmira (1) pareggio di bilancio (1) parlamento europeo (1) partite iva (1) partiti (1) partito americano (1) pecchioli luigi (1) peronismo (1) personalismo (1) piano Silletti (1) piano nazionale di prevenzione (1) piigs (1) politicamente corretto (1) polizia (1) popolo (1) post-operaismo (1) profughi (1) programma UIKP (1) progresso (1) qualunquismo (1) questione meridionale (1) quinta internazionale (1) rai (1) rappresentanza (1) recensioni (1) rete 28 Aprile (1) ricchezza (1) ride sharing (1) risparmio tradito (1) risve (1) riunioni regionali (1) robot killer (1) robotica (1) rossobrunismo (1) rublo (1) salafismo (1) salir del euro (1) sanzioni (1) scie chimiche (1) sciopero della fame (1) sciopero generale (1) seisàchtheia (1) seminario teorico (1) sfruttamento (1) siderurgia (1) sindalismo di base (1) sinistra transgenica (1) smartphone (1) social forum (1) sondaggio demos (1) specismo (1) spionaggio (1) squatter (1) stadio (1) startup (1) statuto (1) sterlina (1) stress test (1) studenti (1) sud (1) supe-bolla (1) supply-side economics (1) svimez (1) takfirismo (1) tango bond (1) tassiti (1) tempesta perfetta (1) teologia (1) terza fase (1) terzigno (1) terzo stato (1) tesaurizzazione (1) tortura (1) transgender (1) trappola della liquidità (1) trenitalia (1) trivelle (1) troll (1) uassiMario Monti (1) uberizzazione (1) ulivi (1) ultimatum (1) uscita da sinistra (1) vademecum (1) valute (1) vattimo (1) vertice di Roma (1) volkswagen (1) voucher (1) wahabismo (1) wahhabismo (1) web (1) yuan (1) zanotelli (1) zapaterismo (1)